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Vincenzo Gallico
Costa + Voljek = L'Oceano

genere Racconto turistico terapeutico

1 racconto da 7 fermate

Prefazione
di Oliviero Ponte di Pino

Più che un semplice racconto, quello di Vincenzo Gallico è un piccolo romanzo in nuce. Di solito un racconto riuscito ha un orizzonte ristretto: gli basta cogliere un frammento di realtà, un lampo di vita, e per farlo gli bastano uno o due personaggi. "Costa+Voltjek=L'Oceano" è più ambizioso e complesso, a cominciare dalla cornice. Il narratore anonimo, che potrebbe essere lo scrittore (anche se a volte usa un indeterminato "noi"), racconta quello che a sua volta gli ha riferito Costa, che però non è il vero protagonista - che è invece il folle Voltjek - e neppure il deuteragonista - cioè il coro, la collettività degli ospiti della casa dello studente dove le due parabole di Costa e Voltjek si sfiorano. Come a dire che la realtà è sempre un racconto di seconda (o magari di terza) mano, e che dunque l'importante, anche in un racconto di poche cartelle, è sempre il punto di vista, il giudizio che diamo del mondo e degli altri. Che ha come presupposto la capacità (o il bisogno, o l'istinto) di guardare noi stessi come se fossimo un altro, e viceversa.
Da tutto questo si potrebbe dedurre che Vincenzo Gallico scrive per un impulso morale: per dare ordine alle cose e per giudicare azioni e sentimenti. Ma preferisce non farlo in prima persona, direttamente. Lascia che a sentire il peso del mondo, la sua sofferenza, sia in primo luogo Costa. E poi, attraverso di lui, i suoi lettori (ovvero noi). In questo pudore sta una delle maggiori virtù del mini-romanzo di formazione di Vincenzo Gallico. Degli altri suoi pregi - la costruzione efficace della trama, la limpidezza della lingua, la concretezza dei dettagli, il sapiente uso della reticenza - può accorgersene con facilità chi lo legga.
PS Per i noiosi, "Das weisse Rauschen", ovvero "Il rumore bianco", è un film di Hans Weingartner del 2001 che ha per protagonista un malato di mente.


"Se vedi le visioni di tutti gli uomini, di tutti i tempi,
in un solo secondo, allora stai vedendo das weisse Rauschen,
e chi vede das weisse Rauschen diventa pazzo,
a parte chi era già pazzo, che allora diventa normale."

(DAS WEISSE RAUSCHEN)

