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Vincenzo Sagnelli
Fuorisede

genere narrativa personale

1 racconto da 6 fermate

Prefazione
di Francesco Lucioli

Fuorisede uno studente universitario lontano dal suo paese, inghiottito da una grande citt sospesa fra le immagini reali dell'esperienza e quelle filtrate della cronaca. Fuorisede un giovane alla ricerca del proprio posto nel mondo, alla ricerca della propria identit. Fuorisede la signora Titina, l'acquaiola che non si allontana mai dal suo bugigattolo delle bibite. Fuorisede un bambino pronto a tutto pur di recuperare un orsacchiotto. E fuorisede il mondo di oggi, un mondo in cui tutto pu accadere. Fuorisede il titolo di questo piacevole racconto, acquerello di una giornata qualunque oltre l'orizzonte di una finestra aperta, foto di gruppo di tanti personaggi fuorisede eppure, al contempo, tutti perfettamente al loro posto. Fuorisede anche, a suo modo, la scrittura di Vincenzo Sagnelli, questo amalgama senza punti fermi (reali e metaforici), rappresentazione dell'incessante movimento di una realt in continuo divenire. Attraverso le parole del protagonista un intero microcosmo a parlare, a trovar voce per raccontare e raccontarsi. Laddove tutto rischia di trovarsi fuori posto, fuorisede, il desiderio di continuare a narrare sembra l'unico modo per ricomporre i frammenti di una progressiva dispersione. L'accumulo risulta la cifra caratteristica di questo racconto, un racconto da leggere tutto d'un fiato, in fretta ma senza fretta, un racconto che sembra richiedere giusto il tempo di un viaggio in metropolitana, ma che si avr voglia di leggere di nuovo, con pi calma. Fuorisede dunque, non fuori luogo.

Io e Davide siamo studenti fuorisede. Ogni sabato io torno in treno al paese, rassicuro mamma e pap sulle mie condizioni di salute e riempio di panni sporchi la cesta nel bagno. Il luned mattina sono di nuovo in citt, con lo zainetto del liceo carico di biancheria pulita e mille raccomandazioni nella testa. Da due anni abitiamo in un piccolo appartamento composto da due stanze, un bagno senza finestra e una cucina spaziosa che funge anche da soggiorno, all'ultimo piano di un palazzo tanto antico quanto fatiscente. Le due stanze sono adibite a camere da letto, in una c' l'ingresso del gabinetto cos la notte se possibile la trattengo, per non svegliare il mio amico. Ogni mese paghiamo la bolletta della luce, l'acqua, il gas e il mensile alla signora del primo piano, che raccoglie i nostri soldi e quelli degli altri condomini, per la maggior parte studenti fuorisede come noi, e li porta alla padrona di casa, una anziana nobildonna sempre in viaggio che nessuno ha mai conosciuto.
La storia dell'anziana nobildonna sempre in viaggio una balla che si sono sentiti raccontare, dai rispettivi fittuari, un po' tutti i ragazzi hanno preso casa nel quartiere. Una zona molto ambita, perch a due passi dalle universit, dove la maggior parte degli appartamenti sono di propriet della malavita locale.
Il marted sera si cena a base di involtini primavera, ravioli al vapore, risotto con gamberi e frutta caramellata. La mia fidanzata si chiama Laura. Compra gli ingredienti necessari per preparare i piatti cinesi in un supermercato sotto casa sua, viene da noi verso le otto con due buste della spesa sottobraccio, si mette ai fornelli e un'ora dopo la nostra cucina-soggiorno diventa il ristorante cinese che non possiamo permetterci.
La prima volta che vidi Laura la vidi negli occhi di un parcheggiatore, che si spalancavano per la sorpresa, simili a due fari nel buio di un volto sfatto dal tempo e dalla cattiva sorte. Come lo stolto che fissa il dito invece di guardare la luna, mi lasciai distrarre dalla ragnatela di rughe che solcavano la faccia del vecchio in contrasto con il nuovo, impensabile fervore che ne accendeva lo sguardo e rallentai il passo, consentendo a Laura di superarmi sulla strada che fiancheggia l'ingresso dell'universit.
La seconda volta che la vidi, la vidi di spalle.
La serata orientale si conclude sempre allo stesso modo, Davide va a chiudersi in camera sua per concedere ai due piccioncini, come ci chiama lui, un po' di intimit ed io e Laura per prima cosa riordiniamo la cucina, sparecchiamo la tavola e laviamo i piatti, lei lava ed io accanto a lei asciugo le stoviglie con il panno e le metto a posto. Lavare i piatti insieme piace molto a entrambi, una buona occasione per stare vicini, sfiorarci, annusarci senza darlo ad intendere, con la scusa del lavoro da sbrigare riusciamo a godere l'uno dell'altra senza andare subito al dunque, come spesso inevitabilmente accade, senza saltarci addosso, assaporando nuovi colpi d'occhio, diverse inquadrature, gesti semplici e dolci che vivono il tempo dell'attesa e che la frenesia di due corpi inchiodati a un muro soffocherebbe.
