Pepa
Cerutti
La combriccola della rossa
genere
Fantastico-Surreale
1
racconto da 8 fermate
Prefazione
di Davide Franzini
L'allarme
colesterolo è arrivato anche in metropolitana.
Era partito dalle riviste patinate; è poi rimbalzato, assordante,
per i palinsesti televisivi più sani e più belli
e infine è caduto anche qui, tra lo scorrere di gente e
vagoni della linea rossa. A portarcelo è l'eccellente cuoco
Teseo, nato dalla fantasia 'fantastico-surreale' di Pepa Cerutti.
Il nostro chef, raffinato e ribelle, è stato condannato
da un medico a una rigida dieta. D'ora in avanti potrà
preparare manicaretti solo per i clienti del ristorante "Tre
Moschettieri" e accontentarsi, per sé, di pollo e
insalatine. Teseo, un tempo felice 'creatore' e 'fruitore' d'alta
cucina, sembra così avviato a un triste stato di estraneazione:
produrre leccornie per gli altri senza poter accedere ai sapori
e alle fragranze del suo lavoro. Ma la metropolitana non è
una rivista patinata e tantomeno una trasmissione televisiva.
Nel suo scorrere, apparentemente sempre uguale, di gente e vagoni,
si possono aprire degli improvvisi varchi su mondi, o anche solo
luoghi, inimmaginabili. Forte di un nome mitologico, il cuoco
dei "Tre Moschettieri" trova nella quotidianità
della 'rossa' una importante, imprevista 'linea' di fuga.
Brava Pepa: molto gustoso.
-
Come
ha detto scusi? - Teseo fissava il medico come fosse un mangia-bambini
a tradimento.
- Ho detto che lei si deve mettere a dieta. Ferrea. Il suo colesterolo
è a un livello assurdo per la sua età. Deve smettere
di mangiare porcate. E smettere di bere. Completamente. Almeno
per i prossimi tre mesi. Deve mettersi a dieta.
Dieta. Che parola idiota.
Lui a dieta. Proprio lui. Che faceva il cuoco in uno dei ristoranti
migliori della città. Che non poteva stare più di
tre giorni senza ravioli zafferano e borragine. Senza foie gras.
Senza millefoglie alle fragole. Senza niente che non fosse godimento
per le narici e orgasmo per la lingua. Erano passate solo due
settimane dall'incontro col dottore, eppure Teseo aveva perso
tutta la sua verve, era di pessimo umore, gli sembrava di essere
a digiuno forzato da mesi.
Insalata. Bistecca. Pollo. Insalata. Bistecca. Pollo.
- Dio dio dio, acquosa insalata, maledetta bistecca, pollo bianchiccio,
vi odio vi odio siete l'incubo peggiore dei miei giorni - questo
rimuginava quella fredda mezzanotte uscito dal ristorante, mentre
si dirigeva a grandi passi verso la metropolitana dove lo aspettava
l'ultimo treno. Destinazione casa.
- Devo fottermene - si ripeteva scendendo le scale che portavano
alla banchina - non ci devo pensare, dopo tutto il cibo non è
l'unico piacere della vita.
"Treno per Sesto F. S. Attesa: sette minuti", diceva
il display là in alto.
Niente, non riusciva a levarsi dalla mente il capretto glassato
alle mandorle e cannella che aveva preparato quella sera. Che
supplizio cucinarlo e vederselo passare impietoso davanti agli
occhi senza neppure poterlo sfiorare. Gli sembrava ancora di sentirlo,
il profumo delle mandorle spolverate di cannella: proprio lì
sotto, un aroma di cannella forte. Persistente. Ma non c'entrava
più il capretto. Erano mele, cotte nella cannella: le annusava
nell'aria. Lì, ora, tutt'intorno sulla banchina della metro
direzione Sesto Effe Esse.
- Fermati - si disse - Fermati un attimo, questa storia della
dieta ti sta facendo impazzire, ti sta rovinando la vita: e piantala
un po' di pensare al cibo, pensa alle donne che è più
sano, alle cosce di Lisa, alla bocca di Elena
Cercò di fare tabula rasa nella sua testa e nel suo naso.