Da parecchi anni Costa vive in Germania e ogni volta che viene a trovarci c’ha storie nuove da raccontare. Le storie di Costa sono storie di gente che io non conosco mai di persona, ma soltanto così, di gente che conosco per sentito dire.
L’ultima storia che Costa ha raccontato parlava di un suo compagno di casa. Costa, in realtà, non vive in una casa normale, cioè non sta in un appartamento con il bagno, la cucina, il salotto, le altre stanze, come uno si immagina quando si dice una casa normale.
Costa vive in uno studentato. Ma c’ha più di trent’anni Costa, direte voi, che cosa ci fa in uno studentato? Costa dice che è più economico. E che non c’è niente di meglio che far lo studente.
Anche se poi in realtà Costa non lo fa lo studente. E’ solo una storia di burocrazia per fregare il governo tedesco, pagare un affitto più basso, avere la copertura sanitaria e altre faccende così. Per questo Costa ufficialmente fa lo studente e vive in uno studentato, ma solo per le apparenze.
Lo studentato di Costa è diviso in tre piani: al piano terra abitano dodici persone in dodici stanze e c’è un giardino e la cantina, anche al primo piano abitano dodici persone in dodici stanze, ma non c’è né giardino né cantina e al secondo piano abitano sei persone in sei stanze e c’è la mansarda. Ad ogni piano c’è la cucina, tre bagni e tre docce, tranne al secondo che c’è solo una doccia ed un bagno.
Costa abita al primo piano.
La scorsa estate nella camera sotto la sua si è trasferito uno nuovo. Costa non l’ha saputo subito perché era in vacanza con noi. E’ stata una bella vacanza. Ci siamo divertiti. Ci divertiamo spesso quando Costa viene a trovarci.
Dopo la vacanza con noi, Costa se n’è tornato in Germania e al suo arrivo un compagno di casa gli ha detto: "Hai visto, Costa? C’è uno nuovo."
Costa, dato che era in vacanza con noi, ha risposto di no, che non l’aveva visto che c’era uno nuovo.
"E’ strano", gli ha detto il suo compagno di casa.
Costa allora, senza pensarci su, è andato a dormire perché era stanco del viaggio, ché per arrivare dall’Italia in Germania in treno bisogna fare un viaggio abbastanza lungo.
Il giorno dopo Costa leggeva in camera sua e ascoltava Joe Henderson. A Costa piace molto il jazz e, mentre legge, l’ascolta a basso volume. Quello nuovo ha bussato alla sua porta e Costa gli ha aperto.
"La musica è troppo alta", ha detto quello nuovo, "troppo, troppo, troppo, un casino, un frastuono."
Costa ha risposto che non era vero perché lui ascolta il jazz a basso volume soprattutto se legge, ma quello nuovo ha fatto come se non capiva ed è andato via.
E’ tornato dopo mezz’ora ed ha bussato di nuovo.
"Per caso, hai preso tu il mio detersivo per la lavatrice?", ha domandato quello nuovo, "eh, il mio detersivo? Eh, il detersivo, eh?"
Costa ha risposto di no. Quello nuovo è andato via e Costa ha pensato che il suo compagno di casa aveva ragione: quello nuovo effettivamente era un po’ strano.
Nelle settimane seguenti quello nuovo bussava spesso alla porta di Costa per lagnarsi che la musica era troppo alta, sebbene Costa ascoltasse il jazz soltanto a basso volume, e per chiedere che fine aveva fatto il suo detersivo per la lavatrice.
Costa ha provato a non innervosirsi.
Quello nuovo era però strano anche per altri motivi.
La notte stava sveglio a lungo senza far niente.
Costa lavora di notte in un discopub ed è molto tardi quando ritorna a casa. Così, una sera tornando a casa, si è accorto che quello nuovo restava sveglio a lungo, in piedi, in camera sua, che poi è la camera sotto la stanza di Costa, fissando il vuoto con occhi assenti, voltandosi di scatto a destra e a sinistra per poi fissare di nuovo il vuoto con occhi assenti.
Costa ha pensato: "Poveraccio."
Il fatto che ognuno potesse osservare quello nuovo nella sua stanza era anch’esso un fatto strano. Quello nuovo non aveva tende alle finestre ed ognuno dal giardino o dalla cucina del primo piano, se ne aveva voglia, poteva osservarlo. E poi quello nuovo parlava strano. E aveva un nome strano. Si chiamava Voltjek.
Costa ha una buona memoria e nota spesso delle cose che non sembrano importanti. Ad esempio Costa si era accorto che il fine settimana Voltjek stava sveglio più a lungo e sembrava nervoso.
Poi, è arrivato l’inverno e Voltjek ha iniziato a bussare sempre più spesso alla porta di Costa. Quasi quotidianamente.
"Per caso, hai detto qualcosa contro di me?", domandava Voltjek e Costa rispondeva no, che non aveva detto niente contro di lui.