E intanto qui da due giorni non si riesce a combinare niente. Mi siedo alla scrivania, sfoglio il libro, ne leggo una pagina e quando acquisto quel minimo di concentrazione giusta per mettermi a sottolineare con la matita colorata i concetti pi importanti da mandare a memoria rieccolo il rumore assordante dell'elicottero che sorvola questo tratto di citt per la decima volta in mezza giornata. Non mi scompongo, il frastuono che fa tremare le mura dura pochi minuti e poi il silenzio, anche gi nelle strade e questa novit assoluta, la gente ferma con il naso in su che si lascia distogliere dai propri affari quotidiani per scrutare il cielo muta e assorta in cupi pensieri, poteva accadere a chiunque di noi, poteva accadere a mia sorella, poteva accadere a mia figlia. Il volo radente dell'elicottero toglie il fiato e stende come un velo d'ansia sulle persone abituate a riempire le giornate con le proprie grida, voci squillanti di mercato, richiami da un balconcino all'altro, bestemmie articolate e pungenti degne dei migliori artisti di teatro e risate cristalline e lucenti come gli zampilli d'acqua dalle bocche dei puttini di pietra. L'elicottero della polizia passa attirando gli sguardi e tutto tace, sospeso, in attesa, un'attesa che innervosisce anche me, mi alzo dalla sedia solo per stravaccarmi sul divano provando a sentirmi estraneo a tutta questa faccenda perch io sono solo uno studente fuorisede, di passaggio in questa citt che non mi appartiene, di cui non so nulla, cos lontana dalla mia casa e dai miei affetti ma una vocina maledetta mi dice che non cos e lo fa subdolamente, insinuandosi nella mia testa come un cattivo odore di cui non riesci proprio a identificare la provenienza
Due giorni fa, in un quartiere poco distante da questo, c' stata una sparatoria. Un tizio in motocicletta ha estratto una pistola ed ha sparato ad un altro tizio appiedato a pochi metri da lui. Un agguato di stampo camorristico, come si legge sui giornali, un regolamento di conti alle ore dieci e trenta del mattino, in mezzo alla folla, in pieno giorno, alla luce del sole. L'assassino, dopo aver esploso diversi colpi ha dato gas alla moto ed scappato via, scomparendo nel nulla, in una nuvola di polvere e fumo. La vittima dell'agguato, caduta in ginocchio sul marciapiede, dopo poco ha cominciato ad avvertire dei tremendi dolori al petto ed stato ricoverato d'urgenza al pronto soccorso, colto da un infarto che lo tiene ancora adesso in pericolo di vita. Una ragazzina di tredici anni morta, centrata in pieno da un proiettile vagante.
Una ragazzina di tredici anni morta, centrata in pieno da un proiettile vagante, mentre decideva davanti alla vetrina di un negozio d'abbigliamento il colore della magliettina da indossare quella sera alla festa di compleanno della sua compagna di banco che per i suoi quattordici anni aveva ottenuto il permesso dai genitori di affittare un intero locale dove ospitare gli amici in una festa eccezionale con un vero Dj di quelli extramitici che d'estate vanno a suonare nelle discoteche di Rimini e Riccione e forse, ma suo padre aveva fatto finta di non saperne niente, per farle una sorpresa ad un certo punto della serata si sarebbe presentato nel locale uno dei cantanti neomelodici che lei e la sua compagna di banco adoravano e ascoltavano tutto il santo giorno anche in classe mentre il prof. spiegava e loro due strette strette spalla contro spalla per non farsi sgamare con il registratore nascosto nello zainetto e una cuffietta auricolare ciascuna sognavano ad occhi aperti a tempo di musica tutta la felicit di questo mondo.
Nel pomeriggio ci saranno i funerali della ragazzina uccisa, Laura ha deciso di unirsi alla folla che di sicuro assister alla cerimonia funebre, voleva che l'accompagnassi, le ho spiegato che non potevo, avevo da studiare.
Il solito asociale. ha commentato in tono ironico mentre usciva, lasciandomi da solo in casa a chiedermi cosa cazzo c'entri la mia capacit di socializzare con questa tragedia.
