Simonluca Merlante
La studentessa minimalista
genere
Commedia postmoderna
1
racconto da 4/5 fermate
Prefazione
di Caterina Bonvicini
Diciassette anni e uno spirito notevole, Simonluca Merlante, da precoce ingegnere della letteratura. Smaliziato nello stile e nello sguardo, si rivolge al mondo dei giovani con la ferocia di chi la sa lunga. E la sa lunga davvero - in concreto - almeno con le parole.
Appropriandosi di un'ironia barocca, spara fuochi d'artificio (autoironici per altro, non per un pubblico da spiaggia), quasi a dimostrare che con un paio di fiammiferi lui fa quello che vuole. Il risultato? Sfotte con un'eleganza amabilissima. E l'eleganza, come lo sfottimento fine, è un bel segno: vuol dire che dietro ci sono tante letture, coscienza di sé, e una buona dose di autocritica.
Non è scontato arrivarci, specie così presto.
E poi c'è una confidenza con la lingua che fa sobbalzare, fra neologismi dalle origini disparate e rimaneggiamenti dell'immaginario comune, usato in modo kamikaze, si procede per esplosioni di senso, giochi da piromane, strinature improvvise, che possono essere colte come irriverenti, non ha troppa importanza.
Ma tutto questo non è puro esercizio, non è vacuo virtuosismo: lo sfottimento fine ha un fine. Va a colpire con la giusta dose di cattiveria i tic del mondo giovanilistico (dico giovanilistico, non giovanile), la banalità dei mezzi miti da Grande Fratello, globali e provinciali.
Lo stile è distanza: come ci è arrivato Merlante, nemmeno maggiorenne? Ha bruciato veloce le tappe solo per il gusto di voltarsi e ridacchiare? Non credo. C'è qualcosa di sofferto nella sua scrittura, mette in moto tanta ricchezza per accentuare lo scarto fra la sua persona sensibile e il mondo che racconta, per trasmettere un disagio. Un disagio, ci tengo a dirlo, che gli fa onore.
In bocca al lupo, Simonluca!
Ti senti fra incudine e martello, mentre viaggi scomposto sul sedile di un treno modello anni sessanta, lanciato follemente verso lennesima, bizzarra meta, un Ovunque mascherato, come previsto, da casa dolce casa. Le FS si sono tanto impegnate a rendere scomodo qualsiasi sonnellino ferroviario tu volessi schiacciare, che ti sembra quasi un peccato, quasi una mancanza di rispetto chiudere proprio ora le tue poderose palpebre e abbandonarti al Magico Regno di Orfeo. Volgi lo sguardo oltre il finestrino, schizzi di verde che scorrono via lisci, un quadro impressionista bagnato di unamara pioggia di luglio; e poi tu, oltre il vetro, osservatore stanco di volersi divertire, esasperato dalla caducità della gioia, lanciato verso linconcludente ricerca dun esistenza un po diversa.
Holydays finished.
E non è che in questi istanti fatti di odori e pioggia e montagne che si alzano tu ti senta esattamente al settimo cielo. Perdonare il mondo per la sua crudeltà ti fa sentire un po meglio, certo. Meditare sul moto rotatorio degli astri allontana quei demoni dispettosi che suggeriscono scolastici: cè unaltra via. Però se i pensieri cattivi non ti vengono in questi baratri di tristezza, caro il mio poetuncolo sensibile, puoi dire au revoir a tutta la tua pseudoispirazione non-giovane. Quindi, se non sarà il sonno (incudine) a spiattellare i tuoi sensi fino a renderli un pizza ossessiva, ci penserà la disperazione (martello) a saccagnare per bene quellego un tantino troppo tracotante che ti ritrovi, sempre lì, fra terra e cielo, a volare basso sulle correnti della falsa modestia. Abbandoni metafore&affini in favore di pensieri ben più softcore, ma è uno di quei brevi periodi in cui tutto ti sembra così assurdamente inutile, perciò chiudi gli occhi e li riapri per inaugurare una nuova era di buongoverno.
E solo mentre osservi luniverso con pupille rinnovate ti accorgi di quella studentella minimalista, lì di fronte, appena sopraggiunta nel tuo tranquillo scompartimento vuoto.
Ti irritano la sua presenza, le sue valige, la sua sbalorditiva capacità di fare suo ciò che era tuo. Avresti voglia di pisciare tutto intorno allo scompartimento e urlare con rabbia infantile: MIO! Si siede e apre un libro sui Massimi Sistemi. Impallidisci.