"Però io ho sentito che dicevi delle cose contro di me", proseguiva Voltjek, "delle cose, aggressive contro di me, no, eh? Delle cose aggressive, no, eh?"
Costa allora ha iniziato a pensare "Che rottura di palle" oltre che "Poveraccio".
Qualche giorno prima di capodanno, Costa è tornato molto tardi la notte ed ha osservato Voltjek. Voltjek aveva un coltello in mano e pugnalava la parete dietro la scrivania e urlava: "State zitti, state zitti", anche se a dire la verità non si sentiva volare una mosca.
Costa allora si è preoccupato.
Il giorno dopo, di sabato, Costa ha visto che Voltjek giocava con dei mattoni in giardino. Prendeva i mattoni e li lanciava a terra gridando: "Stronzi, stronzi". Costa ha sperato che gli passasse la crisi, ha pensato che era l’effetto del weekend combinato alle feste natalizie ed è andato al cinema.
Al cinema Costa ha visto un film, che si chiama Das weisse Rauschen.
Quando mi ha raccontato questa storia Costa non era sicuro di come si traduceva Rauschen in italiano. "Sballo", ha detto all’inizio e poi è andato a controllare sul vocabolario.
A Costa non piace usare parole come sballo. Sul vocabolario Costa ha trovato che Rauschen vuol dire mormorio o scrosciare. Si era confuso con Rausch che il vocabolario traduceva con sbornia oppure ebbrezza. Costa ha detto che però Rausch si riferisce anche alle droghe o alle emozioni e non solo al vino.
Il film che Costa ha visto si chiama perciò in italiano "Il mormorio bianco" o "Lo scrosciare bianco" o con un po’ di libertà poetica "L’ebbrezza bianca" o "La sbornia bianca" o "Lo sballo bianco" e parla di un ragazzo schizofrenico che inizia a sentir delle voci.
Il ragazzo del film ingurgita un paio funghetti allucinogeni e non riconosce più la differenza fra il mondo reale e quello che gli frulla in testa. All’inizio pensa che sia l’effetto dei funghetti, poi capisce che una rotella nel suo cervello deve essersi arrugginita e gli crea impicci. Così sente voci da dietro le pareti. Si sente perseguitato. Inizia una terapia, ma le pillole l’addormentano. Allora scappa. Pur di non prendere le pillole continua a stare male. Sente le voci dove non c’è nessuno. Sente le voci quando nessuno parla. Si unisce ad un gruppo di fricchettoni e sembra vada un po’ meglio. Ma il ragazzo sta di nuovo male. Sente le voci. Ha strani scatti, violenti. I fricchettoni lo ritengono pericoloso e lo lasciano a San Sebastian, davanti all’oceano. E lì, davanti all’oceano, osservando le onde, trova la pace concentrandosi sul loro scrosciare. Il lento monotono mormorio delle onde: la sua ebbrezza bianca. O la sua sbornia bianca. O il suo sballo bianco.
Semplicemente il ragazzo non riesce a vivere con gli altri. C’è bisogno che lo lascino in pace.
"Ah", allora ha pensato Costa, "questo è come Voltjek. Vuoi vedere che anche lui è schizofrenico?"
E mentre tornava a casa Costa era convinto di aver trovato la soluzione. Bisognava portare Voltjek davanti all’oceano e lasciarlo in pace. In casa ad attendere Costa, c’era però una sorpresa: Voltjek lo aspettava all’ingresso, con un coltello da cucina in mano, trenta centimetri di lama e gli occhi assenti, come, spesso, di notte.
"Aspettavo proprio te", ha detto Voltjek.
Costa non sapeva che fare, Voltjek gli ha detto: "Presto, andiamo in camera tua, mi devi dare una mano. Vai avanti tu".
Costa allora ha fatto segno di seguirlo ed ad ogni momento, ad ogni passo si aspettava una pugnalata alla schiena. Voltjek però non l’ha pugnalato. Sono entrati in camera di Costa. Costa ha pensato se accendere lo stereo, casomai un po’ di jazz a basso volume per tranquillizzare Voltjek, ma ha lasciato stare.
Voltjek ha ripetuto: "Mi devi aiutare."
Costa ha chiesto come.
Voltjek, sempre con il coltello in mano, ha spiegato a Costa la situazione: uno sconosciuto con una siringa gli aveva iniettato un veleno o una droga nel collo, la droga o il veleno era penetrata sino alla spina dorsale, bisognava trovare lo sconosciuto e chiedergli l’antidoto. Bisognava trovarlo e sapere perché aveva intenzione di uccidere Voltjek. Era uno sconosciuto con una siringa ed i capelli corti e neri.
"Poveraccio", ha pensato di nuovo Costa e poi ha detto: "Voltjek, senti, che ne dici se chiamiamo i tuoi genitori, ti vengono a prendere e ti fai accompagnare al mare? Così vai lontano dallo sconosciuto con la siringa. Anzi è meglio se ti accompagnano sino all’oceano che ti darà pace, vedrai", ha provato a spiegargli Costa.
Ma Voltjek si è alzato di scatto, ha urlato, ha fatto tre passi decisi verso Costa.
