Città sotto l'apparenza
genere
Poesia
10
poeie 1 per fermata
Raccolta di nuovi Autori a cura di:
Davide Rondoni, Milo De Angelis, Daniele Piccini
Le passeggiatrici
di Gaia Maggioni
Alla chiamata degli angeli
noi eravamo assenti,
catturate in un istante blu,eterno,tutto nostro,
come ci raccogliamo i capelli rossi
tra le calze nere
neanche loro lo sanno fare,
nella nostra violenta indecisione
ci siamo fermate per un abbraccio più lungo,
siamo le ragazze perdute ai bordi delle strade,
quando il vento ci solleverà le vesti bianche
saremo le passeggiatrici dell'ultima battaglia al sole.
Non ci sarà più paesaggio,allora.
Le sirene
di
Gaia Maggioni
Le sirene degli operai
feriscono le prime ore del mattino,
sono le guerre che abbiamo dimenticato di combattere,
ignari che il giorno iniziasse anche senza di noi.
Foto
di Gaia Maggioni
Accogliere l'intera umanità in uno scatto
il compito è assolto
nell'aver dato centralità all'albero spoglio di promesse.
La bambina guarda altrove,
la signora curiosa
nel bacio degli amanti
che si baciano come se non fossero visti,
l'uomo col cappello è il guardiano
della città invisibile.
La valigia appartiene al paesaggio.
Lultimo spettacolo
di Andrès Fortuna
Nell'aria si diffonde gracchiando
la musica del circo:
"Questa sera è l'ultima sera!
Venite signore e signori,
Venite all'ultimo spettacolo!"
Un treno romba lontano
un lampione si accende
e sotto il tendone variopinto
un clown dagli occhi tristi
lancia birilli nell'aria
strabiliando sedie vuote e acrobati infermi
Gli alberi ancora spogli
si svestono dell'inverno
e si preparano alla primavera
forse domattina nei prati
qualche fiore frettoloso
si affaccerà a salutare i bambini della scuola
Ma per ora è ancora il vento
a smuovere i lembi di un cartellone strappato
e il bianco sorriso di perla
si deforma in una smofria di dolore
sotto gli occhi scavati col coltello
Mentre i sogni sono misurati
dalla rotondità dei seni
appesi al muro della ferrovia
sopra l'odore di piscia,
tra cumuli di rifiuti e preservativi usati
e puttane vecchie e sfatte
che si aggiustano maldestramente le calze.
E un bambino sorride
una mano in quella del nonno
nell'altra una bandierina
che ci invita tutti
all'ultimo spettacolo.
Milano, colloqui di lavoro
di Gabriele Favagrossa
negli ascensori mi stringevo
la cravatta come un cappio
assumevo con lo specchio
un tono da dottorescivolando
da quelle stanze nelle strade
anche nel cuore
del giorno più ostinato, esplodeva
la notte all'improvviso
io ero
le nigeriane addosso ai viali
Milano.
di Cristiano Sormani Valli
questa via dargento nero è un bosco le cui foglie sono scintille di sole.
mi guarda luomo dal cappotto grigio. ha dita agili come tasti dun piano.
le muove nellaria come a spostare il vento.
di piazza in piazza.
io entro nei tombini. voglio annusare la città nel suo stomaco.
voglio diventare un cane. sedermi allangolo duna strada.
voglio perdere tutto. cieco, sordo, muto, zoppo.
mettermi ali e volare nelloro più alto.
bruciare il rosso delle vetrine.
indossare la fatica degli sguardi che incontro.
sarei milioni di mani che stringono milioni di mani se solo fossi accorto.
così tento lattenzione. spazzo ogni mattone.
mi faccio trasparente. cerco dessere gente.
succhio ogni parola che vola dalle labbra, alle persone.
sono lamante, lamato, chi ha tradito, il traditore.
ho una finta pelliccia e labbra pitturate di rosso.
strascico i piedi. apro le mani. tocco la fronte a un bambino.
sono il gattino nero e bianco dai tratti orientali.
ritento un corpo, nello spavento del lasciare lorizzonte.
una donna mi saluta con la mano. ha ciglia di nuvole che sfumano il viso.
gira a destra. la seguo nella nebbia.
entro la caverna del gigante. gigante che stride le rotaie.
bisbigli del tempo. lacqua ci scorre accanto. il respiro è legaccio di fiati.
corpi contro corpi. nessuno che guarda nessuno.
