Ilaria Rossetti
Hassan
genere
fiaba metropolitana
Prefazione
di Paolo Giovanetti
1
racconto da 6 fermate
Un racconto di genere? In effetti Hassan sembra possederne molte caratteristiche. Vediamole: un commissario di polizia segnato anche nella carne da un passato misterioso, un volenteroso aiutante, l'avvio di un'indagine; ma soprattutto la sensazione di vivere dentro un mondo in cui crimine e giustizia sono reversibili perch il marcio sovrasta ogni speranza di redenzione. Si tratta, come si sa, degli ingredienti di quel genere oggi in Italia praticatissimo, che tutti convengono di chiamare noir. E il lettore che con questa recente tradizione abbia un minimo di consuetudine potr sbizzarrirsi a scoprire le fonti che motivano il personaggio di Hassan Liverani e lo arricchiscono di qualche dj vu.
Eppure. Come si svolge, intanto, l'indagine? A ben vedere non si svolge: uno sprovveduto giovane costretto a confessare la propria fede religiosa; ma tutto finisce l, perch l'umanit del commissario impone di sospendere la detection. La dominante strutturale insomma di natura etica, e il poliziesco un pretesto per tratteggiare un bozzetto morale che metta in scena un mondo statico. L'opposizione Male/Bene non evolve: la colpa dell'inquisito consiste in un valore forte, positivo, come la religione; i sospetti dell'ispettore Guareschi sono controbilanciati dalla bonariet del commissario; e questi incarna una doppia indole - di vittima e di carnefice, di uomo inerme e di giustiziere - che gli impedisce di agire davvero.
Se cos , la morale tipica del noir ne esce rovesciata. All'immagine di un reale ammalato e privo di riscatto, si sostituisce la raffigurazione di una condizione umana miracolosamente conciliata. In fondo, le divaricate ragioni di ognuno possono comporsi in un fragile equilibrio, poich ci dato sperare in qualche oasi di pace; e proprio pacifica, anzi, la natura prima che i comportamenti individuali suggeriscono.
Tutto vero, forse. Ma quella mina antiuomo, quel piatto di carne impura offerto per smascherare il credente, come li giudichiamo?
Giravano molte voci circa il modo in cui il commissario Hassan Liverani aveva perduto il braccio destro.
Tutte erano alquanto fantasiose: si parlava di una sparatoria, dell'attacco di uno squalo, di un maniaco armato di sega elettrica, della vendetta di qualche mafioso col pallino del macellaio. Erano tutte ipotesi che ritraevano un commissario Liverani eroico e coraggioso, alle prese con criminali incalliti e pescecani assassini. Ma di eroico, almeno a vedersi, il commissario aveva ben poco. Non era alto, non era atletico, non girava con la pistola infilata nei jeans e non indossava giubbotti di pelle. Era un uomo che non si notava, per strada. Viso ordinario, carnagione olivastra, occhi spenti e una barba appena accennata. Solo la manica destra della camicia, che penzolava vuota e inerte lungo il fianco, poteva sortire una qualche occhiata di curiosit. Per il resto, il poliziotto non era tipo da andarsi a cercare le attenzioni del genere umano, e il genere umano, d'altro canto, non pareva troppo interessato alla sua andatura strascicata, alla parola rara, ai suoi modi spicci.
Cosa cavolo ci facevi davanti al Colosseo?
Il tono secco dell'ispettore Tonino Guareschi fece sobbalzare il giovane seduto di fronte a lui.
Niente, facevo solo delle foto! balbett il ragazzo, arrossendo visibilmente.
Liverani li guard da dietro la scrivania: potevano avere la stessa et, quel giovanotto e l'ispettore. Quanti anni? Venticinque, ventisei, forse. Stesso mento liscio, stessi capelli folti, stesse scarpe firmate. Eppure uno era l a far tremare di paura l'altro. Il commissario socchiuse gli occhi, s'infil la mano nella tasca della giacca ed estrasse sigaretta e fiammiferi: Tonino
L'ispettore si volt subito e, alla vista di ci che Liverani stringeva nella mano, corrug la fronte. Il suo sguardo torvo era inequivocabile, ma il commissario lo ignor deliberatamente. Tonino spalanc le braccia: Sor commissario, andiamo! La legge dice
Un'occhiata di Liverani lo mise a tacere. Tonino mormor. S'interruppe con un sorriso appena accennato: La legge sono io.
Poi inclin la testa di lato e strabuzz gli occhi, picchiettando con le dita sul pacchetto di Camel. L'ispettore sbuff e, scuotendo la testa, si avvicin e gli accese la sigaretta. Liverani inspir una soddisfatta boccata di fumo. Sorrise: Sei un bravo figliolo, Ant.
Tonino non rispose, e torn a torchiare il ragazzo che sedeva silenzioso su uno sgabello, il volto arrossato e le lacrime agli occhi. Quella povera creatura aveva avuto la brillante idea di avventurarsi nel centro di Roma con uno zainetto sulle spalle. Stupido sciocco, pens Liverani: la nuova legge lo vietava espressamente nelle aree protette. Poi il ragazzo si era fermato davanti al Colosseo e, nel medesimo istante in cui aveva tentato di sfilarsi lo zainetto, una torma di poliziotti esagitati si era gettata su di lui e lo aveva arrestato.
