Luigi Fattore
Brividi
genere
storia d'amore
Prefazione
di Raul Montanari
1
racconto da 8 fermate
Devo confessarvi una cosa. Subway chiede a chi partecipa al concorso di scrivere una pagina di autopresentazione. giusto, perch per i giurati di un concorso letterario anomalo come questo importante sapere che tipo di persona, di esperienza di vita, si ha di fronte e non solo giudicare freddamente un testo. Sta di fatto che alcune di queste presentazioni sono cos pompose e logorroiche da dare sui nervi: elenchi di titoli di studio, stage all'estero, premi gi vinti, trionfi professionali, conditi a volte da autentici deliri narcisistici. Luigi Fattore, invece, era riuscito a condensare la sua esistenza in una riga e mezza, dicendo tutto quello che c'era da dire, non una sillaba di pi. Tanto bastato per incuriosirmi subito.
Qua c' la mano di uno scrittore, ho pensato. E infatti c'era.
Il racconto di Fattore, come la sua autopresentazione, scarno, secco, elusivo, essenziale. Parla di barboni che dormono all'addiaccio presso la Stazione, barboni giovani perdipi: due ragazzi a cui la vita ha chiuso letteralmente la porta in faccia. Eppure non per niente patetico, solo poetico. Racconta di una bambina che vuole fare del bene anche contro la volont di sua madre, ma la narrazione procede senza calcare i toni e scadere nel buonismo oleografico oppure nel luogo comune, con un'asciuttezza che aggiunge in emozione tutto quello che deliberatamente perde in retorica. Descrive un incrocio di destini, ma lo fa con uno sguardo geometrico che non si concede la piet, lasciandola tutta al lettore. Si conclude con un gesto magico, potente e surreale, quello che fa scattare in uno dei personaggi i brividi del titolo; scommettiamo che verranno anche a voi?
1.
La notte scorsa ti ho sognato, sai?
Lo fai spesso?
Cosa sognare? No, quasi mai.
No, intendevo sognarmi
S, sempre.
A Sara un po' vennero i brividi sentendo questa risposta. Chiss forse in un'altra vita Marco, il suo Marco, sarebbe potuto essere un poeta.
Me lo racconti il sogno?
Magari domani, adesso dormiamo.
Ok.
Buonanotte Sara, buonanotte Marco. Non se lo dissero, semplicemente bast che Marco tirasse su l'unica coperta che li copriva.
Spegni tu la luce?
Marco sorrise agli occhi chiusi di Sara. Eh no che non poteva spegnerla.
2.
La messa finita - e la chiesa gi brulicava di panche di legno colpite da borsette e ombrelli - Ma ma prima di mandarvi in pace - niente pi rumore, solo qualche sospiro - Volevo ricordarvi che si avvicina il Santo Natale, e come ogni anno la parrocchia dell'Immacolata si sta organizzando per dare una mano a chi non fortunato come noi, perci, senza dilungarmi troppo adesso, chiunque volesse partecipare a quest'iniziativa e fare qualcosa che fa stare bene gli altri, ma innanzi tutto se stessi
Ale io inizio a uscire che mi fumo una sigaretta. le disse a bassa voce la madre. Alessandra scost di lato le gambe per farla passare e mentre le sfiorava le ginocchia pens: Vatti a fumare la tua fottutissima sigaretta, poi rapidamente si fece il segno della croce chiedendo scusa a Ges per la parolaccia e promettendoGli in cambio che lei non avrebbe mai iniziato a fumare.
pu venire al termine della messa in sacrestia che ci mettiamo d'accordo. L'anno scorso abbiamo avuto qualche difficolt, ma io ho sempre fede. Adesso potete andare in pace.
3.
Quando l'ultima cosa che dici a una persona Io ti odio. ti auguri sempre di non vederla mai pi, perch qualunque sguardo, qualunque altra parola significherebbe odiarla un po' di meno. Nella classifica di Marco, Io ti odio. era al primo posto tra le tre parole pi indimenticabili che si possano pronunciare.
Marco nella sua vita l'aveva detto solo due volte.