Niente da fare. L'odore di mele e cannella c'era eccome e lo rimbambiva.
Si guardò intorno. Sulla banchina solo lui. Lui, la linea
gialla, l'orologio, i cartelloni pubblicitari sui muri e in alto
il display a cristalli liquidi sul quale stava scritto: "oggi
strudel alla crema".
- Ti sei bevuto il cervello? - si disse - Rileggi bene quell'accidenti
di display:
"OGGI STRUDEL ALLA CREMA". Il display parlava forte
e chiaro. Il profumo anche.
Abbassò le palpebre e le riaprì di scatto:
"Treno per Sesto F.S. Attesa: un minuto e mezzo".
Il display era tornato a dire le cose di sempre. Altro che strudel.
Eppure l'odore di cannella era ancora forte nell'aria.
Era
un bel tipo Teseo, si piaceva lui, così robusto e non grasso,
con quella strana voglia di caffelatte sullo zigomo destro. Della
propria salute non si era mai preoccupato, fino a qualche tempo
fa non sapeva neppure cosa fossero i trigliceridi: e ora non era
solo il fisico a tradirlo e a invocare la dieta, ci si metteva
anche la mente a fare cilecca: la storia dello strudel alla crema
sul display della metro non lo aveva fatto dormire tutta la notte.
Così il giorno dopo al ristorante Teseo non aveva neppure
fatto il consueto giro tra i tavoli, nessuna parola scambiata
con i clienti. Le sue mani abili si erano mosse per conto loro
in cucina. I pensieri invece erano da tutt'altra parte: fermi,
là sotto sulla banchina.
Ma il tempo scorreva veloce ai "Tre Moschettieri" e
la mezzanotte, affidabile e precisa come al solito, non si era
fatta aspettare.
E anche quella sera sulla banchina direzione Sesto Effe Esse c'era
solo lui.
Si era fermato nello stesso punto del giorno prima, verso il fondo.
Aveva quasi paura di guardarlo il display: aveva il terrore di
leggerci quelle quattro parole cosi dolci eppure così deliranti.
Ma non le lesse. Niente strudel quella sera. Là sopra campeggiava
banale un bel "Treno per Sesto F.S. Attesa: due minuti ".
Tirò un sospiro di sollievo. Non era un pazzo deragliato.
Tutto era rientrato nei binari della normalità: la linea
gialla da non oltrepassare. Il display con i minuti da tenere
d'occhio. L'orologio rotondo là davanti. I cartelloni pubblicitari
che tappezzavano le pareti della stazione: eccola là sul
fondo, la pubblicità di una marca di biancheria intima.
Diceva: "Niente è indispensabile. O quasi." Nel
centro, la solita modella in mutande e reggiseno pizzuti adagiata
su un divano rosso, labbra lucide e sguardo pre-coitum; nella
parte sinistra del poster, in piedi, uno chef con tanto di cappello,
vestito di bianco.
- Bella gnocca - pensò Teseo distogliendo per un attimo
lo sguardo, le labbra increspate da un sorriso - gran bella gnocca,
chissà quel cuoco come se l'è cucinata per bene
e
Non finì neppure la frase che si girò di scatto,
lo sguardo di nuovo fisso sul cartellone: il cuoco. Lo chef di
fianco alla donna in mutande e reggiseno era scomparso.
No.
Non era possibile.
Fece roteare le pupille verso l'alto e controllò il display
. Tutto normale lassù:
"Treno per Sesto F. S. Attesa: un minuto".
Sessanta secondi. Aveva sessanta secondi per capire cosa stava
succedendo. Corse in direzione del cartellone pubblicitario sul
fondo. Niente di strano: tutto era al suo posto, chef escluso.
Eppure quell'uomo c'era, si ripeteva, e appoggiò le mani
sulla carta patinata del poster perché era tutto talmente
assurdo che un contatto fisico era indispensabile per ancorarlo
alla realtà: toccò la carta leggermente porosa ancora
e ancora, sfiorò i bordi degli slip di pizzo e poi la sua
mano si spostò sulla parte sinistra, dove aveva visto lo
chef. Fu allora che avvertì qualcosa con le dita, qualcosa
che sporgeva leggermente.
