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Dino Campari
Poste italiane

genere Racconto di ordinaria paranoia

1 racconto da 13 fermate

Prefazione
di Alessandro Zaccuri

Un ufficio postale non sembra un buon indirizzo per una tragedia. Per una commedia invece sì: la fila che non finisce mai, varia umanità con cadenza dialettale, gli impiegati che la tirano in lungo di là dal vetro… Ecco, il vetro. Appannato e graffiato, mette subito tristezza. Non per niente, nei nuovi uffici postali la barriera (quasi) invisibile è stata eliminata. Nel racconto di Dino Campari, al contrario, è ancora lì, al suo posto. E svolge una funzione importate, quella di segnare il confine fra commedia e tragedia. L’anonimo impiegato con il quale state per fare conoscenza è un parente italiano di Bill, l’occhialuto giustiziere senza qualità interpretato da Michael Douglas in un ormai proverbiale film del 1993. Un giorno di ordinaria follia, ricordate? Il borghese piccolo piccolo, maniaco dell’ordine e insofferente del caldo improvviso, che prende il fucile e semina il panico. Un’apocalisse metropolitana alla quale, finora, abbiamo assistito da spettatori, restando appunto al di qua del vetro. “Poste italiane” ci invita a passare dall’altra parte, ci fa entrare nella mente di un uomo che ama disporre penne e matite come dice lui, facendosi un vanto di non aver mai sbagliato nel dare un resto. Non ha mai neppure cambiato pettinatura, se è per questo, e a lungo andare può essere un problema. Noi intanto ce ne stiamo qui, in fila, e cerchiamo di tenere a bada i cattivi pensieri. Augurandoci, più che altro, che questa storia non sia di quelle che viaggiano con ricevuta di ritorno.

Le righe sul marciapiede, non devo mai calpestare le righe sul marciapiede - devo stare attento, sempre attento a non calpestarle - devo camminare con la testa bassa e guardare, camminare, guardare e contare i passi…
Da un posto all’altro conto i passi - da casa al lavoro conto i passi, dal lavoro al panettiere conto i passi, sempre con la testa bassa, attento a non calpestare le righe sul marciapiede, sempre attento, anche stamattina, con questo caldo - temperature record fuori stagione, hanno detto al telegiornale, dopo che per giorni ha piovuto, quattordici giorni di fila ha piovuto e sul marciapiede si sono formate crepe profonde - ho contato stando sempre attento a non calpestarle…
Meno male che devo fare poca strada per arrivare al lavoro, sono quasi sempre novecentodiciassette passi, con passo costante, anche se a volte variano, dai novecentotredici ai novecentodiciannove, sempre dispari, mai pari - sono quasi sempre novecentodiciassette ma a volte variano, eppure ho un passo costante, forse è colpa delle scarpe, scarpe normali, scarpe da lavoro, trentanovemilanovecento al supermercato della scarpa, hanno un anno e mezzo di vita, un anno cinque mesi e quattordici giorni, forse è colpa delle suole consumate… Attento a non calpestare le righe, sempre attento… Tredici minuti e trenta secondi, cinque secondi in più della media… Novecentoventicinque passi, non capisco, ho tenuto un passo costante…
Sono pronto…
Rivedo i miei passi, novecentoventicinque passi… Cinque secondi in più della media… Non capisco, eppure ho tenuto un passo costante…
Sono pronto…
Appena mi siedo al mio posto, loro alla macchina del caffè già sparlano - è la mia pettinatura, lo so, riga a sinistra, a loro non va la mia pettinatura - lo stesso taglio da quarant’anni a questa parte, a mia moglie piace, anche se non parla quasi mai lei… mi guarda, mi sorride la mattina, mi aggiusta il colletto della camicia, io le chiedo come sto?, lei mi dice bene bene, poi mi dà un bacio sulla guancia e mi saluta… Appena varcata la soglia comincio a contare, uno scalino alla volta, cinquantaquattro scalini, con la testa bassa, sempre con la testa bassa…
