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Andrea Cisi
Che efficienza!

genere Surreale interinale

1 racconto da 9 fermate

Prefazione
di Raul Montanari

Non credo che esista una categoria letteraria meno descrivibile del comico. Letteraria? Molto di più: la comicità sta dentro le nostre vite di ogni giorno e dentro ogni sorta di fiction: letteratura, cinema, televisione, fumetto... Quando muore un grande comico, lo salutiamo grati di averci fatti ridere, di averci parlato di noi (se non fosse stato così, non avremmo riso!) compiendo uno strano salto mortale: il comico è partito dal suo opposto, dall'intuizione della tragicità della condizione umana, e l'ha rovesciata in umorismo, ha convertito le lacrime in riso.
Ora, è difficile immaginare una situazione più tragica e più diffusa, di più drammatica rilevanza sociale, di quella che Andrea Cisi adotta come motore narrativo di questo racconto: la storia di un ragazzo che cerca disperatamente lavoro a Milano, rispondendo alle segnalazioni di un'agenzia di collocamento. Eppure, per semplice virtù di scrittura, questa condizione emblematica del ben noto "disagio giovanile" si trasforma in una macchina implacabile di erogazione comica, in un risatificio irresistibile.
I fallimenti del protagonista si susseguono: un famoso spedizioniere lo tiene per tre settimane, adibendolo agli sfacchinamenti più infami dopo averlo preso per "inserire dati nel computer", e di qui a seguire è una processione di colloqui in cui il Nostro viene scartato per i motivi più incongrui, dopo essersi misurato con selezionatori del personale che valgono una vera antologia della bizzarria, dell'arroganza, della cialtroneria. Il racconto si snoda e rotola verso un finale grottesco, con il ritmo sgangherato di una marcia nell'assurdo, e non c'è un solo punto in cui il lettore non possa scorgere la stanchezza e l'indignazione attraverso il velo di un'ironia scanzonata, elegante, affilatissima.

Sono una persona mediamente equilibrata.
Ho la patente ma giro in bici, una famiglia normale i cui cardini si vogliono ancora bene con trasporto, un cane di nome Buck famoso nel territorio padano per essere un prototipo canino acquatico e un paio di amici sicuri.
C'è solo una cosa che esula dal mio equilibrio, un aspetto confuso della mia permanenza su questo pianeta. Il lavoro.
Un bel giorno mi sono accorto che non avevo lavoro. Ne cercai uno fisso.
Dapprima uscii indenne da Burger's Planet. Poi trovai l'interinale.
E la gustosissima Signorina 'WorkPoint Buonasera'.