Costa ha anche lui i capelli corti e neri.
Costa si è sentito il taglio secco del coltello nello stomaco, il sapore salato del sangue in bocca. Ma era soltanto fantasia, un’impressione irrazionale perché Voltjek è uscito dalla stanza ed è corso via gridando, con il coltello radente al muro, ha graffiato le pareti del primo piano e delle scale.
E’ sceso sino al piano terra e s’è chiuso a chiave in camera.
Costa ha visto gli altri della casa radunarsi nella cucina del primo piano. Dalla cucina del primo piano si può osservare magnificamente la camera di Voltjek.
Anche Costa è andato in cucina. Molti si chiedevano cos’era successo, cos’era quel casino, qualcuno affermava che non se ne poteva più di un tale psicopatico e diceva che bisognava chiamare la neuro oppure la polizia. Alla fine hanno chiamato entrambe.
Voltjek, intanto, in camera sua, s’era spogliato.
Nudo, ha cominciato a guardare nel vuoto, poi ha urlato di nuovo: "Zitti, maledetti, zitti" e ha preso a coltellate la finestra. Il vetro ha ceduto, si è frantumato con l’urto. Voltjek non si è fermato, ha continuato a colpire fra il vetro ed il nulla.
Nel frattempo è arrivata la polizia. Si sono fatti spiegare il caso. Sono saliti in cucina al primo piano ad osservare Voltjek. Hanno deciso di intervenire, nonostante Costa dicesse che bisognava portarlo davanti all’oceano e Voltjek avrebbe ritrovato la pace. Ma quelli no, niente, non l’hanno ascoltato, a Costa.
Hanno fatto irruzione in quattro in camera di Voltjek sfondando la porta, sono riusciti a disarmarlo. Voltjek si dimenava, i suoi piedi nudi scalciavano e frammenti di vetro glieli ferivano. La stanza ha iniziato a sporcarsi di sangue. Nella lotta Voltjek ha ribaltato il tavolo e rotto una sedia. Le pareti bianche e piene di segni, di incisioni, di pugnalate si sono macchiate di sangue.
Alla fine la polizia ha avuto la meglio e si sono portati via Voltjek. Solo allora è arrivata la neuro. Costa sconsolato ha chiesto se non sarebbe stato meglio portare Voltjek a guardare l’oceano, ma quelli della neuro non gli hanno risposto.
Un compagno di casa ha avvisato i genitori di Voltjek.
Il giorno dopo, domenica, sulla porta d’ingresso era appeso un foglio, una raccolta di firme. Nella cucina del primo piano era appesa una lettera, controfirmata già dai ragazzi del piano terra. L’aveva scritta una ragazza del piano terra, una dall’aria ingenua, dice Costa. Un po’ fricchettona.
Nella lettera si chiedeva all’ufficio di coordinamento degli studentati lo sfratto di Voltjek. Si chiedeva una "soluzione immediata e perentoria, per evitare il proseguimento del clima di terrore imposto dalla sua presenza".
Tutti hanno firmato la lettera, a parte Costa.
Voltjek è stato sfrattato dallo studentato, espulso dai propri compagni di casa.
Costa sosteneva che sarebbe bastato portarlo davanti all’oceano e lasciarlo lì un po’ di tempo.
Al posto di Voltjek si è trasferita una biondina.
Costa è molto contrariato da questo fatto perché la biondina ascolta hip-hop ad altissimo volume e quando Costa scende a protestare la biondina abbassa il volume prima di aprire la porta e poi dice che la musica ad un volume così basso non può dare fastidio.
La biondina parla in continuazione male di Costa. Lui la sente dalla sua finestra. Dice che la biondina pianifica delle cose malvagie contro di lui. Costa vorrebbe chiederle perché, ma lascia stare.
E anche i suoi compagni di casa, da quando ha dimostrato la sua solidarietà a Voltjek, lo bistrattano. Se appoggia l’orecchio alla parete, Costa può sentire quante malignità vengano raccontate sul suo conto.
Costa verrà quest’estate a trovarci, mancano poche settimane ormai.
Non vedo l’ora che arrivi. Poi andremo in vacanza. Non so come mai, ma Costa insiste che quest’estate vuole andare a vedere l’oceano.


Vincenzo Galico
E' nato a Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) l’8 maggio 1976

Si è laureato in lettere a Roma quattro anni fa e da allora vive in Germania. Attualmente lavora come barman. Scrive spesso e volentieri. Ogni tanto gli va bene, ogni tanto gli va male.

Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dell’Associazione Laboratorio E-20, realizzata con i Patrocini e i contributi del Settore Giovani del Comune di Milano e del Consorzio Nazionale COMIECO; con i Patrocini del Comune di Napoli e dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
In collaborazione con ATM S.p.A., Metronapoli S.p.A. e Gas S.p.A.

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