Prendo anche io una decisione, adesso scendo e mi compro una birra. Si tratta di un trucchetto che utilizzo di rado, quando nonostante tutti i miei sforzi non riesco proprio ad applicarmi e funziona sempre, dopo un paio di bicchieri mi concentro e studio come se inserissi il pilota automatico, con una 66 cl al mio fianco posso restare con la testa china sui libri per pomeriggi interi senza mai alzare il culo dalla sedia. Davide sa di questa mia stranezza e si limita a riderci su, Laura invece se la prende e dice che finir col diventare un alcolista. Del resto, quando la sera si esce, io sono il classico tipo che non eccede mai, che si limita alla birra per mandare gi il panino o la pizza, non ordino la seconda birra o la terza per mandare gi la serata come fa la maggior parte degli amici, Davide compreso, che poi non si regge in piedi e sono io a dovermelo quasi caricare sulle spalle per riportarlo a casa, cercando allo stesso tempo di non farlo cantare a squarciagola nel vicolo alle due di notte, il tutto mentre la mia bella fidanzatina invece di aiutarmi ci segue e se la ride dietro di noi.
La birra potrei comprarla alla salumeria all'angolo, certamente non al bar dove me la farebbero pagare il doppio, io per preferisco fare un po' di strada in pi e andare a prenderla da Titina l'acquaiola, che sembra una madonnina nella sua nicchia rivestita di frasche di limone e riparata dalla strada soltanto da un mezzo tavolo di marmo sul quale da cinquant'anni lei serve sempre la stessa cosa, acqua o limonata e negli ultimi anni per tenersi al passo con i tempi anche Cocacola, aranciata e birra. Titina avr ottanta o forse novant'anni, il suo negozietto un bugigattolo scavato nel muro con lo spazio solo per lei e per il grosso frigorifero alle sue spalle che fa un rumore d'inferno. Apre alle otto di mattina e chiude alle otto di sera e, sar un caso, ma io non l'ho mai vista seduta. Sempre l'ho trovata a trafficare in quello spazietto angusto piena di vivacit e di allegria come una ragazzina.
Una volta mi permisi di affermare che alla sua et avrebbe dovuto riguardarsi, non poteva lavorare dodici ore di seguito al giorno, ci rimetteva in salute e lei allora mi raccont di avere dentro la pancia una rete metallica che le sorregge i visceri, opera di un illustrissimo professore del policlinico di quelli che un tempo venivano definiti i baroni della medicina e che adesso danno i nomi ai vari ospedali della citt, alla cui buonanima lei ogni tanto rivolge le sue benedizioni, e mi spieg che proprio quello era il motivo per il quale lei non aveva mai smesso di lavorare, non poteva assolutamente. Altrimenti se mi riposo la rete si allenta e sono guai. mi disse. Sorrise fissandomi dritto negli occhi e, mentre io realizzavo che mi aveva appena dato la risposta pi assurda del mondo, nello stesso istante compresi imbarazzato che in realt ero stato io a farle la domanda pi stupida del mondo. Lei segu passo passo il ragionamento nella mia testa e smise di fissarmi non appena si sent soddisfatta di come il mio cervello aveva lavorato.
La ritrovo con i gomiti poggiati sul mezzo tavolo di marmo, protesa in avanti per ascoltare il discorso di Carmine, proprietario dell'omonima trattoria dall'altra parte della strada, che al centro di un capannello di perdigiorno fa ragionamenti e chiacchiere che, a dire il vero, in due giorni ho sentito venir fuori dalla bocca di persone tra le pi disparate.
I tempi sono cambiati in pieno giorno, in mezzo alla gente... almeno scegliete qualcuno con la mano ferma... un tempo quel pezzo di merda lo avrebbero consegnato loro stessi alla polizia, magari con le gambe spezzate, per una questione di onore e rispetto... e invece chiss dove se ne sta nascosto quel pezzo di merda che nemmeno con l'elicottero lo possono stanare...
Discussioni che io non sono ancora in grado di comprendere. Due anni che vivo qui, esclusi i fine settimana, le feste comandate e le vacanze estive. Due anni cos ridotti sono forse pochi per intendere, per giustificare l'uso e l'abuso di tutti questi verbi, scegliere e consegnare, spezzare e stanare, ma insomma chi deve scegliere-consegnare-spezzare-stanare oppure a chi bisogna scegliere-consegnare-spezzare-stanare e poi per preservare l'onore e il rispetto di chi? Scarseggiano i soggetti, in queste frasi che tengono insieme gli angoli delle vie. O forse si tratta di un unico soggetto a mancare che poi non manca affatto, a quanto pare
La credevo concentrata sul vocione rauco da fumatore accanito di Carmine e invece neanche il tempo di accostarmi al banco che lei, senza nemmeno guardarmi, si volta, apre il frigo e ne tira fuori una birra gelata che posa sul mezzotavolo di marmo dove riappunta i gomiti e con il mento tra le mani ritorna attenta alla discussione. Me ne sto l fermo a chiedermi se la birra l'ha presa per me o per qualcun altro, del resto come faceva a sapere quello che volevo prima ancora che l'ordinassi?