Nei dieci minuti seguenti ti lancia numerose occhiate sghisce&sghembe. Butti giù dal letto i tuoi neuroni più brillanti e decidi sul da farsi. Vorresti organizzare un comportamento simil-figo da adottare per tutta la durata del viaggio, ma prima ancora di decidere sai già che non funzionerà. Punti tutto sullIndifferenza e lasci che le-cose-facciano-il-loro-corso. Ma cinque minuti dopo il tuo consiglio damministrazione è nuovamente riunito, in pieno allarme: le occhiate si sono pericolosamente intensificate, fino a diventare palesi, degli MMS (Misteriosi Messaggi Sessuali) che sinceramente non sapresti come prendere perchè nessuno te li ha mai inviati. Anzi, credevi che tu proprio non li potessi ricevere, ti consideravi un modello troppo vecchio, di quelli con lantenna lunghissima e i tasti esagerati. Alla fine, concedi un check-up completo del soggetto femminile in questione. La adocchi, la guardi, la osservi, la squadri, la esamini tipo metal detector centimetro per centimetro e butti giù una bozza di giudizio fisico: sette virgola venticinque. Rated: pisellabile. Soddisfatto dellefficienza del tuo Sgamalafiga Beneghelli ultimo modello, vorresti ora distrarti e fingere di pensare alle foreste portoricane per elaborare un piano dattacco infallibile, una strategia dattacco punico-alessandrina. Ma lei, improvvisamente, alza gli occhi dal Libro Impegnato che fingeva di leggere e ti inchioda al sedile con unocchiata di fuoco assassino: il tuo sguardo fisso sul suo internocoscia, la banda che entra marciando nello scompartimento e comincia a suonare Parampà, paramparà, Param parapappà figür di mmerda. I suoi occhi color petrolio esplorano il tuo viso e diresti che sta tracciando una carta topografica delle tue rughe. Ostenti lindifferenza più fredda che tu possa ricreare e te ne rimani lì, una cavia di laboratorio nelle mani dei fratelli Vacanti.
Dopo tre minuti buoni che ti guarda con quella faccia alluncinata, si decide ad aprire bocca. E naturalmente non è che si mette a dirti i nomi dei sette nani oppure il programma politico della Lega Nord (che è poi la stessa cosa). Il fiume che ti travolge è un ammasso di termini che non avresti mai chiesto. Cerchi disperatamente nelle parole che sta pronunciando un senso per ascoltare, un filo da seguire, ma ti sembrano tutte uguali...
"Sono i fiotti di dolore che ti fanno capire quanto vicina ci sei andata, vero? Diresti che diciotto anni sono unetà più che adatta per considerarti una persona adulta, perchè, in fondo, esci con le amiche a fare compere e ti vedi con un ragazzo figo che bazzica il bar sottocasa e destate lavori in un piccolo supermercato che ti sfrutta però va bene così, ti fai due soldi e ti comperi la patente. Hai quella che definiresti una vita e ti senti mezza soddisfatta. Vai ai concerti del tuo gruppo pop-roc preferito e la sera frequenti bar cittadini strapieni di gente, quando è mezzanotte cè la zucca del papi pronta ad aspettarti in piazza e sbaciucchi le amiche e messaggi col cellulare col tuo ragazzo fino alle due, bevi acqua minerale e disegni la borsa dei tuoi sogni. Il venerdì sera ti trovi ad un corso della crocerossa dove linsegnante è un figo preoccupante, ridacchi con le tue amiche quando si parla di rianimazione bocca-bocca, certo hai provato a fumare e ti metti i pantaloni lunghi, ma in fondo è più eccitante sentirsi femminili, no? Beh, Lei non lo può sapere, ma comunque sono una di quelle ragazze postmoderne che veste abiti comperati il sabato pomeriggio con le amiche giù per i negozi del centro; mi piacciono tanto i jeans semifirmati che ti fasciano il culo, le cover per il Nocchia con su i cuoricini e Robbi Uilliams, le borse tarocche che ti vende il marocchino sulla spiaggia di Cattolica. In quanto ragazza postmoderna, ho un fratello più piccolo che tifa inter(net), mi guarda le tette e scambia figurine di Pokemon giù in cortile. Ho fatto vita da oratorio fino alla terza media, venivo sballottata di negozio in negozio per ore interminabili di sciopping, trucchi e femminilità. Beverlills mi ha insegnato a flertare senza essere necessariamente una puttana, e nel diario azzurro col lucchetto a forma di cuore nascosto sotto il cuscino tengo i miei segreti più profondi, la mia storia, tutte le cose che nessuno dovrà mai sapere. Non ho fantasie lesbiche+orgiastiche, però non sono neanche una santa, chè una sera casa sua era libera e siamo usciti a mangiare cinese e poi siamo saliti e lui mi ha offerto vino buono e quel che è successo dopo beh lo sa la mia amica obesa del cuore e il mio fedele diario... più il resto di Bologna dopo che lui lha raccontato a cani e porci una sera ubriaco con gli amici. Ma insomma, dopo sei ore di psicoanalisi giovanile tipo Dousonscric e pianti e scuse e regalotti pupazzosi, ho ritenuto che ci fosse ancora una possibilità di ritornare assieme: fino a pochi giorni fa, eravamo felicemente+postmodernamente fidanzanti e fingevo di aver dimenticato tutto, a parte quando qualche maschio scemo mi chiamava ancora Aspiratutto.