Il commissario lo guard sospirando: probabilmente quel povero cristo voleva davvero semplicemente scattare una fotografia.
Ma i tempi erano quelli che erano: piet e assurdit.
Ascolt l'ispettore per altri cinque minuti: il poliziotto seguiva rigorosamente il protocollo antiterrorismo, rivolgendo al ragazzo le domande pi impensabili. Ad un certo punto Tonino tacque. Liverani si rilass contro lo schienale, giocherellando con la sigaretta. Tonino fiss il giovane, che sembrava farsi pi piccolo man mano che l'interrogatorio proseguiva: Che religione professi?
Silenzio.
Il commissario osservava la scena: l'ispettore con espressione seria e mani sui fianchi, il giovane con sguardo disperato e braccia abbandonate sulle gambe.
Allora? incalz Tonino.
La questione della religione era la pi importante di tutto il protocollo antiterrorismo e, allo stesso tempo, quella che creava pi difficolt agli interrogati. I furbi sapevano che rispondere di essere musulmani equivaleva a rinchiudersi da s in gattabuia e buttare la chiave: cos dichiaravano un'altra fede e sopportavano la prova. I pi onesti, invece, tentavano di rispondere sinceramente: ma non sempre era impresa facile. Quanti ne aveva visti, lui, di sospettati con dubbi esistenziali, indecisi se dichiararsi atei o cristiani, buddisti o ebrei. Teoricamente era abbastanza normale nutrire dei dilemmi religiosi: faceva parte della normale predisposizione delle persone non superficiali, dotate di almeno un barlume di profondit. Ma l, nella spoglia stanzetta di un commissariato, un sacrosanto dubbio esistenziale poteva decretare un'infinita valanga di guai per il misero e onesto interrogato. Liverani lanci un'occhiata critica al giovanotto: l'aria spaventata e il silenzio prolungato facevano temere il peggio. Eccone un altro, un altro affetto da sincerit cronica.
Non saprei, signore. mormor sommessamente il ragazzo.
Il sudore gli imperlava la fronte abbronzata. Sotto la luce artificiale della sala, le gocce parevano brillare come lucciole nel buio. Il commissario sospir, avvolto in cerchi di fumo: quel giovane poteva essere suo figlio, e aveva solo un'immensa paura.
Tonino, con le mani sui fianchi e il volto scuro, sbuff, abbassando la testa. La rialz lentamente e guard il ragazzo dritto negli occhi: A volte Tonino metteva davvero paura. Che religione professi? disse in tono secco.
Il giovane impallidiva sempre di pi: Gliel'ho detto, ispettore! Non lo so, io non sono sicuro! Io non so cosa
Tonino alz una mano, interrompendolo: Basta cos. Rispondi a questa domanda: professi la religione islamica?
Liverani spense la sigaretta nel portacenere e attese.
No, signore. rispose il giovane, in tono tremante. In quel momento la porta si spalanc e un poliziotto in divisa entr con cautela nella stanza, tenendo tra le mani quello che sembrava un piatto pieno di carne. L'uomo lo porse all'ispettore Guareschi e, dopo un cenno di saluto al commissario, spar nel corridoio, chiudendo la porta dietro di s. Hassan Liverani ondeggi con la sedia, impaziente: quello che sarebbe venuto era il pezzo che detestava di pi. Tonino prese il piatto e lo allung al giovane, che aveva assistito alla scena nel pi totale smarrimento: Prendi e mangia.
Il ragazzo prese il piatto, senza capire: Cosa significa?
Tonino afferr una seggiola e si posizion di fronte all'interrogato, fissandolo dritto negli occhi: Quella, amico, carne di maiale. Nessuna reazione. Liverani osserv attentamente il giovane: la sua espressione era rimasta impassibile.
Mangiala e provaci che non sei musulmano. prosegu in tono pratico l'ispettore. Il ragazzo sussult. Guard la carne nel piatto, poi il commissario. Liverani ricambi lo sguardo e quello che vi lesse non gli piacque per niente. Fuori, le nuvole scalfivano appena il cielo, il sole abbacinante riflesso sui vetri di fronte alla scrivania. Liverani s'immagin al mare, lontano da tutti, dove sarebbe bastato un tuffo nell'acqua salata per non sentire pi nulla. N paura, n odio, n sciocchezze. Solo acqua e silenzio.
Non non posso. Il giovane era sbiancato, gli occhi feriti. Liverani e Tonino lo osservarono in silenzio.
L'ispettore lo scrut con attenzione: E perch non puoi?
Altro silenzio. Liverani chiuse gli occhi.
Perch perch sono musulmano. sussurr il ragazzo con un soffio di voce.
Tonino lo fiss per qualche attimo, poi si alz e appoggi il piatto sulla scrivania.
Perch ci hai mentito?
Perch se sono musulmano voi pensate che sto per ammazzare qualcuno!