La prima a sua madre. Quella notte in cui era tornato a casa e lei non gli aveva aperto la porta. Si ricordava che lo zerbino pungeva e gli graffiava il viso. E si ricordava che sua madre gli gridava dall'altro lato della porta di andarsene via fino a quando non fosse tornato il figlio che aveva portato in grembo per nove mesi, che lui stava rovinando la vita sua e quella di Sabrina. Lascia stare Sabrina, lei queste cose di me non le pensa. Grid con la faccia ancora sullo zerbino e uno spiffero d'aria sulla faccia che proveniva da sotto la porta di casa. Certo che le pensa, me le ha dette lei piangendo, la poveretta, la stai distruggendo.
Io ti odio.
La seconda volta fu un'alba in un giardino sotto un albero. Marco si svegli. Al suo fianco Roberto non lo fece. E non lo avrebbe mai pi fatto. Le due siringhe invece dormivano tranquillamente sull'erba. Prov a scuoterlo, ma Roberto non si mosse. Marco si mise in ginocchio sull'erba rugiadosa e url a se stesso:
Io ti odio.
Almeno in questo Marco era stato fortunato. Perch sua madre non l'aveva mai pi vista. E dalla morte di Roberto aveva smesso di guardarsi allo specchio.
4.
Posso entrare, padre?
Padre Pedro si gir verso la porta e vide Alessandra, la figlia di Maria.
Vieni Alessandra, tua madre non c'? Nel mentre Padre Pedro si alz e apr la finestra per fare uscire il fumo della sigaretta che aveva tra le dita.
Mamma mi aspetta fuori. Volevo dirle che vorrei dare una mano per quella cosa di Natale
Sei molto buona, per forse avremmo bisogno di persone pi grandi, tu ora quanti anni hai?
Dodici.
Appunto. Prova a convincere tua madre.
Ma di cosa si tratta?
Ecco, vedi ogni anno organizziamo il cenone della vigilia di Natale per i senzatetto. Abbiamo a disposizione un capannone, e ci servono persone che aiutino a cucinare, servire, lavare i piatti, oltre che i soldi per fare tutto questo.
Alessandra fece ancora un passo pi avanti e Padre Pedro spense il mozzicone.
Ma io potrei aiutarvi a servire e lavare i piatti.
Ale, si parla del ventiquattro sera cosa direbbero i tuoi genitori?
Perch non parla lei con mia madre?
Padre Pedro indugi.
Magari potrebbe anche decidere di dare dei soldi, in fondo mamma buona.
Padre Pedro decise.
5.
Nessuno in stazione conosceva la storia di Sara. Semplicemente da un giorno all'altro era arrivata. E quando in stazione arriva una nuova, non viene mai vista di buon occhio. E poi tre giorni prima era gi arrivato quell'altro, quel mezzo drogato che aveva deciso di smettere e che chiudeva gli occhi ogni volta che capitava davanti a qualcosa che ne riflettesse l'immagine.
Giorno dopo giorno quei due avevano fatto comunella. Ora stavano sempre insieme. Una mattina Sara si era svegliata e qualcuno le aveva fregato la coperta. Il mezzo drogato le disse di non preoccuparsi.
6.
Il capannone era molto grande. Le file di tavoli lunghe. All'inizio Ale sent un po' freddo. Poi se ne dimentic. I senzatetto arrivavano a piccoli gruppetti, e ognuno aveva in viso qualcosa di diverso. C'era chi entrava timido. Chi guardava a terra. Chi aveva il viso arrabbiato, quasi stesse facendo un piacere a mangiare un po' che lui di certe cose non aveva mica bisogno. C'era chi sorrideva e chi un po' piangeva. Quasi nessuno parlava.
Mettetevi pure a sedere dove volete.
Ale un po' si sent in colpa, perch non riusc a non pensare a quella cosa: quelle persone puzzavano. Magari non tutte. Ma in generale s. Anche sua nonna puzzava, si ricord e, quando l'estate prima era morta, Ale aveva pianto anche perch pensava che da l su lei avrebbe potuto leggerle il pensiero e capire che non aveva mai sopportato il suo odore.
Cerc di non pensarci. And in cucina e iniziarono a darle dei piatti: tortellini in brodo.
7.
Ti piace come ho cucinato?
Moltissimo, adoro i tuoi tortellini.
Sara e Marco erano seduti di fronte. Si fossero seduti l'uno al fianco dell'altra sarebbero stati pi vicini, ma volevano una cenetta romantica e, nelle cenette, l'uomo e la donna sono seduti di fronte.
Allora, me lo racconti il sogno? disse Sara con la bocca piena.
Ma non niente di che.
Dai.
Vabb. In pratica
Aspetta. Ragazzina!