Gruppo SPLITS TRANSPORT experience

Non so, mi vien da pensare che sul luogo di lavoro la gente non abbia più la pazienza di insegnarti le cose, di aspettare che tu capisca, di aspettare che impari. Diavolo, dovreste vederlo dal mio sguardo riflessivo che io son uno che gli dici una volta le cose e la seconda non c'è più bisogno. Dovrebbe essere perfettamente chiaro dalla mia andatura dinoccolata che la schiena è stretta ma le gambe son robuste, gambe d'atleta.
Invece se vai a far certi lavori, non importa se li fai, l'importante è se hai la schiena larga. Altrimenti non si fidano.
Ogni giorno mi pesavano, prima di pesare i pacchi.
Il mitico gruppo Splits effettua consegne, spedizioni, pacchi e contropacchi, buste leggere e microcolli dal peso impensabile. L'altro ieri ho tirato giù 320 scatolette di 10x10x10 centimetri, un cubetto di cartone bianco scotch marrone semitrasparente, contenuto rondelle d'acciaio di Chrom S.p.a., peso stimato 36 chili l'una, è un caso che la schiena non si è spezzata io credo.
"Dài che le sistemiamo sul bancalino!" mi ha detto il camionista terrone. Le ho sistemate tutte io, lui fumava la sigaretta, Gennaro si chiama, lo capisco, avrà sessant'anni.
Devo lavorare in questo magazzino del fantastico gruppo Splits per sole tre settimane sotto Natale, il lavoro interinale ha il pregio di non farti sentire la corda troppo stretta. "Occorre un ragazzo che inserisca dei dati!" Lavoro d'ufficio! ha gongolato al telefono la mia onestissima procacciatrice che lavora in WorkPoint.
"Op-plà! - ho risposto - al volo!"
Beh, inserire inserisco, solo non dati nel computer, scatole dell'acciaieria Chrom S.p.a. da 36 chili l'una nelle gabbie. Alla domanda della splendida in agenzia WorkPoint per l'iscrizione in lista da loro "Daniele, c'è qualcosa che non vorresti proprio fare?" io ci ho pensato su un po' per far capire che son pronto al sacrificio, che il lavoro anche fisico non è che mi spaventi, poi ho detto tutto bello francamente:"Beh, diciamo il facchino!"
Infatti adesso faccio il facchino otto ore al giorno, pausa di tre ore in mezzo perché i furgoni con la fantomatica insegna 'Splits' si caricano al mattino presto e si scaricano alla sera tardi. Almeno dopo pranzo riesco a pisolare.
Non è male, nell'insieme, non mi lamento, torno a casa appena appena distruttino ma l'ambiente è tranquillo, non mi rompe i coglioni nessuno in particolare.
Tranne Emiliano.

Il primo furgone che m'è toccato di riempire il primo giorno è stato il suo. Funziona così: arriva il camione bello pieno dal dislocamento di Piacenza la mattina presto, gli spedizionieri sembrano centometristi USA ai blocchi, sono tesi come allarmi. Si scaricano le gabbie, si spartisce il materiale, ogni furgonista inizia a tirar pacchetti verso il proprio furgone. Emiliano li tirava a me. Il primo pacchetto che m'ha tirato al volo era di quelli 10x10x10, da 36 chili. Il secondo anche. Il terzo e il quarto pure. Il quinto era identico, solo non era Chrom S.p.a. ma Blu Joy Gioiellerie, non pesava 36 chili ma 20 grammi. Nel lanciarlo ha simulato fatica, la iena. Io ero pronto alla tolla di acciaio, mi sono sbilanciato, mi è caduto.
"Eh ma che mani hai, cosa facevi prima, il farmacista?" mi ha detto Emiliano ridendo grasso. "Poi hai anche gli occhiali, da farmacista," ha aggiunto, "con la bocca da papero".
Da allora mi chiama 'Farmacista'. Solo lui però. Alex mi chiama 'Stronzo'. Diego 'maiale interinale'. Marco il selezionatore mi chiama 'Bubbolino'. Luca il capo filiale non mi chiama, dice 'Vieni qua Tu'. Gallo mi chiama 'Gallo', come lui. Il maturo Ennio mi chiama 'Regasìin', che vuol dire giovanotto.
Si vede che ognuno vede in me qualcosa di diverso. Mi sa che sono un po' estrosi, questi della Splits.
Da piccolo, non ricordo se tutti i giorni o solamente il sabato, guardavo in Tv il programma dei Banana Splits. C'erano questi pupazzoni strampalati che venivan giù a razzo dallo scivolo e si correvano dietro e giravano in macchinina nello studio. Mettevano su i cartoni animati belli. Così io mi aspettavo di trovarci Bingo e Swingo in questo covo di spedizionieri, tutt'al più Drooper, invece c'è questa banda di piccoli estrosi, non credevo davvero.
L'unica presenza femminile del magazzinone Splits è la dolce Susy, la segretaria, l'unica che mi sorride e mi chiama per nome giusto, è così onesta e posata che son sicuro se gliela batto per trent'anni di fila non me la dà.

