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Angelo Formica
Incontri brevi

genere Racconti d'osservazione, forse

3 racconti da (2+3+4) 9 fermate

Prefazione
di Franz Krauspenhaar

Tre squarci sulla metropoli tracciati in questo "Incontri brevi" come in un "corto" a episodi. In "Apparizione, sparizione", un vecchio incontrato sul filobus racconta di come la gente - negli ospedali, al circolo, praticamente dappertutto- appare e poi, d'improvviso, sparisce. E anche il vecchio, alla sua fermata prenotata, non fa eccezione. In "Volevo andare in viaggio" un barbiere, tra una sforbiciata e l'altra, racconta a un amico-cliente le sue squallide pene d'amore. In "Niente di più di quello che ho in tasca" il protagonista vende vecchi libri, macchina fotografica, stereo ecc. per racimolare i soldi per l'affitto arretrato, e si rende conto - proprio a sue spese - che un oggetto usato, per quanto di marca e benfunzionante sia, non vale quasi più nulla, è come morto, senza diritto di cittadinanza nel mondo cinico e baro degli oggetti di consumo, consumati e soprattutto da consumare. Formica scava senza pietà con una pala di bella prosa asciutta: sottolinea ciò che in teoria è evidente ma che noi, cittadini della fretta e della furia, non vediamo più; racconta tre storie di ordinaria follia, talmente ordinaria che per il metropolitano di lungo corso questa follia è da troppo tempo il pane quotidiano masticato senza avvertirne il sapore. Certo, non c'è solo squallore nudo e crudo, qui: Formica traccia i suoi sketches con gusto amaro del paradosso e felpata crudezza ma senza compiacersene; è come se ci prendesse gentilmente per il bavero e ci dicesse con tono non autoritario ma fermo : " guarda un po' cosa c'è qui, con attenzione!". Ecco quello che a mio parere fa Formica con questi tre squarci rivelatori su di un pezzo di orizzonte metropolitano: come un Bukowski forse astemio che si lascia andare soltanto all'osservazione degli altri, meno concentrato su sé stesso, rarefatto, persino misurato, milanese, ma quasi egualmente sarcastico, duro e -sotto sotto- puro. Uno che ci piazza davanti agli occhi una lente d'ingrandimento per nulla deformante, facendoci vedere con virtuosistica semplicità ciò che la distrazione, compare d'anello dell'indifferenza, nasconde. Senza farci la morale, senza infami e senza, allo stesso modo, lodati.

Apparizione, sparizione

Milano, 13.40. Mi trovo nei pressi di via Moscova ad aspettare che la 94 mi riporti in ufficio. Un signore zoppicante da una gamba e munito di bastone mi chiede aiuto per salire sull'autobus. Gli porgo il braccio, lui si zavorra e si lascia trascinare fino al posto RISERVATO A INVALIDI E MUTILATI DI GUERRA. Ringrazia e mi invita a sedere di fronte a lui.
Ha qualcosa che mi ricorda Carmelo Bene. Quando parla, uno spasmo dei muscoli facciali si diffonde fluttuante a partire dalle labbra fino all'attaccatura dei capelli, come un sasso in uno stagno. Mi dice che è invalido da più di venti anni. Da quando sulla Milano - Venezia un autobotte lo ha schiacciato dentro la sua 131 familiare. In quell'occasione la moglie, donna a modo, conobbe la fede e la speranza di un prete che vedendo le condizioni del marito propose l'estrema unzione. Deve prima passare sul mio corpo! rispose la moglie. Fu curato, assistito, e oggi è qui a raccontarsi:
- Ero in camera con gente in condizioni peggiori delle mie. Ricevevamo le visite dei parenti di ognuno e quelle degli infermieri, che venivano a leggere le cartelle cliniche come si fa con i quotidiani al tavolino di un bar. Ogni tanto apparivano nuovi pazienti, stavano qualche giorno, poi sparivano dalla sera alla mattina. Chiedevo agli infermieri che fine avessero fatto ma non mi sapevano dare mai una risposta.

Sa, io gioco a bridge, frequento un circolo, tanto non ho niente da fare. Incontro gli amici al circolo, e fra una chiacchiera e l'altra il tempo passa, ci giochiamo qualche lira ma poco, due tre euro per passare il pomeriggio. Un po' di tempo fa c'erano due giocatori di scacchi che frequentavano il circolo. Li vedevo sedersi alla scacchiera e giocare per tutto il tempo. Poi un giorno non li ho più rivisti. E' un po' di tempo che non vengono più. Boh? La gente sparisce e non se ne sa più niente.-

L'autobus corre lungo la cerchia dei navigli: un anello d'asfalto ha sostituito il corso d'acqua artificiale che un tempo sembrava tenere a galla il centro della città. Mi trovo già nei pressi dell'ufficio. Quindi saluto il signore anziano, che mi è apparso alla fermata di un bus ed è scomparso nel traffico di questa città. FERMATA PRENOTATA

 

Volevo andare in viaggio

- Barba?
- Sì.
- Le basette le togliamo?
- Le sfoltiamo un po', ma non a punta.