S? Ale si ferm, ma non si avvicin a quei due strani ragazzi. Lei aveva i capelli rossi e corti, ma tagliati male. Lui una barba incolta. Le mani nere dei due stringevano pi del dovuto i cucchiai.
Secondo te cosa sogna un senzatetto?
Non lo so. Forse una casa?
Vediamo dai, siediti qui e ascoltiamo. Sono curiosa anch'io.
Ale tir un lungo respiro. Pens a sua nonna, e si sedette a fianco della ragazza con i capelli rossi.
8.
C' una spiaggia. E un cane, su questa spiaggia. Tu sei seduta sulla sabbia. Hai un paio di pantaloncini, i capelli pi lunghi legati in due trecce. E porti un berretto. il tramonto. Tu giochi col cane. Gli lanci un bastone e lui te lo riporta. Glielo rilanci e lui te lo riporta. Glielo lanci ancora e lui te lo riporta. Non lo lanci, forse ti sei stancata, ma lui parte lo stesso e ti riporta un bastone, uguale a quello che hai in mano. Ora ne hai due in mano. E non li lanci. Lui ti guarda un po', aspetta, poi riparte. E torna con un giubbotto tra i denti. Tu lanci i due bastoni a mare, ma il cane non parte, ha sempre il giubbotto tra i denti. Tu allora lo prendi, lo infili, ti alzi e vai via. Il cane ti segue. Siete felici.
9.
Ad Ale un po' vennero i brividi. Anche se non c'era nessuna casa nel sogno.
L'odore del brodo la riscosse. I due ragazzi si guardavano senza dirsi nulla.
Io vado in cucina ad aiutare.
Sei qui con tua madre? le chiese Marco.
No, mia madre manco mi ci voleva mandare qua. Neanche Padre Pedro stava riuscendo a convincerla. Per fortuna ci riuscito mio padre. Lui lavora in stazione e dice che conosce la gente come insomma dice che una cosa bella quella di questa cena e ha detto che se volevo andare potevo farlo.
Tuo padre lavora in stazione?
S, si occupa della manutenzione.
Ho capito.
Ale si alz e prese i piatti vuoti.
10.
Adesso che il capannone si era svuotato toccava lavare i piatti. Ale era un po' stanca, Padre Pedro le aveva detto che poteva andare, aveva gi fatto abbastanza, ma lei un altro po' ce la faceva.
And a pulire le ultime file e vide che il ragazzo del sogno era rientrato. Le si avvicin e le chiese
Ti andrebbe di fare una cosa per me?
11.
Quella scena non l'aveva mai vista Ale. Perch in stazione di notte lei non c'era mai stata. Sotto la tettoia di alluminio c'era una lunga fila di persone stese su dei cartoni. I pi fortunati avevano dei cappelli di lana, ma la maggior parte doveva accontentarsi di una piccola coperta. Qualcuno gi dormiva, qualcuno chiacchierava. Ale non capiva come riuscissero a dormire con tutta quella gente che scendeva dai treni. Ale non sapeva neanche che i treni continuassero ad arrivare anche di notte. E poi non capiva come la gente potesse camminare a fianco di quegli uomini infreddoliti con tutta quell'indifferenza.
Con lo sguardo percorse la fila dei senzatetto e riconobbe Marco e Sara.
12.
stata una bella vigilia, vero?
S. Tanto. Marco, mi prometti che non smetterai mai di sognarmi?
Promesso.
Silenzio. Folata di vento freddo. Sara si stringe di pi a Marco sotto la loro unica coperta. Il cartone sotto di loro fa uno strano rumore, come un regalo di Natale quando qualcuno lo apre.
Io ti amo. sussurr Sara.
Non glielo aveva mai detto. Marco fu costretto immediatamente a rifare tutta la classifica delle tre parole pi indimenticabili. C'era un nuovo capoclassifica.
Anch'io, Sara.
Si strinsero forte. Poi Sara sussurr:
Spegni tu la luce?
Marco sorrise. Alz un braccio.
Ale vide il braccio di Marco alzato e si gir verso il padre proprio mentre abbassava un interruttore.
La luce sotto la tettoia di alluminio si spense. L'esterno della stazione si oscur in un attimo.
Fatto. sussurr Marco.
Sara apr gli occhi e vide il buio.
Un po' le vennero i brividi.
Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dellAssociazione Laboratorio E-20.
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