Invece uno che proprio non mi guarda mai è l'uligano skin head che fa i trasporti esteri, lui proprio è una roba. Entra la mattina col suo bomber verde coi buchi delle sbaiòle di giunto, cammina come robocop e chiama tutti 'Mister'. Fa piuttosto paura, direi. Poi ti guarda storto mica male, incrocia gli occhi che sembra faccia l'uncinetto con le pupille, mi sa che ha qualche problema di vista. Una volta mi ha detto: "Tu, Mister! Qui da me!", e io "Op-plà, eccomi qua." E lui: "Tu, Mister! Aiutami a caricare il camion!", e io: "Sì, Mister!"
Mi ha guardato male.
Non l'ha mica capita che scherzavo, mi ha guardato storto, mi faceva l'uncinetto addosso con gli occhi.

Eravamo in tre, quando ho fatto il colloquio. L'incaricato degli estrosi della Splits era Marco, quello che mi chiama Bubbolino. Ero vestito bene, io, pantaloni e maglione a collo alto, credevo che per 'inserire dati nel computer' ci volesse un certo grado di apparente eleganza. Gli altri due erano uno un cantante ska, vestito da cantante ska-punk, quindi percettibilmente incoerente, l'altro un bollito senza freni che il sabato sera ama ubriacarsi nei locali cremonesi e diventare tutto bello inguardabile e fastidioso, a suo modo un personaggio. Ci si conosce tutti, in città.
Marco il colloquiante è grossissimo, ha la faccia di uno che da piccolo gli han detto presto che Babbo Natale non esiste. Forse è allora, posso intuire io verso i nove dieci anni, che Marco ha deciso di diventare buttafuori di uno dei locali più gettonati del borgo. Il destino ha fatto poi il resto, facendo incontrare due volte significative Marco e il bollito nella loro vita. La prima dentro quella Disco quando il bollito era oltre il limite di tollerabilità e a lui è toccata l'ingrata sorte di sedarlo a pappine. La seconda qui al colloquio. Il cantante ska invece ha suonato musica ska in quel locale un giovedì sera alternativo con la sua band, un concorso per giovani band ska e skapunk e skapop e skarock e ska-skadance. Marco è grosso ma sofisticato. Adora Mozart.
Hanno preso me.
L'unica domanda che mi ha fatto è stata: "Milan o Inter?"

Adesso che mancano pochi giorni alla fine delle tre settimane io devo dire che mi son fatto un discreto mazzo, però mi son trovato bene. Marco dice che ha fatto la scelta giusta quel giorno, che lo ska non gli piace e che se prende a sberle uno il sabato sera non è che poi se la sente di trattarlo invece bene sul luogo di lavoro.
"Giusto Bubbolino?" minaccia.
"Più che giusto!" m'affretto io.

TOMBOLONE experience

La dolcissima ed efficientissima signorina WorkPoint Buonasera mi ha scaraventato giù dal letto alle 8.00 in punto. "Occasionissima!" ha urlato nell'apparecchio. "Apertura sala Tombolone in via Anguissola, pieno centro!" ha gridato eccitata. "Colloquio tra un'ora al Cascinetto di via Postumia!" si è infervorata caldissima. "Ok!" ho gridato io di rimando a tutta questa emotività goduriosa, poi ho sbattuto giù, mezzo confuso dal sonno e mezzo ingrufato dalla sua voce. Sistemato il pestello nel pigiamone tuta, son corso a fare colazione.