In vetrina, i poster di acconciature maschili anni settanta limitano la vista sulla circonvallazione del 29 e del 30. E una vecchia radiolina, sintonizzata su una stazione commerciale, sconta il ritmo del pettine e delle forbici. Oggi il barbiere di Coni Zugna è in camicia frescolino verde acqua, baffo e pelata. L'amico, seduto ad aspettare il suo turno, indossa una parure d'oro (anello, catena e crocifisso), e un pantalone nero, con la riga, raccolto sopra le ginocchia a mostrare il calzino. Il barbiere si rivolge all'amico riflesso nello specchio:
- La seconda non mangia niente. La porto fuori, in pizzeria, e mezza della sua pizza me la fa mangiare a me. L'altra volta siamo usciti a cena con una sua amica che alla fine ha pagato pure. Volevo offrire io ma non ha voluto. Tutti i soldi che ho speso con la prima, li ho recuperati con questa.
La prima sì che mangiava: antipasto, primo, secondo. Gli piaceva.
Questa invece. Ogni tanto si fa sentire, scopiamo e scompare. Poi mi telefona e mi dice che senza di me non riesce a stare.
La prima mi faceva rincoglionire, facevo tutto quello che voleva. Non so quello che m'ha fatto.
Con queste che facciamo?, mi dice.
- Le accorciamo un po', ma non a punta. Questi li tagliamo con la forbicina, ma solo i peli più grossi, gli rispondo io con la mia solita mania delle basette.
- Eh ma stasera vado a ballare a Melzo, dice il barbiere all'amico. Tu ci sei andato a Melzo? Ne ho visto una. Stasera la vado a conoscere. E tu ci vieni a Melzo con tua moglie?
- No, risponde l'amico. Io a ballare vado solo. Non mi piace andare in compagnia. Io a ballare devo andarci solo.
Riprende il barbiere: Alla prima gli piaceva ballare. A questa invece no. Ogni tanto scompare. Poi mi telefona e piangendo mi dice che gli manco. Trombiamo e basta.
Intanto alla radio danno Il triangolo no di Renato Zero.
- Dopobarba?, crema? - il barbiere fa una pausa, poi mi ripete - Crema?, dopobarba?
- Crema, gli dico.
- E in vacanza dove vai?, gli domanda l'amico, disinteressato.
- Dovevo andare in viaggio con la prima, poi è saltato tutto.
La seconda mi chiede sempre: <<Mi porti in Sicilia? Mi porti in Sicilia?>>
Poi c'è una mia nuova amica. Io gli ho detto: <<Vedi che a casa dei miei, in Sicilia, dobbiamo dormire assieme.>>
E che faccio?, prima vado con l'amica e credono che è la mia fidanzata. Poi, dopo venti giorni vado con la seconda, e in paese tutti accuminciano. I miei parenti. Adesso vediamo.

Squilla il telefono. Il barbiere porta la mano con le forbici e il pettine dietro il fondo schiena. Con l'altra alza la cornetta.
- Pronto? Cià. Vieni a ballare stasera?
Forse viene anche mio cognato con mia sorella.
A Melzo.
Qui ne ho ancora per un'oretta, un'oretta e mezza.
Ti passo a prendere verso le nove. Cià.

L'amico si è appena seduto davanti allo specchio. Io con il palmo della mano mi liscio il viso. Quant'è che le devo?, domando al barbiere.
- 7 euro, mi dice, e ammette: Non lo so quello che m'ha fatto. Mi sento uno scimunito. Manco un bambino. La prima. Mi sono fatto fregare e non ci capisco più niente. Cià.

 

Niente di più di quello che ho in tasca

- 8 Euro? Non è nemmeno il 20 per cento!
- 1 Euro a tascabile. Faccia come vuole, d'altronde.
- No grazie.
No, dico: Pennac, Marquez, Auster, Flaiano. Mica dizionari del rebus o ricettari per dolci senza uova.1 Euro l'uno!? Ignoranti!
Ho due affitti arretrati, luce, gas e telefono da pagare. E un debito da saldare a un brutto ceffo, la prossima settimana.

Ho dissanguato la mia libreria da IL LIBRACCIO. Parole nuove e usate. Che poi, in fin dei conti, sono sempre le stesse: ho bisogno di soldi. Dopo i libri che ho in borsa mi rimangono da vendere La teoria della classe agiata di Veblen,Teoria e tecnica delle relazioni pubbliche di Roggero, e un opuscolo sul Vegetarianesimo. E mi domando: ma chi cazzo li comprerà mai?, la gente legge Harry Potter. E la capisco pure. Con la crisi che galoppa ad ogni angolo della strada, ci si rifugia nelle favole. Piene di tesori e monete d'oro.