- Ultimo treno per Sesto Effe Esse - gracchiò proprio allora
l'altoparlante accompagnando il fischio sferragliante del treno.
In quel momento si accorse di non essere solo sulla banchina:
appena dietro di lui una vecchietta con gli occhi sporgenti e
un ombrello rosso sul braccio lo fissava a metà tra il
disgustato e il sorpreso: - Ecco, mi mancava solo di fare la figura
del maniaco eccitato da cosce e mutande di carta per completare
il bel quadretto.
Ma reagì come un bambino beccato col naso a mollo nella
nutella: corse di scatto in direzione del treno per imboccare
appena in tempo l'ultima porta dell'ultimo vagone. La porta si
chiuse dietro di lui con uno sbuffo tiepido. Teseo si voltò
verso la banchina, gli occhi appiccicati al vetro che scrutavano
verso il fondo: la vecchia con l'ombrello rosso non era salita,
stava là fuori immobile e continuava a fissarlo con sguardo
bovino.
-
Allora questo arrosto steccato porri e carciofi arriva o no? In
sala la gente dà segni di impazienza, non ti sei fatto
vedere nemmeno oggi
La sera seguente la titolare dei "Tre Moschettieri"
era entrata in cucina urlando con la furia di un vento freddo
su un mare già in tempesta: Teseo era di pessimo umore,
quella dieta lo stava massacrando. Così per tutta risposta
aveva preso a mani piene un carciofo farcito e l'aveva spappolato
sul muro. Le sue orecchie d'altra parte non erano programmate
per ascoltare la signora, niente contava per lui in quel momento
più delle lancette del suo orologio: mezzanotte era vicina.
Quella notte una luna bianca e perfetta squarciava il nero del
cielo ma Teseo non la vide neppure: scese i gradini della metro
tre alla volta, il giaccone scomposto, il battito cardiaco che
rimbombava nelle orecchie, l'adrenalina che ribolliva, vino frizzante
nelle vene.
Si bloccò quando giunse all'ultimo gradino e si guardò
intorno. Appoggiò i piedi sul pavimento di linoleum scuro:
lo fece piano, come per non disturbare. Uscì allo scoperto
sulla banchina, respiro affannoso e sensi in fermento: i suoi
occhi immortalavano ogni dettaglio da destra a sinistra e dal
basso all'alto dove il bravo display faceva il suo dovere segnalando
l'arrivo dell'ultimo convoglio: "Treno per Sesto F.S. Attesa:
tre minuti"; le sue orecchie registravano ogni più
piccolo suono; il suo naso sondava l'aria con sospetto; le sue
dita sfioravano uno dopo l'altro i cartelloni mentre le gambe
lo portavano inevitabilmente verso il poster della donna dalle
mutande pizzute.
Che non era più là.
Il poster era cambiato. Al suo posto il logo di un'agenzia turistica
campeggiava sfrontato con la facciata ben nota del Partenone a
fargli da sfondo.
Teseo si avvicinò al cartellone: allungò la mano
alla ricerca di quella sporgenza che gli sembrava aver sentito
la sera prima.
- Un po' più a sinistra, spinga con forza, ecchecavolo!
Si girò di scatto: davanti a lui la vecchietta con l'ombrellino
rosso della sera prima lo guardava con fare spazientito.
Teseo
spinse nel punto indicato dalla vecchia: silenziosamente, una
porta si aprì.
Si bloccò un attimo, il tempo di dare ancora un'occhiata
al display luminoso sulla banchina:" Sesto F.S. Attesa: un
minuto".
Oltrepassare quella porta probabilmente voleva dire perdere l'ultimo
treno e lui lo sapeva bene.
- Che fa, non entra? Si sbrighi su, che tra un po' arrivano gli
altri e ci fregano i posti migliori - la vecchia lo punzecchiava
da dietro con l'ombrello, aveva fretta lei.
E in quel momento la curiosità, che in genere è
femmina, ebbe la meglio.
Attraversarono un corridoio stretto e scuro, illuminato da luci
fioche sui muri, scesero scale e ne salirono altre.
Man mano che si addentravano nei cunicoli Teseo percepiva profumi
precisi: carne cotta nel vino, salsa di zenzero, succo di mirtilli...