Arrivo al Cascinetto bello incerto su ciò che mi toccherà inventarmi per esser preso. Di solito riesco ad inventarmi interessi che completano il curriculum e mi rendono curioso agli occhi degli esaminatori. Proverò con l'astrologia, stavolta.
I tizi che fanno i colloqui son due, uno giovane, uno meno. Tutti e due hanno i capelli bianchi. Siamo in venti, diciotto son ragazze, chissà perché. Tocca a me. Mi capita quello meno giovane, tipica faccia da conduttore televendite di Italia1.
"Noi cerchiamo figure adatte alla gestione socievole e dinamica della sala. Quindi soggetti rapidi e svegli. Addetti alle casse, addetti alle cartelle, baristi, camerieri, dissuasori e quant'altro."
"Dissuasori?"
"Beh, sì, certo. Gente che faccia di tutto perché il cliente non levi il culo dalla sua sedia."
"Ah."
"Sì, certo. Il nostro scopo è fare in modo che chi entra in sala e riesce ad ottenere il posto a sedere, ci resti finché gli passa la voglia di tornare a perdere tutto. Ma tanto tornano, tornano sempre!"
"M'intriga, il ruolo."
"Lo credo, il 'dissuasore' è la funzione più espressiva che abbiamo a disposizione."
"Io amo 'esprimermi.'"
"Si certo. Bene, ne terremo conto. Vedo anche che ha lavorato per Burger's Planet, che ruolo aveva?"
"Facevo panini."
"Già… uhm… ed esperienza di vendita, ne ha?"
"Vendevo i panini che facevo da Burger's Planet."
"Già, bene… bene bene, sì certo, le faremo sapere."
Mi sa che ero partito discretamente, poi qualcosa non ha funzionato. Quando ho visto che fissava l'ultima riga del curriculum come sperasse ci fosse altro, ho estratto il mio amore per l'Astrologia. Soprattutto i miei studi su Orione e sulla costellazione delle '7 Stelle di Hokuto'. Non so se servirà, però. Certo che se penso a mia mamma che entra con le mie zie al Tombolone, e a me che devo 'dissuaderle' dall'andarsene per farle perdere ancora, mi vien voglia di rinunciare anche se mi chiamano.

CHINEESE experience

Riiing! Riiing!
"Sì signorina WorkPoint Buonasera, avrei più o meno bisogno, in questo periodo. Come? Ah, addirittura due! Beh, ma lei è un mostro di efficienza, e di cosa si tratterebbe? Non può dirmelo? Devo accettare di fare il colloquio ma lei non può dirmelo? Le sembra normale? Non si arrabbi, mi diventa meno carina anche se non posso vederla in questo momento. Un mese in acciaieria? E' la Chrom S.p.a.? Dai che se vuole me lo dice, è la Crh… vabbeh, se non può non può. Part-time? Ufficio? E' sicura? No perché l'ultima volta dovevo inserire dati e mi han fatto riempire i camion di rondelle del venti! Chrom S.p.a., tra l'altro. Ufficio, ok, gliela do buona, e l'altro? Una società sportiva? Ma va? Cosa devo fare, il salto in alto?"
Mi presento bello fresco all'appuntamento alla filiale WorkPoint di via Redegatti, dove la splendida signorina WorkPoint Buonasera mi falcia con l'azzurro degli occhi squagliandomi braccia e gambe. Ciò che resta del mio tronco umano si accomoda su una delle poltroncine nere dell'ufficio asettico, dalle pareti ricoperte di bianche proposte di lavoro operaio. La Signorina WorkPoint Buonasera è molto simpatica e molto bionda. Quando mi rivolge la parola ci manca che mi stenda il tappeto rosso, mi chiede se va tutto bene, casa studio lavoro morosa hobbies. "Casa tutto bene", le rispondo, "il mio cagnolone si è dato alla pittura surrealista, intinge la lingua nei barattoli di vernice di papà e poi ridipinge un pezzo di parete di ogni stanza".
"Marca il territorio", fa lei intenerita".
"No, è solo dispettoso", sentenzio. "Studio tutto bene", aggiungo, "non studio più. Lavoro tutto bene, ho due colloqui qui da lei oggi. Morosa tutto bene, ho un buon ricambio. Hobbies tutto bene, gioco a calcetto regolarmente e non mi hanno ancora spaccato niente e poi organizzo concertini in posti talmente loschi che neanche i lupi si arrischiano ad avvicinarsi".
Lei mi sorride come se non avesse ascoltato nulla di ciò che ho detto. "Ecco", mi fa guardando oltre il mio tronco privo di arti, "ecco che arrivano gli altri due concorrenti".
Concorrenti? penso. Cos'è, un quiz? Toccherà mica girar delle ruote cantando e alzando le braccia. Mi volto un po' a fatica rotolando su me stesso. Un tizio grande e grosso con lo sguardo quieto. Dietro di lui un cinese. Ci squadriamo in cagnesco, come cavalieri al torneo. Il grosso l'ho già visto, fa il buttafuori al Nek Ente, un disco pub molto in voga. Solo buttafuori nella mia vita. L'altro a prima vista pare semplicemente un cinese.
Direi che è fatta, un posto è mio. Dovrò soltanto scegliere quale mi sconfinfera di più.
Il tizio che colloquia per l'acciaieria è giovane, bello, alto, ben vestito, cordialissimo.
"Ti spiego di cosa abbiamo bisogno", mi dice dopo avermi imposto di dargli del tu, "noi cerchiamo per un mese un ragazzo giovane come te, disposto al part-time come te, libero da impegni militari come te, che sappia usare un po' il Pc come te, che possa assumersi un minimo di responsabilità, come te!" Resto zitto e annuisco ogni sei sillabe, catturato dal vortice.
"Vogliamo una figura intermedia", mi dice.
"Intermedia!" sottolineo.
"Che segua i lavori di magazzino e la movimentazione a computer", dice come predicasse.
"A computer!" osanno io.
"Come te", chiude.
"Come me!" confermo solenne.
Han preso il buttafuori.