Non ho più un CD in casa. Li ho dati tutti in conto vendita. Oltre ad aver già venduto la reflex, lo stereo e la chitarra a quelli di CASH CONVERTERS. Un modo migliore per vendere. Un grande posto dove acquistare. Totale: 80 Euro.
- Noi compriamo a 1/4 e rivendiamo alla metà del valore della merce, mi dice l'addetto alle compravendite.
- Meglio di niente, gli dico. Senta, ho anche un monopattino,un proiettore 8mm, e un lettore cd portatile AIWA.
- L'AIWA può andare bene. Ce l'ha l'anti-shock?
- No. Non ce l'ha.
- Allora niente. Ecco un buono sconto del 10 per cento spendibile entro sei mesi. Glielo faccio come favore personale. Sa, i miei sono delle sue parti. Grazie per aver scelto Cash Converters e arrivederci.

Decido di fare due passi per andare a prendere il tram in piazza della Repubblica. Intanto, non riesco a capacitarmi. Com'è che a rivendere oggetti usati non ci si guadagna un cazzo? Da nuovi sono tutti oggetti di marca. Con i loro mondi di riferimento, tutti popolati da uomini belli e soddisfatti. Poi a rivendere gli stessi oggetti, sembrano diventati di una marca scadente. Con un mondo di riferimento che è il mio, pieno di scontrini e bollette. E c'è poco da ridere. Chi vorrebbe far parte del mio di mondo? E di quello di Luca? E Monica? Fabio? Giovanna? Oh no, io no di certo. Ho già i miei di problemi. Tipo una Yaschica costatami 200 Euro, che mi dicono ne valga appena 70.

Lungo il marciapiede c'è un negozio di elettrodomestici e hi-fi con le vetrine interamente occupate da schermi piatti. Tutti trasmettono REPLY, un magazine sportivo che seleziona le scene più emozionanti dalle varie discipline sportive. La puntata di oggi è sul motociclismo. Un loop di impennate e cadute in corsa, con i piloti - gente che ha imparato a cadere e rialzarsi senza un graffio - che sembrano divertirsi un casino. Ogni tanto, qualche pilota finisce addosso alle telecamere posizionate in curva. Me ne sto lì, impalato, fino ai titoli di coda.
Poi proseguo, a testa bassa. Ed anche se le cose non vanno, per solidarietà compro Terre di Mezzo di questo mese. Un giornale di strada venduto a 2 euro e 10. FUGA DAL CONSUMISMO, recita un titolo in prima pagina, Il 29 novembre si celebra nelle città italiane la "Giornata del non acquisto". Per un giorno, liberate il vostro tempo dagli acquisti e venite in strada con noi. In fondo alla pagina è espressamente indicato che 0,95 euro netti del prezzo di copertina di questo giornale restano al venditore.
Il giorno dopo, il 30, è la Giornata nazionale della colletta alimentare. All'uscita dai supermercati trovi dei volontari che ti chiedono la spesa in beneficenza, e questo dopo la giornata del non acquisto. Un sorriso mi fa salire l'amaro in bocca. Ho bisogno di un caffè.
Entro in un bar, ordino e mentre sciolgo lo zucchero nella tazzina, leggo un trafiletto da una copia del Corriere ripiegato su un tavolino.
MADONNA AL BAR SENZA SOLDI E CHIEDE UN PRESTITO AI CLIENTI - La star milionaria Madonna, uscita senza contanti, ha chiesto a due ragazze sedute in un bar di Londra di prestarle una sterlina per comprare una fetta di torta al figlio Rocco. L'episodio è avvenuto domenica scorsa. Madonna, in compagnia del marito, si è rivolta alle due ragazze: <<Sembrate delle persone gentili. Posso chiedervi in prestito dei soldi? Abbiamo dimenticato i nostri portafogli>>. Mando giù il caffé e pago. Uscendo, mi accorgo che lo scampanellio della porta del bar assomiglia a quello dell'apertura della cassa.
Cos'altro posso vendere? Cos'altro possiedo di desiderabile? mi domando guardandomi intorno. Più in là, oltre la strada, vedo un uomo venirmi incontro. Ha un passo svelto. Anzi, vedo che aumenta l'andatura. Arrivato quasi di fronte a me, si blocca sulla punta dei piedi, fa un passo indietro e scruta il marciapiede. Poi si china e raccoglie una scheda telefonica. Lo incrocio, lasciandomelo alle spalle, con lui che ha gli occhi ancora sulla scheda.
Il mio tram si riflette lungo la vetrina di un negozio di cucine Dada. Striscia su quei vetri puliti come un enorme verme arancione. Mi ha appena superato la coda dell'occhio. Faccio un calcolo veloce per capire se riuscirò a incrociarlo. Mi domando fino a che punto dovrò arrivare per non perdere il tram. Inizio a corrergli dietro senza neanche comprare il biglietto. Sarei pronto a tutto, anche a morire in questo momento. Purchè entro la prossima settimana la mia anima si reincarni con in tasca una banconota da 500 Euro.


Angelo Formica
E' nato a Milazzo il 08/07/1975

Subway, I Juke-box letterari
Organizzato e promosso dal Settore Giovani del Comune di Milano,
in collaborazione con l'Associazione Laboratorio E-20, con la partnership di ATM S.p.A. e LIMONTA SPORT S.p.A.

Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino

Incontri brevi
© Angelo Formica 2003
© Subway Letteratura. Cumune di Milano, Settore Giovani

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