Una vita normale fra lazi e facezie, direbbe Lei, guidata con giudizio e giovanilità, ma soprattutto con la speranza di un futuro politicamente postmoderno e la trascurabile mania di non perdersi una puntata di sarannofamosi. Credevo che limpalcatura fosse agevole, sicura, solida, ormai finita, le fondamenta resistenti, profonde come radici che penetrano in un terreno consumista. Riuscivo solo a guardare avanti, al prossimo numero di topgorl con su il pareo rosso fighissimo che ho sempre voluto, alla prossima domenica pomeriggio che avrei passato con lui al Lido a sorseggiare granite abbracciati e prendere il sole e addormentarsi romantici.
Invece un giorno chiamo la mia amica obesa del cuore perchè mi volevo comperare delle unghie finte viola ma non volgari, qualcosa di un po ghlemur e un poannisettanta chè ho tutte le citazioni di oscaruaild sul diario pauroso, ma lei allinizio non risponde sul cel perciò la chiamo a casa e anche lì risponde col fiatone e dice che non può perchè dice che ha le sue cose e non si sente granchè bene e preferisce starsene a casa con un Bellibro. Siccome la mia amica obesa del cuore ha le sue cose 28 giorni al mese non mi preoccupo e chiamo il mio tipo a casa e mi dicono che è uscito con me, e siccome non mi ricordavo di avergli dato unappuntamento mi insospettisco e lo chiamo sul cel e lo becco ansimante e mi dice che è a casa di un amico che stanno fumando e facendo il Gioco del Collasso. Alchè, siccome non sono una stupida, mi dico che se avesse davvero fumato con quel determinato amico non saprebbe neanche rispondermi, figurarsi fare il gioco del Collasso, perciò mi vesto in fretta e furia e vado a casa della mia amica obesa del cuore e scampanello e sento un gran casino e poi vedo un ombra in mutande che sfreccia davanti al portone dove aspetto col cuore in gola. Alla fine lei mi apre e becco il mio ragazzo coi pantaloni slacciati che tenta di uscire dalla porta sul retro del condominio e sembra unanguilla endicappata sul banco del pescivendolo. Segue unattimo appena di imbarazzo profondo perchè quello che sto vedendo è troppo stupido+assurdo (ma leggermente postmoderno) per essere vero, e poi da copione scoppia il finimondo e lui mi vuole spiegare che non è come sembra ed io che sono incazzata nera comincio a sbraitare a destra e a manca puttana, stronzo, scemo e porco (che sono le uniche parolacce che mi concedo) e poi dopo dieci minuti buoni di insulti semplici e composti scoppio in lacrime proprio mentre la mia amica obesa del cuore scende - centododici chili di leggerezza, ictus incipiente e pesante salopette di jeans pre-maman - cercando anche lei di spiegare, chè non è come sembra. A quel punto è il momento di bestemmiare forte e scappare via però non è che lo faccio con gusto come quando ho mollato laltro tipo, questa volta sono incazzata e triste e distrutta e mortificata, così vado a rifugiarmi dal mio amico gay postmoderno che non so se è veramente moderno o gay ma sia madonna che briggegions che giuliaroberz ce lhanno nei rispettivi film esagerati quindi immagino che sia una specie di istituzione...