Io e il cinese ci ritroviamo alle quattro del pomeriggio negli uffici di una delle più rinomate società canottieri di Cremona, la Leopoldo Bissolotti, patria di abbronzature, uscite in barca sul Po, bellezze mature e di classe, sport sano all'aperto sotto un sole a quaranta gradi, grandi nuotate in piscine pulite e non intasate dalla sozzura dei miserabili come me che si son sempre accontentati della Comunale.
Uno di quei posti, per intenderci, che ormai se vuoi iscriverti non puoi più. Doveva essere lungimirante tuo nonno e avere la pila per farlo. Se ti iscrivi oggi paghi l'ira di Dio ed entra forse il tuo pronipote se l'universo nel frattempo non si è già disintegrato per cause naturali.
Io e il cinese ci fissiamo. Credo che entrambi, a modo nostro, coviamo una specie di profondo odio nei confronti del buttafuori del Nek Ente. Ci ha fottuti! penso io. Huang-tzuò haijk-quò 'ntzaimià! penserà più o meno lui. Ti capisco, amico, sono con te in questo rancore. Mi spiace solo che ora è tra me e te e tu, mi spiace fartelo notare, sei cinese. Spero soltanto che tu non abbia moglie e figli a carico, non mi va di rovinarti la vita.
Lo sguardo del cinese però non è del tutto omicida, pare franco e consapevole della sua cinesità. A tal punto che mi va di presentarmi, ché non si dica mai che tratto con superiorità e distacco i miei sconfitti.
"Ciao, gli dico, "io sono Daniele".
"Ciao", mi fa lui annuendo tipicamente cinese, "Gigi".
Mi avvicino. "Scusa?" gli chiedo interessato, "Jin-Jii?"
"No", fa lui secco, "Gigi".
Ci chiamano dentro, uno alla volta. Prima Luigi, poi me. Occorre usare molto Word e un tantinino di Excel, sul Pc dell'ufficio. Su Word siamo entrambi ferrati. Luigi sa usare Excel, io dico che lo so usare un po' ma mento.
Han preso lui.

Nel tornare in bici dalla filiale WorkPoint a casa, piuttosto mesto e silenzioso, ragiono che un buttafuori e un cinese (che poi ho scoperto essere mezzo coreano e mezzo mantovano) son più inseriti di me nella mia città.
Come dire che mi sento un tanto fuori dal giro.