Gli sembrava di impazzire.
All'improvviso ecco una luce sul fondo. Era arrivato.
Davanti a lui una sala immensa, dai muri rosso scuro illuminati
da file e file di candele che lasciavano intravedere un soffitto
altissimo. Nella sala, tavoli di tutte le forme e colori apparecchiati
ognuno con bicchieri e piatti diversi. Alcuni tavoli avevano sedie
di legno, altri sgabelli di plastica, altri poltrone di pelle:
nessuno era uguale all'altro. Ogni tavolo era contraddistinto
da un nome che riprendeva quelli delle fermate della Linea Uno:
eccolo lì il Cadorna, tutto in plastica verde e rossa,
poco più avanti c'era il Cordusio in marmo grigio, a sinistra
il San Babila con uno zampillo nel mezzo. Un po'defilato ed elegante
il Conciliazione.
Sul fondo, per tutta la larghezza della sala, dominava imponente
e sfacciata la cucina: una motrice rossa della Linea Uno dal cui
tetto uscivano fumi bianchi che si diffondevano sottili nell'aria.
Là dentro, uno chef immacolato che ricordava parecchio
quello visto vicino al poster sulla banchina il giorno prima,
dominava la scena come un capitano di lungo corso, suggerendo
al personale dietro ai fornelli le strategie di una cucina creata
a tempo di musica: ognuno nella motrice mescolava, tagliava e
impastava al suono delle note che fluttuavano continue nell'aria.
- Beh, che fa lì imbambolato, non si siede? Su, si dia
una mossa, bello, che se no qua ci soffiano il posto
-
la vecchia insisteva, aveva un modo di parlare che non andava
granché a braccetto con i suoi anni e questo a Teseo faceva
venire un po'da ridere.
- Chi ci soffia il posto scusi?
- Gli altri invitati no? Non crederà di essere l'unico
qui a "La Rossa" vero? Ecco bravo si sieda, si rilassi
- la vecchia socchiuse gli occhi, appoggiò l'ombrello rosso
allo schienale della sedia e si accese una grossa pipa - ah che
goduria, il Palestro è il mio tavolo preferito con tutti
questi alberelli in centro. Una botta di fortuna trovarlo libero,
non c'è che dire
- Sì ma
- Niente ma
guardi, si guardi intorno, vede che avevo ragione?
Stasera c'è il tutto esaurito qua, caro mio. E io ho una
fame che, se non mangio subito, schiatto.
Dalla sua bocca uscì una palla densa di fumo che assomigliava
tanto a un bignè.
La sala si era riempita davvero: c'erano uomini e donne di tutte
le età.
L'atmosfera tutt'intorno era elettrica e irresistibile: la motrice-cucina
lucida e calda, il rosso scuro dei muri, il profumo stordente
delle spezie nell'aria, la gente così chiassosa ed euforica
e la musica che faceva da contorno alle portate
eccole,
eccole finalmente:
Tortino
tiepido di verdure e noci con schiaccianoci di Tchaikovsky
Linguine pomodoro, acciughe e capperi in olio piccante con sottofondo
di Bregovich
Filetto al vino bianco e finferli, con Spazio dei Delta V
Sorbetto al mirtillo con le note morbide dei Massive Attack
Gamberoni burro bruciato e zenzero con bisbigli del Buddha Bar
Delirio al cioccolato fondente con crema inglese e il soffio leggero
di Unconfortably Numb dei Pink Floyd.
Teseo
godeva come non gli succedeva da tempo: era un benessere pieno
e totale che partiva dagli occhi, gli titillava le orecchie e
saliva su verso le narici stordite per poi sfiorare le labbra
inesorabile e cadere nella trappola della bocca dove i denti e
la lingua recitavano l'ultimo atto.
- Ma chi siete? Dove sono?
- Sei alla Rossa, pirla, non vedi? - la vecchietta lo guardava
tra il serio e il divertito, in una mano teneva la forchetta,
nell'altra la pipa.
- Sì ma
loro, queste persone, chi diavolo sono, chi
siete?-
- Come chi siamo? I C.U.M. no? I Custodi dell'Umore dei Milanesi.