è troppo per me, sussurro allorecchio del rumore.
sputo a terra una piccola moneta. cincido sopra il mio nome.
la dono a chi non si accontenta.
in orrore il ragazzo biondo ritrae lazzurro degli occhi.
ha paura il mondo nel ricevere il regalo.
mi scavo la via alla superficie. tolgo il velo che copre la piazza deserta.
pianto fiori. cercando con le mani la terra, i lombrichi. bruco lerba rimasta.
spargo a manciate il corso di galline, api, cerbiatti, leoni.
trasformo in circo la chiesa perché tutti possano entrare.
mi spoglio e corro nudo nel mercato a quattro piani.
grido che niente posso rubare perché già possiedo tutto.
nascondo le divise fra i gradini delle scale
e salgo.
dalla cima di cemento osservo lo spettacolo.
viscere in piena digestione. formiche operose. canzoni di cicala.
mi gratto il mento, contento. accendo un lampione con lo sguardo.
costringo la notte a tornare.
fischio una melodia per ogni uccello di ramo.
maddormento ad occhi aperti accarezzando la città,
come fosse una bambina, soffiandola,
nel palmo della mano.
Senza titolo
di Vladimiro Cislaghi
Rovistando i cassetti
in cerca di un punto
non serve premere
una vena
sfogliare il quotidiano
appoggiati
a una finestra
mentre
un accento
taglia lanima
e il suo fiore
Gli amici della latteria (dal racconto in versi "Soldi coi libri")
di Valentino Ronchi
La latteria con le tende azzurre di via Calvairate eravamo in tanti,
finito il pranzo, a fumare e parlare seduti ai gradini di fronte.
Molti stavano a piccoli gruppi fra loro, io parlavo con Dario
giovane professore, ci avevano messo a mangiare allo stesso tavolino.
- Questa è Milano - mi diceva - certi posti pieni di gente e i viali
i grandi viali delle macchine. Da qualche parte invece, vie tranquille,
di piccole case, ne conosco alcune dove a passeggiare la sera
non sincontra nessuno. Io ci vivo in questa città, cè molto da fare -.
Così diceva e avevamo il sole dellinizio dellinverno sulla testa.
E si faceva raccontare bene Dario di quel che facevo coi libri,
che li andavo a prendere nelle cantine, nei mercati da poco,
e li vendevo poi agli antiquari del centro. - Che mestiere - diceva
e rideva. Di certi libri di certi autori segnati dietro al foglio del conto
mi chiese di tenerglieli via, quelli li avrebbe comperati lui. Poi,
e si chiamavano luno con laltro, presero a muoversi un gruppo di operai
e via via gli altri e anche noi assieme. Lasciai Dario al liceo suo,
una costruzione di grandi finestre e lo vidi salire le scale svelto
come fosse uno dei suoi ragazzi in ritardo. - A domani - gli dissi
- alla latteria - e ripresi il mio giro con la borsa a tracolla. E certe vie
passando, guardarle così, parevano quelle che aveva detto Dario.
Il margine di una città
di Francesco Filia
Matteo gioca nel parcheggio e tra le auto riconosce
il suo migliore amico, ma ora
quel ragazzo è morto
nel lago di sangue della mente
e ritorna lo slargo dietro casa come
una fitta di luce negli occhi. L'angolo,
dove il dio dei crocicchi
è un venditore ambulante che recita
la sua litania a questa città più lontana
e spietata, nella sera di un volto assente
presente dopo un collasso a fine corsa. Questa gioia
sputata via al risveglio, quando la strada è più estranea
e vicina insieme, mentre una voce che chiama è quel che resta
della colpa
mai commessa dal bambino.
Notte milanese
di Marco Valsecchi
Ho un ricordo di foglie e blu elettrico,
discorsi da marciapiede, vento estivo
e naviglio denso di notte.
Ci vuole una buona dose damore
per restarsene a Milano dagosto;
ci vogliono quaranta gradi di sudore
per giocare a pallone con degli sconosciuti
in un parcheggio
e poi farsi piovere addosso
la luce al neon delle insegne.
Ma non temere:
ti sposerei anche in inverno
per piantarti un monolocale
allaltezza del cuore
e addormentarmi
col rumore del traffico
e svegliarmi
col rumore del traffico
e sognare
il traffico.
Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dellAssociazione Laboratorio E-20, realizzata con i Patrocini e i contributi del Settore Giovani del Comune di Milano e del Consorzio Nazionale COMIECO; con i Patrocini del Comune di Napoli e dellAssessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
In collaborazione con ATM S.p.A., Metronapoli S.p.A. e Gas S.p.A.
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