La sera, direi più che affranto, appena giunto a casa telefono in ufficio alla Signorina WorkPoint Buonasera. Come alza la cornetta le fischietto tutto il motivetto de 'Il Ponte sul fiume Kwai'. Lei non chiede chi è, continua a ripetere Buonasera WorkPoint buonasera, Buonasera WorkPoint buonasera, e intanto vedo filtrare attraverso i buchini della cornetta i fari azzurri dei suoi occhi che indagano la mia stanza…

SIG4 experience

Riiiing. Riiiing.
"Pronto? Come? Ah, buonasera Signorina WorkPoint Buonasera, mi dica. Come? Mah sì, perché no? Ci sarò, ci conti. Come si chiama la ditta? Sig4? E che cazzo vuole dire, mi perdoni? Ah, d'accordo. Magazziniere, dice? Uso computer, dice? Che computer? Ah. Patente B, dice? E perché, mi scusi? Ah. Minimo 25 e massimo 35 anni? Ci siamo, mi pare. Vabbeh, grazie mille Signorina WorkPoint Buonasera, cosa farei senza di lei. A risentirci."

Arrivo.
Il capannone è nuovo nuovento, infilato tra il cavalcavia che conduce al casello autostradale e un concessionario di auto francesi che non vende un tubo. Lo so perché si passa di lì per andare all'Iper Coop e fuori nel giardino saranno tre anni che sono esposte le stesse Occasione e gli stessi Usato.
Io non lo so perché, ma fare questo colloquio mi mette l'ansia. Fare il magazziniere full time, ecco, insomma, l'esperienza Splits Transport mi è servita per capire che passi giorni interi ad annusare l'odore sintetico dei cartoni marroni e dello scotch biadesivo. Insomma, non è che. Però.

Il magazzino ha due luoghi, 'spazio dettaglio' che è uno squallido supermercatino del giocattolo di terza mano, marca cambogiana o peggio, e uno 'spazio all'ingrosso', uno squallido magazzinone più alto che largo.
Sono il terzo. C'è dentro a colloquio un tizio alto coi capelli lunghi, camicia azzurra dentro i pantaloni scuri. Tipico guidatore di filobus che d'estate va a brillare a Formentera. Ha gli occhiali da sole sulla testa e un'aria brigante. Esce sorridendo, come avesse fatto bella impressione.
Prima di me c'è poi anche un tizio ciccio che ha scritto in faccia e sul trippone che è sposato con figli e che deve aver fatto tipo il ferroviere fino ad ora. Lo sguardo assente e il passo da binario. Quando esce sembra gli abbiano piantato un coltello nella schiena.
Entro io.
Il tizio-colloquio ha capelli rasati, età quaranta portati da quaranta, maglietta blu, sorriso forzato col traforo tra le palette bianche, alla Vanessa Paradis. Ipnotico, quel solco. Prende un foglio prestampato, una biro nera senza tappo, la rigira stanchissimo, come se oggi invece che dieci colloqui di un minuto l'uno avesse scavato da solo il Canale di Suez con la paletta da spiaggia. E quel solco tra i denti mi agghiaccia.

"Nome?"
"Daniele".
"Cognome?"
"Conca".
"Età?"
"25".

Sta riflettendo. Sì, mi verrebbe da dirgli, 25 è compreso tra 25 e 35, fidati. Ma mi trattengo, vedo che è snervato, il poverino. L'ansia da postaccio, però, mi sale più pesante.

"Indirizzo?"
"Via del Macello 12".
"Città?"
"Cremona".
"Telefono?"
"0372/217654"
"Titolo di studio?"
"Geometra".
"Sposato?"

Non aspetta che rispondo, mi guarda in faccia e lo vedo segnare 'No'.
"E lei è sposato?" chiedo io polemico. Mi fa vedere la fede all'anulare sinistro. La mia polemica finisce qui, non so che altro chiedergli.