Abbiamo una bella responsabilità che ti credi? Con questa
reputazione di gente freddina che ci siamo fatti affibbiare
qualcuno dovrà pur scaldare l'atmosfera su in città
no?
- Ma veramente
- Zitto e ascolta. Lo vedi quello là in fondo? Quell'uomo
con la barba e quella voglia di fragola sul collo? Ecco lui è
il più bravo suonatore ambulante della città: nessuno
suona il violino come lui, ti fa venire la voglia di sorridere
il lunedì mattina quando senti la sua musica mentre corri
allucinato per i corridoi della metro cercando di recuperare inutilmente
i minuti perduti. Sai che casino per tutti se perdesse l'entusiasmo,
se la sua musica si afflosciasse come un soufflé mal riuscito?
- E quella donna giovane laggiù chi è?
- Quella con la voglia a forma di cuore tra le due sopracciglia?...
lei è la maestra più fuori di testa della città:
ai bambini con lei viene la voglia di imparare e se la godono
che è un piacere, da grandi non la dimenticheranno mica
facilmente. Sai che lezioni insipide se venissero a mancare le
sue battute?
- E quel signore grasso là in fondo ?
- Quello con la voglia di cioccolato sulla mano? E' il tassista
migliore che tu possa trovare in città: tu sali sulla sua
Punto bianca e stai pur tranquillo che, con le sue parole nelle
orecchie, ai tuoi occhi verrà la voglia di ridere. Se si
innervosisse lui sai che ripercussioni sul traffico cittadino?
- E io che ci faccio qui?
- Tu, giovane rincoglionito
tu sei il cuoco più amato
di Milano, quello che cucina perché gli piace farlo, che
passa tra i tavoli con un sorriso, il tuo inconfondibile sorriso
che farcisce la tua quiche al salmone, esalta il tuo foie gras,
dà il tocco finale al tuo parfait al cioccolato e fa venire
la voglia di godersi la vita.
Teseo fissava la vecchietta basito.
La festa andò avanti per ore e alla fine il suono memorabile
e puro di un violino tagliò l'aria come una spada affilata
e sottile. La Rossa iniziò a svuotarsi come spesso capita
nei locali a una certa ora.
Anche Teseo se ne andò, rifece il percorso al contrario,
la vecchietta camminava dietro di lui con la pipa marrone ancora
accesa.
Arrivato alla porta l'aprì e si ritrovò sulla banchina
di Cordusio.
Si voltò: alle sue spalle nessuna traccia della vecchia
signora. Che fosse rimasta chiusa dentro? Riprovò ad aprire
la porta premendo la parete del poster: ma quale accidenti di
porta
Non c'era più traccia di alcuna sporgenza o
fessura.
Guardò in alto davanti a sé: vide il display e la
sua bocca sorrise:
" Treno per Sesto F. S. Attesa un minuto". Era l'ultimo.
Non era il caso di perderlo.
Pepa
Cerutti
E' nata a Milano il 31/10/69
Vivo
a Milano da sempre. Liceo classico, laureata in scienze politiche
con una tesi in psicologia sociale sull'uso in pubblicità
dell'ansia e della paura come stimoli di persuasione, ho lavorato
per sette anni in agenzie pubblicitarie internazionali.
Nei primi mesi del 2001 ho iniziato a lavorare nel settore comunicazione
di un' azienda energetica . Dal marzo 2002 collaboro allo sviluppo
di contenuti per il sito "Turisti per caso": idee per
rubriche, interviste, racconti di viaggio e no.
Non sono sportiva, sono pigra, mi piace mangiare bene, anzi la
mia è una passione, che mi porta in giro per la mia città
e ovunque mi capiti alla ricerca di luoghi vecchi e nuovi dove
poter godere e approfittare fino in fondo delle gioie della tavola.
Subway,
I Juke-box letterari
Organizzato e promosso dal Settore Giovani del Comune di Milano,
in collaborazione con l'Associazione Laboratorio E-20, con la
partnership di ATM S.p.A. e LIMONTA SPORT S.p.A.
Curatori:
Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
La
combriccola della rossa
© Pepa Cerutti 2003
© Subway Letteratura. Cumune di Milano, Settore Giovani
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