Mi rifugio fra le sue spalle potenti da palestrato, sorrido alle sue battute softocore-sessuali, passiamo la giornata a fare sciopping in centro mentre adocchiamo I Fighi e ridiamo e andiamo alla Standa a provarci tutti i vestiti e non comprarci niente. Alla fine sto un po meglio ma mi ritrovo senza amica obesa del cuore e senza tipo che di solito nei telefilm ti richiama seimila volte per le scuse ed il perdono ma nel mio caso neanche ha fatto uno squillo e questa amara verità mi precipita nelloblio della disperazione, di nuovo. Il giorno dopo vado al lavoro e mi sbatto tre ore alla cassa a passare spesa e sabbia per i gatti e confezioni da sei di birra. Quando ho finito a mezzogiorno sono stanca morta, chiudo la cassa e calcolo i corrispettivi e scopro che cho uno scoperto di cinquecento euro giusti, alchè mi dico: impossibile! e riconto sessanta volte ma è sempre uguale. Così vado a dirlo a direttore e per poco questo non mi scanna di botte comincia a interrogarmi e chiede se mi sono mai assentata dalla cassa ed io non ricordo quante volte mi sono alzata per andare a flertare col magazziniere marocchino (lo sanno tutti che i negri sono iperdotati) però mica glielo posso dire, così butto lì sghiscia che non mi ricordo. Alla fine il direttore interroga anche le altre cassiere e scopre che il salumiere è passato di lì mentre non cero, ha aperto la cassa e ha portato via cinquecento euro perchè diceva servivano unattimo al direttore, ma ovviamente il direttore non ne sapeva nulla e la morale di tutta questa favola è:
1) che il salumiere si è eclissato con cinquecento euro e mi chiedo cosa se ne fa; fosse uno stagionale extracomunitario capirei, ma lui era italiano bianco a posto fisso senza inclinazioni o accenti strani, perciò chissà forse è solo idiota.
2) che io sono stata licenziata in tronco perchè una collega a cui evidentemente stavo sulle palle non si chiede come mai al salumiere o al direttore servano cinquecento euro, e dopo fa la spia quando è il momento di coprirmi.
Comincio a sospettare che tutto il supermercato abbia cospirato contro di me mentre attendo il cinque alla fermata dellautobus e intanto scoppio in lacrime per la sedicesima volta in due giorni perchè nel frattempo è appena passata una macchina con lautoradio accesa e davano Mery dei gemellidiversi, che era la canzone mia e del mio fidanzato quando ancora stavamo assieme, e mi ha fatto ricordare tutte le sfighe che ho passato di sti giorni. Salgo sullautobus e mi siedo vicino a due ragazzi con la cresta tipo panc e tutte le borchie e uno ha anche una maglietta tutta minacciosa con su scritto facautoriti così leggermente imbarazzata e più sghiscia che posso mi trasferisco più avanti vicino ad un tipo che sembra a posto, quello si volta e mi sorride tipo aranciameccanica e mi chiede il biglietto. Io vado a rovistare nella borsetta in cerca dellabbonamento anche se è tutto inutile perchè so bene che è scaduto ieri e mi sono dimenticata di rinnovarlo prima, così il controllore mi sbatte fuori dallautobus con una multa assurda e oltretutto me la devo fare a piedi fino a casa dove giungo sullorlo di una crisi di nervi.
A quel punto lunica cosa che può tirarmi su il morale è un bel bagno caldo. Mi infilo nella vasca e tutto sembra tornare quasi accettabile ma poi torno in cucina con laccappatoio per salutare mia madre cucinante e mio padre pantofolaio, solo che me li ritrovo seduti al tavolo uno di fronte allaltro con gli occhi rossi che mi invitano a sedermi anchio e mi annunciano che si stanno per mollare. Papi accusa mami di essere schiava della menopausa e di passare più tempo in palestra con Arturo il bodibilder che in casa a pulire e a far da mangiare per la sua famiglia. Papi dice anche che ormai il loro conto in banca ha i complessi di inferiorità e non riesce più a sopportare una donna che sviene se non trova almeno sette paia di scarpe nella scarpiera.
Mami accusa papi di essere schiavo della calvizie e di passare più tempo con Arturo il commercialista che in casa a leggere il giornale e bestemmiare contro i politici e i vicini. Mami dice anche che papi non ha mai voglia di spostare il suo culone dalla poltrona per andare da qualche parte e lultima volta che hanno fatto lamore sembrava di essere sul Titanic prima di affondare.