"Precedenti esperienze!"

Ecco, questa invece non è una domanda, è un'affermazione secca e gravida di aspettative. Metti che io di precedenti esperienze non ne ho. Che fai? Mi fai male? Mi mastichi con quel traforo tra le palette bianche? Ipnotico sei, con quella caverna lì che hai in faccia, altro che professionale. Ti sistemo io, io sono poco convinto di questo lavoro in questo postaccio, ma ho giusto giusto le esperienze che servono a voi.
"Ho lavorato in Splits", gli dico, "addetto magazzino e 'inserimento dati' nel computer". Non specifico che ho lavorato solo tre settimane. Lui scrive solo 'Splits'.
"E ho fatto consegne per l'Enoteca Cremona", dico poi, "col furgone, patente B". Le consegne le ho fatte, è vero, però in realtà con la Lancia della padrona e solo sotto Natale. Lui scrive solo 'Enoteca'. "E poi ho lavorato per Burger's Planet", dico un po' schifato,"addetto cucine e magazzino" (e sottolineo magazzino!). Scrive 'Cuoco'. Lo guardo esterrefatto, lui non mi ascolta, manco alza più lo sguardo.
"E il calciatore professionista", aggiungo, "Nel Milan. E cantante lirico", esagero, "nel coro polifonico di Asdrubalia". Ah, mi sovviene, "e il geologo e lo speleologo in Sudafrica. Cercavo Atlantide".
Lui scrive 'Milan', 'Rigoletto', 'Mantide'.
Non ho più esperienze belle da dirgli. Solleva lo sguardo, mi fissa adesso, per la prima volta. "Okay", mi dice, "le faremo sapere". E mentre mi alzo lo vedo infilare quel curriculum assurdo in mezzo agli altri, in ordine alfabetico. Uscendo incrocio una ragazza bruttina che entrerà adesso dal tizio, per il colloquio. Ha l'espressione di chi deve assolutamente avere quel posto. Mi auguro onestamente che ce la faccia.

LIBRIBELLI experience

Riiiing. Riiiing.
"Pronto? Ah, Signorina WorkPoint Buonasera! Come sta? Sì, anch'io, grazie, non mi lamento. No, al Sig4 non m'han preso. Troppo giovane, han preso una tizia di 33 anni coi brufoli e due figli a carico. Già. Come? non la sento. No, non è colpa sua, è il mio telefono che scherza sempre, da quando il mio cagnolone si è sgrattato via con le fauci la tastierina. Diceva? 'petti che segno, vah. G-i-o-v-e-d-ì, sì. O-r-e 1-5-e-3-0, sì. Alla Libribelli, okay. Grazie, arrisentirci".