Sono pronto…
E’ tutto in ordine - deve essere sempre tutto in ordine…
Intanto loro alla macchina del caffè stanno cicalando, mi stanno guardando la camicia, sotto le ascelle… che ci posso fare se si formano gli aloni sotto le ascelle, è maggio, fa caldo, temperature record fuori stagione, l’hanno detto pure al telegiornale…
Sono anche loro a posto ora - una alla mia destra, una alla mia sinistra… E’ mentre sto dando il resto a una signora che ha pagato la bolletta della luce che mi volto a destra e vedo la mia collega che fa l’occhiolino a quella alla mia sinistra…
Sono d’accordo, è chiaro che sono d’accordo, non gli va la mia pettinatura, a me piace la mia pettinatura - gli aloni sotto le ascelle, ma che ci posso fare è maggio, fa caldo oggi, non lo sentono loro il caldo che fa?… Do il resto e la ricevuta, ticchetto due volte con l’indice sul bordo del banco e riordino la moneta…
Riordino pure le banconote, divise per scomparto, ogni taglio con la faccia all’insù, verso l’esterno della cassa…
Riordino la matita, la biro, la gomma, il temperino, li tengo allineati alla mia destra, sempre nel medesimo ordine - la matita e la biro con la punta rivolta verso l’estremità del bancone…
Riordino le ricevute dei tagliandi appena sotto la cassa…
Riordino il fermacarte alla mia sinistra… Inserisco il tagliando…
Prendo i soldi… Conto il resto… Lo riconto sul banco…
Do il resto e la ricevuta, ticchetto due volte con l’indice sul bordo del banco e riordino la moneta…
Io sono per l’ordine, deve essere sempre tutto in ordine, tutto costantemente in ordine - loro bisbigliano, bisbigliano sempre, non pensano all’ordine, no… Non gli va la mia pettinatura…
Gli aloni sotto le ascelle…
Fa un caldo bestiale oggi e dietro le casse si è formata una fila assurda di persone che vengono a pagare le bollette a ritirare la pensione a compilare vaglia… Ho le palpitazioni, forse il caldo, forse tutta questa gente - io non sopporto la folla di gente…
Cosa avranno da dirsi quei due là dietro nell’orecchio?…
Mi stanno guardando - sono due vecchi, due stupidi vecchi rugosi che abitano nel mio palazzo… Mi stanno guardando, ho le palpitazioni - sento un tanfo terribile di sudore che proviene dalle mie ascelle… E’ maggio, fa caldo, cosa avranno da dirsi?
‘Allora? Me lo dà il resto o no? Possibile che siete sempre così lenti?’ Da dove viene questa voce? Cosa vuole da me?
‘Giancarlo, Giancarlo, ti sei imbambolato? Non vedi che il signore vuole il resto? Giancarlo, stai bloccando la coda…’
La coda. Sto bloccando la coda. Non è possibile.
Cosa vogliono da me, sono sempre stato il più veloce a rendere il resto, a smaltire la coda, il più veloce, il più preciso - ogni sera nella mia cassa il resto quadra… Non gli piace la mia pettinatura… Sono le ascelle, lo so, eppure cambio la camicia ogni giorno - lei me le lava, le stira alla perfezione… Non è colpa mia, è il caldo…
Undici e trentaquattro…
Il caldo è insopportabile… Ci vorrebbe un ventilatore… Aria - non passa un filo d’aria… La mia collega seduta a destra si è alzata ed è andata dal direttore - gli sta parlando all’orecchio, cosa avrà da dirgli?, solo perché stamattina sono più sudato del solito… Mi sudano le mani, tremano pure, non riesco a contare i soldi come faccio di solito - mi scivolano via…
Cosa avranno da dirsi?
La matita è al suo posto, la biro è al suo posto, la gomma è al suo posto, il temperino è al suo posto, il fermacarte è al suo posto, le ricevute delle bollette sono ben allineate - io sono per l’ordine, lo sanno loro che io sono per l’ordine…
C’è troppa gente là dietro, trentasei persone, stanno sbuffando - è per via del caldo, della lunga attesa…
Riordino la moneta… Riordino le banconote… Aspetto il prossimo… Tutto quadra… Cosa avranno da dirsi?