Poi cominciano a piangere tutti e due e non si capisce più nulla di quello che biascicano ma così ad occhio si molleranno ed io mi sento davvero la più grande merda delluniverso e avrei voglia di spararmi ma tutto quello che faccio è accendere la tv su Sarabanda, chè appena vedo la faccia da culo di Papi penso che in fondo la vita ancora mi sorride e ci sono tante possibilità. Mossa da questi speranzosi propositi decido di uscire con alcune mie amiche che frequentavo tempo fa e faccio per afferrare il cel e chiamarle ma ad un tratto scopro che qualcuno me lha ciulato insieme al portafoglio e allultimo topgorl di luglio con su il bellissimo pareo rosso che ho sempre sognato e subito mi rendo conto che sono stati i due panc minacciosi che mi guardavano male sullautobus. Non so davvero più dove sbattere la testa, sembra che il mondo mi stia crollando sulle punte dei piedi. Cerco una via duscita da questo labirinto ma non cè, e lintero universo mi sta dando addosso.
Esco dalla camera strascicando i piedi e contemplando varie proposte di suicidio, ma prima ancora del Grande Passo devo fare i conti con la separazione dei miei. Il papi va a stare da Arturo fino a quando non troverà qualcosa di meglio e mi saluta con un bacio e dice friiormaind, è amore anche questo. Mami è in camera da letto che spolvera le foto e piange ma neanche tanto, mi guarda e mi dice un giorno capirai poi mette su un cd dei Simplired e chiama Arturo il bodibilder. Così, abbandonata a me stessa vado in cucina a preparare la cena quando suona il telefono rispondo ed è mio fratello e mi dice che non torna a casa e che sta andando in cerca di fortuna al nord e di aspettare sue notizie.
Così mollo tutto e mi metto sulle sue tracce. Mi dico: ormai peggio di così! Non ho più un motivo per restare! Preparo una valigia leggera e arrivo alla stazione. Controllo quanti treni partono per il nord e ne scelgo uno a caso: questo. Salgo e mi metto qui tranquilla.
Più tardi lo chiamerò da una cabina e cercherò di raggiungerlo."
Pausa.
"Per ora mi godo il viaggio." Pausa.
"Sa, questa mattina ho comprato il giornale, in stazione. Cè scritto che hanno beccato il maniaco del 5, io non lo conoscevo neanche. Era un controllore ormai in pensione ma siccome non gli bastavano i soldi andava in giro a chiedere il biglietto e poi derubava i poveri passeggeri come me. Purtroppo ha nascosto la refurtiva, quindi mi sa niente topgorl... Poveretto mi fa pena, probabilmente è pazzo. Sul giornale cè scritto che se la perizia psichiatrica lo dichiara incapace di intendere e di volere dovranno lasciarlo andare. Dal carcere lui ha risposto che non lo farà più. Ha anche detto che il pareo fa cagare."
Una voce troppo familiare raglia la stazione che aspettavo da secoli. Senza fretta mi alzo in piedi, sbadiglio ed estraggo chirurgicamente la valigia dal portabagagli sospeso sulla mia testa. Mi guardo un po intorno, controllo di aver preso il cellulare, il portafoglio, le chiavi di casa. Infine rivolgo unaffabile sorriso di commiato alla Ragazza Postmoderna seduta qui di fronte al sottoscritto, persa nelle noie dun mondo troppo affabile per essere vero, troppo falso per venire amato.
"Sa una cosa?" mi chiede, abbozzando laborto di una smorfia di sorriso. "Io credo proprio di essere stata miracolata".
Annuisco, ma non ho un pensiero per lei mentro trascino la valigia lungo gli angusti corridoi, giù per il treno, in stazione. Tempo due minuti, e il convoglio riparte, verso altre mete, e un capolinea.
Troppo in fretta, come al solito.
Simonluca Merlante
E' nato a
Bolzano, 1986
A
ppena diciassettenne, ha già completato la bellezza (?) di due racconti lunghi "Ottobre rosso", "Ventanni dopo" di cui si vergogna e una raccolta di racconti brevi "John Frantz era un comunista" di cui va moderatamente orgoglioso. Vincitore del premio Frontiere-Grenzen, segnalato al Premio città di Bolzano e al Concorso Nazionale Energheia, sta lavorando ad una seconda raccolta di racconti "Dobbiamo resistere agli Stimoli Lunghissimi" e non è affatto modesto: tuttavia si dispera perchè troppo spesso il livello del suo stile gli risulta troppo basso.
Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
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