E' il nuovo book-shop multimediale della Libribelli, aperto da pochi mesi sul Corso Mazzini. Una volta c'era dentro una cartolibreria molto nota, ci avevo rubato dei pennarelli, li avevo infilati in tasca attratto dai colori sgargianti e dal nome brasillero, uscire dalla porta mi pareva che tutti mi guardassero le tasche.
Adesso gli scaffali sono pieni di libri, cd e magliette, postazioni d'ascolto, contenitori con mucchi strabordanti di tascabili accatastati alla rinfusa, alle pareti sono appese gigantografie dipinte di miti del rock a colori e frasi celebri di scrittori celebri.
La luce dentro è accecante, in diffusione stereo passa l'ultimo cd dell'ultima sfinzietta inglese che sta spopolando nelle hits internazionali. C'è un'atmosfera tranquilla e rilassata, pulita e al passo coi tempi. Alla cassa c'è un topone biondo, credo sia la gestrice della filiale. Inoltre ci sono due ragazzi che conosco, stanno sistemando alcuni scaffali. Vado da Giorgio.
"Ciao Giorgio", gli dico.
"Ciao Jami", mi fa, "Sei qui per il colloquio?"
"Sì, lo faccio col topone biondo?" chiedo speranzoso.
"No", sorride lui, "lo fai con Paolo, è un milanese venuto apposta per i colloqui".
"Ah", faccio.
Mi stacco un giro nel reparto fantasy, così, attratto dai disegni di copertina. C'è un po' poco di tutto. Un libro di Howard, tre di Tolkien (due versioni diverse del Signore degli anelli e Le avventure di Tom Bombadill), tre della Zimmer-Bradley, roba sparsa di Lovecraft e qualcosina di Evangelisti, che non mi pare propriamente fantasy. Un po' manchevoli, direi.
Però c'è tutto Harry Potter, oggettistica varia, in tutte le lingue.
Mi si avvicina un tizio, avrà la mia età, mi dà la mano con un sorriso tagliato piatto che più che altro si intuisce, mi sta studiando con durezza. E' di certo Paolo il milanese.
"Ciao!" gli dico stringendo delicato.
"Buongiorno!" mi dice lui ferreo. Ed io ho già capito che la cosa parte male. Avrei dovuto capirlo anche dal fatto che io indosso jeans e una maglietta dei Ridillo nera e una felpetta a cerniera da ventinove euro presa all'ex Standa, mentre lui è in completo scuro, cravatta e indossa una camicia più bianca e linda dell'orso rotolante nella pubblicità delle Golia Bianca.
Saliamo su un montacarichi gnomesco di un metro per mezzo nascosto dietro uno scaffale di rubriche di giardinaggio in inglese, andiamo in un ufficietto scarso, ci accomodiamo. Legge il mio curriculum fornitogli dalla solertissima Signorina WorkPoint Buonasera.
Non ride mai, mi fa solo due domande.
"Cosa si aspetta da questo lavoro?" mi chiede secco con le dita incrociate e la testa leggermente inclinata in avanti, in attesa.
"Di guadagnare qualcosa e di immergermi nei libri", rispondo sinceramente.
"Ed è disposto a svolgere un part time verticale?" mi chiede poi segnando un qualcosa di breve su un foglio bianco.
"Beh, credo di sì", dico incerto.
"Bene", mi fa dandomi la mano, "le faremo sapere".
Mi infila solitario sul montacarichi, vedo i suoi denti bianchissimi brillare con minaccia mentre si richiudono le ante di legno e mi saluta. Giunto giù, ritrovo la strada e mi avvio all'uscita. Passo davanti alla cassa, dove al posto del topone biondo c'è ora Giorgio a servire i clienti. Mi guarda affranto, mentre gli transito davanti.
"Non sei stato preso", mi fa sconsolato mentre incarta un pacchetto regalo e arriccia il nastro con il taglio di forbice, "mi spiace".
Ci penso su un attimo. Mezzo minuto da quando ho fatto il colloquio più idiota della mia vita a quando mi hanno respinto. Lamadonna! penso, che efficienza.


Andrea Cisi
Diplomato ragioniere prg (quando si insegnava il Pascal!!), tuttora frequentante con poco entusiasmo Economia&Commercio a Parma, ho svolto parecchi lavori prima d'approdare all'attuale occupazione. Ho pubblicato a Maggio 2000 con Transeuropa il mio primo romanzo ('Così come Viene'), sono giunto terzo all'unico concorso cui ho partecipato in vita mia (un racconto sul legno per un paese del Friuli, vinta una targa di legno appesa in camera) e racconti miei sono apparsi sul sito del Roxybar di Red Ronnie e sullo stagionale padano 'Il Grande Fiume'.

Subway, I Juke-box letterari
Organizzato e promosso dal Settore Giovani del Comune di Milano,
in collaborazione con l'Associazione Laboratorio E-20, con la partnership di ATM S.p.A. e LIMONTA SPORT S.p.A.

Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino

Che efficienza!
© Andrea Cisi 2003
© Subway Letteratura. Cumune di Milano, Settore Giovani

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