Sento un cumulo di voci provenienti dalla fila - vedo le loro facce, mi guardano mi osservano e parlano di me, lo so che parlano di me - pure le mie colleghe parlano di me - è per via della mani, mi tremano, sudano, è colpa del caldo, ho le palpitazioni, non riesco a controllare il tremore, è colpa di questo caldo assurdo, temperature record fuori stagione, hanno detto ai telegiornali, dopo che per due settimane ha sempre piovuto, caldo al limite della sopportazione - io non ho mai sopportato il troppo caldo, nemmeno il troppo freddo - loro che ne sanno, perché mi stanno guardando in quel modo… Sto grondando di sudore… Lo sento che cola sulle tempie… Lo sento che cola sulle labbra, amaro, come le lacrime… Mi trema il mento pure… Non riesco a controllarlo…
Se solo ci fosse un ventilatore qua dentro…
La collega alla mia destra se ne sbatte della fila – fa il suo lavoro come se nulla fosse, come fosse seduta sulla tazza del cesso a fare le parole crociate… La collega alla mia sinistra parlotta tranquillamente con un pensionato - tranquilla, come non vedesse la fila che si è accumulata - arriva fuori ormai… Io le vedo le facce incattivite là dietro, li sento i loro discorsi, ma non è colpa mia se stamattina non mi sento bene - ho contato novecentoventicinque passi da casa al lavoro, novecentoventicinque… Eppure ho tenuto un passo costante…
‘Rossetti non si sente bene? C’è qualcosa che non va?’
Il direttore poggia la mano sulla mia spalla e stringe piano, ma si tiene distante - forse avverte il fetore delle mie ascelle, sono un bagno di sudore e ho pure l’alito cattivo - non mi sento bene, vorrei dirglielo che non sto bene, ma la fila arriva fuori, quarantadue persone, troppa gente che sbuffa e poi sono sempre stato un buon lavoratore - possono dirmi tutto quello che vogliono sulla mia pettinatura, sulle mie camicie, ma non sul lavoro…
‘No no tutto a posto grazie… ho solo… ho solo un po’ di caldo ecco…’
La collega alla mia destra prima gli stava parlando di me, ne ero sicuro - gli avrà detto che rallento la fila, ma che ne sa lei - lei pensa solo alla sua acconciatura, ogni mattina si tocca e ritocca i capelli mentre si guarda a uno specchietto che tiene sul bancone vicino al suo fermacarte messo di traverso… Pensa alla sua acconciatura poi guarda i miei capelli… I miei capelli non le piacciono, no, non piacciono a nessuno… Cosa ne sa lei dell’ordine? - Oggi ho qualcosa che non va… Capita a tutti una giornata storta… Mi sudano le mani, tremano pure…
‘Vado a bere un caffè, ho proprio bisogno di un caffè…’
E’ quasi mezzogiorno, ci sono quarantasette persone in fila e la mia collega di destra si alza per andare a bere un caffè passandomi dietro, mugolando qualcosa, cicalando nell’orecchio della mia collega di sinistra mentre entrambi arricciano il naso disgustate…
La cravatta stringe, comincia a mancarmi il respiro…
‘Mi ha dato il resto sbagliato…signore mi sente? Mi ha dato il resto sbagliato…’
Il resto sbagliato? Impossibile, io non do mai il resto sbagliato – io sono per l’ordine, l’ordine e la precisione.
‘Mi deve ancora cinque euro…’
Non ho mai sbagliato, mai sbagliato in vent’anni di onesto lavoro - diciannove anni dieci mesi e quattordici giorni di lavoro…
Cosa avranno da dirsi quelle due all’orecchio? Perché si sono fermate? Non lo vedono che la gente è nervosa?