Il ragazzo scatt in piedi, le lacrime agli occhi.
Tonino lo afferr per le spalle: Ehi! Hai mentito su un fattore molto importante!
Io non ho fatto niente! grid il giovane.
L'ispettore Guareschi scosse la testa: Ma lo farai.
Il ragazzo ammutol.
Svuotato e turbato, Liverani, con l'unica mano che gli rimaneva, firm un foglio e lo consegn a Tonino. Poi torn a guardare il ragazzo che stava seduto in silenzio, le spalle incurvate. Il commissario Liverani si sent sprofondare. Due poliziotti entrarono nell'ufficio e afferrarono il giovane, portandolo via. Tonino li segu.
Mentre varcava la soglia, il giovane si volt indietro, guardando il commissario. Liverani anneg in quegli occhi spenti.
In quel momento, di fronte a quello sguardo, Hassan Liverani si sent un essere abietto.
Pens a dov'era cresciuto, ai kalashnikov puntati sulla sua gente, al sole che splendeva sui morti ammazzati.
L'orrore era la normalit, ma lui, grazie a Dio, non era stato costretto ad accettarla.
Poi pens a dov'era adesso: a Roma, salvo, senza l'angoscia delle bombe sulla testa. Un sopravvissuto.
Mentre quel ragazzo usciva, Liverani guard il piatto abbandonato sul bordo della scrivania. Ci rimasto solo questo, consider. Una stoviglia sporca di odio e paura. Cerc di accendersi un'altra sigaretta, senza riuscirvi.
Ingozzati di carne suina e sar sicuro che non farai a pezzi i miei figli. Piet e assurdit.
Circolavano molte leggende circa il modo in cui il commissario Hassan Liverani, padre italiano e madre irachena, avesse perduto il braccio destro. Da parte sua, il vecchio poliziotto sapeva che c'era ben poco di leggendario in quella tragedia. Nulla di eroico, di glorioso, o di memorabile. Solo una piccola mina sepolta nella sabbia delle strade irachene. Solo la pi alta espressione di autodistruzione dell'uomo: questo c'era stato. Nessun criminale da inseguire, nessuna donzella da salvare, n squali affamati, o imprese epiche e gesti di sacrificio. Il braccio di Hassan Liverani era saltato in aria mentre giocava per strada. Niente di speciale. E ora, mentre ammirava il crepuscolo che inondava i vetri del suo ufficio, non riusciva nemmeno ad accendersi una stupida sigaretta.
Tonino entr di gran carriera, sbattendo la porta e borbottando parole incomprensibili.
Cominci a camminare avanti e indietro per l'ufficio, le mani sprofondate nelle tasche e il viso rabbuiato.
Passando sferr un calcio allo sgabello, sotto lo sguardo sornione di Liverani.
Nervoso, Ant? domand il commissario in tono bonario.
Guareschi si arrest all'improvviso e lo fiss con sguardo fiammeggiante: Nervoso, commissario?! Nervoso?! E me lo chiede?! Perch diamine ha fatto scagionare quel ragazzo?!
Era tutto in regola, mi sembra. ribatt Liverani in tono calmo.
Era musulmano, commissario! E ci aveva mentito!
Aveva solo paura, Tonino. Liverani scand le parole: Solo e soltanto paura.
Era pure iracheno, signor commissario!
E che vuol dire? Pure io sono iracheno. Lo sguardo di Liverani penetr la rabbia di Tonino.
Certo, ma diverso Ci ha mentito!
Viveva in Italia dalla nascita. Ed era solo un ragazzo, Antonio
Non c'entra niente, e lei lo sa bene!
Abbi un po' di fiducia nel prossimo, a volte!
Cadde il silenzio.
Tonino fiss il commissario, improvvisamente ammutolito. Liverani aveva urlato, quasi senza accorgersene. Si rese conto di essere profondamente infuriato. Infuriato con quel giovane poliziotto sospettoso di tutti e tutto. Infuriato con l'intero protocollo antiterrorismo.
Si fissarono in silenzio per qualche istante.
Perch, sor commissario, lei ce l'ha ancora la fiducia nel prossimo? mormor sommessamente Tonino, cercando lo sguardo acceso di Liverani. Il commissario non glielo rifiut.
Gli si avvicin lentamente, fino ad arrivare a poche spanne. Gli appoggi la mano sulla spalla: Certo.
Tonino sostenne il suo sguardo, un'espressione dura dipinta in volto: Non se la merita, la mia fiducia, quel tipo di prossimo!
Liverani, a quelle parole, si sent gelare.
Strinse pi forte la spalla di quel ragazzo: La sai una cosa, Antonio? A me mancher pure un braccio, ma qui, a volte, sei tu l'inabile.
Senza staccargli gli occhi di dosso, gli porse un fiammifero: E accendimi sta' sigaretta, va'.
Tonino ubbid in silenzio, pensando che il suo commissario fosse un ingenuo.
Hassan Liverani, invece, pens che sarebbe stato bello avere ancora tutte e due le braccia.
Almeno per stringere Tonino.
Per stringerlo forte.
Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
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