Fa caldo… C’è una fila assurda… Mi tremano le mani…
Il sudore… Il sudore cola… La mia pettinatura, non gli va la mia pettinatura… La biro è a posto, la matita è a posto, la gomma è a posto, il temperino è a posto, il fermacarte è a posto…
Le ricevute sono allineate… Ho ricontrollato il resto, dato i cinque euro che mancavano alla signora di prima…
Ho ticchettato due volte con l’indice sul bordo del banco…
Ho riordinato le monete… Ho riordinato le banconote…
Forse parlano delle mie ascelle…
Ma non posso alzarmi, andare in bagno, lavarmi - c’è troppa gente, sono tutti nervosi perché c’è coda, perché fa caldo e lei se ne frega, va a bere il caffè lei…
Mi tremano le mani…
Ho sbagliato a dare il resto… La folla bisbiglia qualcosa…
Mi si stanno appannando gli occhiali… Due ragazze in fila, sui diciassette mi guardano e ridono – poi parlano tra di loro - parlano di me.
Cosa avrò che non va?
Perché tutti mi guardano a quel modo? Cosa vogliono da me?
Allento il nodo alla cravatta, non respiro.
La collega alla mia sinistra grida alla persona che ha davanti che è l’ultimo, che per qualche minuto deve chiudere la cassa.
‘Devo controllare i conteggi’
‘Non… non mi sembra il momento… ecco… c’è tanta gente… Gianna è andata a bere il caffè…’
‘Non mi interessa, aspettano…devo fare i conteggi…’
Conta i soldi si alza e se ne va.
Non lo sa che loro non possono aspettare, sono stanchi di aspettare, sono in tanti, aumentano minuto dopo minuto - devono riscuotere la pensione, devono pagare le bollette, devono pagare le multe, devono spedire i vaglia… Fa caldo, troppo caldo oggi…
Mi giro verso la scrivania del direttore che se ne sta tranquillo al telefono mentre i colleghi delle raccomandate e dei pacchi ridono con le braccia incrociate - hanno poca gente loro in fila, solo tre persone pacifiche con lo sguardo perso nel vuoto, mentre questi di fronte a me mi guardano con la faccia incattivita…
‘C’è qualcosa che non va? Si sente poco bene?’
Una voce di donna, donna anziana, di fronte a me, dall’altra parte del vetro… Cinquantadue persone, aumentano minuto dopo minuto… Non so se ce la faccio, sono da solo, loro aumentano di continuo…
La fine del turno - non arriverà mai la fine del turno oggi…
Fine maggio, temperature record fuori stagione…
‘E’ sicuro di sentirsi bene?…’
Ancora quella voce - mi manca il respiro, sempre più mi manca il respiro, sono fradicio di sudore e mi tremano le mani - cosa vogliono da me?
Forse mi vogliono mettere alla prova - per quello mi hanno lasciato solo, vogliono vedere come me la cavo…
‘Signore…perché non vuole prendere la mia bolletta? Signore, mi sente? Non sta bene?’
Cosa vuole da me?
‘Allora vogliamo muoverci?’
‘E’ da tre quarti d’ora che sono in fila…’
‘I soliti…siete sempre i soliti…non avete voglia di fare un cazzo…’
‘Dove sono finiti tutti?’
Le voci, tutte quelle voci, cinquantadue voci all’unisono, che mi sbattono addosso, mi manca il fiato, novecentoventicinque passi stamattina, loro bisbigliano alle mie spalle, mi tremano le mani, tutte le mattine mia moglie mi aggiusta il colletto della camicia, il fermacarte è al suo posto, io sono per l’ordine, l’ordine sì, temperature record fuori stagione, eppure ho un passo costante…
Perché non tornano? Che fine hanno fatto?
Vogliono mettermi alla prova, sicuramente vogliono mettermi alla prova - io non so se…
Tutti loro, tutti loro là fuori - tra un po’ mi assalgono, sono in tanti, le mani mi tremano, gli occhiali sono appannati, non distinguo le cifre sui bollettini, non riesco a contare i soldi eppure è tutto in ordine – i tagliandi delle bollette, la biro, la matita, la gomma, il temperino…tamburello due volte l’indice sul bancone ad ogni resto…mi manca il fiato, ho allentato la cravatta, slacciato due bottoni della camicia, si soffoca…
Ritiro il bollettino…
A fatica lo inserisco nella macchina… Mi tremano le mani…
Non riesco a battere le cifre sulla tastiera… Uno-sette-uno-virgola-sei-zero… Invio… Zero-virgola-settantasette…
La signora, la stessa signora che mi ha rivolto la parola, mi porge duecento euro… Non riesco a contare il resto, mi tremano le mani - la signora cambia espressione, le sue rughe si contraggono, digrigna i denti finti, le labbra secche si increspano, sbava di rabbia, ringhia.
‘Allora? Si muove o no? Lo sa quanto ho dovuto aspettare stamattina? Cos’ha? Qualcosa non va? Si faccia sostituire, no? Possibile che siete tutti uguali in questo posto?’
Urla, urla a più non posso questa donna, sento la sua voce sbattere sul vetro che quasi si frantuma mentre io ansimo, sento il mio respiro rimbombarmi nelle orecchie, nella testa, non controllo le mani, sono bagnato, completamente fradicio, non so cosa rispondere - guardo la donna e le facce degli altri dietro, tutti con un’espressione cagnesca - cosa gli ho fatto io?… sono sempre stato il più veloce, il più preciso, cosa vogliono da me?… solo perché ora mi cadono le banconote e le monete dalle mani - tremano, non lo vedete che tremano?… è colpa del caldo… non lo vedete voi il telegiornale?…temperature record fuori stagione…
Cosa vogliono da me?
Ho sempre avuto tutto in ordine, sempre, anche la camicia, la cravatta - mia moglie mi aggiusta il colletto tutte le mattine, le chiedo come sto?, lei mi dice bene bene, ma ora le mie mani annaspano nel vuoto, che fine hanno fatto le mie colleghe?… non la vedono loro la fila di gente?… sessantatré persone… non ce la farò mai da solo… le mani annaspano nel vuoto, mi manca il respiro, soffoco, mi mancano le forze, mi aggrappo a qualcosa, non so cosa, ho gli occhiali appannati, il sudore che cola dentro gli occhi che bruciano - sento un frastuono incredibile, mi sono aggrappato alla cassa, ho rovesciato tutto - devo mettere tutto in ordine - le banconote divise per taglio con la faccia all’insù, verso l’esterno della cassa, le monete divise per scomparto - devo rimettere tutto in ordine altrimenti non ce la farò mai a finire il mio turno oggi… devo raccogliere tutto, fare in fretta, far defluire tutta questa gente che aspetta, aspetta, non fa altro che aspettare…
Le mie colleghe stanno tornando - se ne fregano loro, caffè, sigaretta, tornano, vengono verso di me, anche il direttore lo sento arrivare alle mie spalle, cosa vogliono? – hanno tutti un’aria schifata, li vedo appena, ma hanno un’espressione schifata, si scostano, mentre sento caldo e bagnato pure in mezzo ai pantaloni, un caldo improvviso…cosa vogliono da me?
Mi alzo da solo, arrancando, dicendo ce la faccio tutto a posto non è successo niente, è colpa del caldo… ecco…
Mi giro verso le persone in fila, sessantasei persone, aumentano di continuo - cosa succede oggi?
Le mie colleghe schifate si sono messe in un angolo, arrivano pure quelli delle raccomandate mentre il direttore cerca di venirmi incontro con le mani avanti e mi parla.
‘Si calmi Rossetti, ora chiamiamo un dottore, eh? Venga con me, si sieda un attimo…un attimo solo, eh?’
‘No, sto bene, sto bene davvero… fa solo caldo… fa un caldo bestiale oggi… è colpa del caldo… ora mi rimetto al mio posto… ha visto quanta gente oggi direttore?’
‘Rossetti lei non sta bene… ora chiamiamo un’ambulanza, qualcuno, non si preoccupi… signora Caputi, signora Orlandi, riprendete il vostro posto per favore…’
‘No, io devo stare qua, loro due non ce la faranno mai da sole, ha visto quanta gente?’
‘Rossetti per favore venga…venga, nessuno le vuol fare del male…’
‘No mi lasci…io voglio stare al mio posto…devo continuare il mio lavoro…ha visto quanta gente? LO VEDE O NO QUANTA GENTE C’E’?…’
Mi viene incontro… Io arretro verso la mia postazione… La cassa a terra, le monete a terra, le banconote a terra – devo rimettere a posto, non ce la farò mai a finire… C’è uno strano silenzio alle mie spalle… Mi è vicino… Arretro… Tocco dentro la matita la biro la gomma il temperino il fermacarte… Ho spostato tutto…
Dovrei rimettere in ordine… Lui mi è quasi addosso… Cosa vuole da me? Il fermacarte è sul bordo del bancone, sta per cadere per terra… Urlo… ‘NO! IL FERMACARTE! IL FERMACARTE NO! IO SONO PER L’ORDINE, SONO PER L’ORDINE IO!’
Poi il direttore cade… Sento qualcuno della fila urlare… Le mie colleghe dello sportello che strillano… Quelli delle raccomandate che corrono verso di me… Io scavalco lo sportello, sono al di là, sono tra le persone della fila - alcuni si scostano, portano le mani alla bocca soffocando le urla, io sono lì in mezzo…
‘Io sono per l’ordine…ho sempre dato il resto giusto…sono sempre stato il più veloce…diteglielo! DITEGLIELO VOI!’
Ma questi si scostano…
Qualcuno cerca di afferrarmi per un braccio, io mi divincolo…
Devo correre… Non so perché, devo correre… Corro, attento a non calpestare le righe… Corro…
Ottocentoventisette passi di corsa, sette minuti e quindici secondi, tutti di corsa - suono, lei mi apre… Le chiedo come sto?
Urla lei, cos’avrà da urlare… Come sto? Sbatte la porta…
Bene bene… Mi giro… Cinquantaquattro scalini…conto i passi… attento a non calpestare le righe… ogni mattina passo costante… scarpe normali, scarpe da lavoro, trentanovemilanovecento al supermercato della scarpa, un anno cinque mesi e quattordici giorni di vita… sempre attento a non calpestare le righe… crepe profonde… ha piovuto per quattordici giorni di fila… ora fa caldo… temperature record fuori stagione hanno detto… i passi, devo contare i passi… le mie colleghe, caffè sigaretta, cosa avranno sempre da dirsi… non gli va la mia pettinatura… riga a sinistra… fa caldo… mi sudano le ascelle… la camicia… la camicia è sempre a posto… ogni mattina lei mi aggiusta il colletto e la cravatta, le chiedo come sto? Lei risponde bene bene…
Novecentodiciassette passi... Tredici minuti e venticinque secondi… Tutto nella media, nonostante le scarpe - oggi sarà una buona giornata, fa caldo, troppo caldo, ma ho tenuto un passo costante…
Davanti all’ufficio c’è la fila che arriva fuori, mi aspetta tanto lavoro oggi… tanto lavoro sì… ma io sono uno dei più veloci… io sono per l’ordine, sono per la precisione… C’è pure un’ambulanza fuori… qualcuno si sarà sentito male… con questo caldo… temperature record fuori stagione hanno detto…
Sono pronto per il mio turno… La gente in fila mi guarda…
Mi guardano tutti, parlottano tutti tra di loro guardandomi…
Cosa vogliono da me? Non gli va la mia pettinatura forse…
Qualcuno urla… C’è un po’ di gente dietro gli sportelli…
Mi sporgo al di là del vetro - nella mia postazione è tutto in disordine, per terra c’è il direttore… il pavimento è sporco di sangue… vicino c’è il mio fermacarte… chi l’avrà sbattuto per terra?
Loro non stanno mai attenti… Mai attenti, mai…
Le mie colleghe dall’altra parte mi guardano, parlano di me, lo so, stanno parlando di me, non gli va la mia pettinatura, riga a sinistra, lo so che non gli va la mia pettinatura, ma non mi importa, io sono per l’ordine, sono per la precisione… Devo cominciare il mio turno… Qualcuno ancora strilla, cosa avranno da urlare tanto… Fa caldo, si soffoca… Temperature record fuori stagione, hanno detto al telegiornale.



Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dell’Associazione Laboratorio E-20.

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