Si, per te, ma non stiamo neanche a met pomeriggio e ti fa male. mi dice, sempre con gli occhietti neri rivolti altrove.
Titina capisce. Titina l'acquaiola capisce me e la mia birra accanto al libro. Capisce Carmine che si fuma tre pacchetti di sigarette al giorno e parla in continuazione per assicurarsi di avere ancora la voce. Capisce il mondo che le scivola davanti agli occhi sempre uguale e per tale motivo io credo che a volte la sua mente anziana confonda le facce ed i fatti con altre facce ed altri fatti gi accaduti in passato. Eppure questo non ha la minima importanza, a riprova che nulla cambia davvero. I momenti in cui le facce e gli eventi si sovrappongono non intaccano minimamente la sua lucidit. Lei capisce lo stesso e, come si dice in dialetto, ti sa pittare dalla testa ai piedi in un attimo, al massimo pu commettere il trascurabile errore di chiamarti con un nome diverso. Un nome che non il tuo ma che, se ci pensi su un secondo, non ti starebbe poi cos male, come nome.
Non ho voglia di ritornare subito a casa, almeno non prima di aver scambiato quattro chiacchiere con qualcuno, cos faccio il buffone Ma che vi ho fatto qualcosa di male, signora Titina, che oggi neanche mi guardate? si scaltrisce la mia voce, con un tono a met tra l'offeso e il dispiaciuto, riuscendo finalmente ad attrarre la sua attenzione, anche perch tutti la chiamano Titina, a volte donna Tit. Difficilmente si sente un signora Titina e so che la cosa le fa piacere. Del resto io le sono risultato simpatico sin dall'inizio, sin dalla prima volta che mi fermai quasi un anno fa al mezzotavolo di marmo per comprare qualcosa da bere sulle pizze che io e Laura portavamo a casa. In realt quella che le piacque subito fu Laura, con lei attacc a parlare e non la finivano pi finch non intervenni io preoccupato che le pizze si stessero raffreddando, interrompendola a met di una frase e, lei con fare seccato, disse alla mia ragazza Tu e questo qua fate l'amore? che in italiano sembrerebbe una domanda un tantino indiscreta ma lei lo disse in dialetto Facite'ammore? che un'altra cosa. In dialetto non esistono frasi allusive, metafore in cui nascondersi, del tipo State insieme? Siete compagni? Vi frequentate?. Domande piuttosto imprecise perch la differenza sostanziale tra una coppia e due che sono soltanto amici sta nel fatto che i due fidanzati fanno l'amore. C' poco da discutere infatti, tradisci se fai l'amore con un'altra, non se con un'altra ci vai al cinema. Chiedere in italiano un po' come sparare con il fucile a pallini. Il dialetto invece arco e freccia, tutto qua.
No, io le porto solo le pizze. risposi strappando una risata a entrambe.
Adesso mi apre la birra e prende i soldi che ho messo vicino alla bottiglia, fruga nelle tasche del grembiule per darmi il resto e mi regala un distratto Guagli come va?
Bene, ma con questo rumore da stamattina non riesco a combinare niente. le spiego indicando il cielo.
Eh si, tutte le scuse sono buone, per non studiare scherza con me poi, dalla finestra sopra la trattoria di fronte, arriva l'urlo terrorizzato di una donna. La moglie di Carmine chiama disperata il figlioletto di appena sette anni che ha scavalcato chiss come la ringhiera del balconcino e se ne sta a penzoloni sul tubo della grondaia. La madre si tende per afferrarlo ma il bambino salito troppo in alto. Sta a met tra il primo e il secondo piano dove, circa a un metro dalla sua testa, steso insieme al bucato della signora del secondo piano, c' un orsacchiotto di peluche appeso per le orecchie ad asciugare. Carmine schizza via e dopo poco al fianco della moglie sul balcone a chiamare il figlio che, imperterrito, continua ad arrampicarsi, senza rendersi minimamente conto del rischio di cadere. Tra le grida dei genitori si sente un cigolio che mi fa raggelare il sangue nelle vene. La grondaia sta cedendo, se ne accorge anche Carmine il quale rientra in casa e ne esce con una sedia per salirci sopra ma, anche cos, tra le sue mani e il figlio ci sta almeno mezzo metro di distanza. Solo il bambino pu salvarsi decidendo di lasciar perdere l'orsacchiotto appeso e ritornare gi, tra le braccia dei genitori, prima che la grondaia ceda. Qualcuno andato a chiamare i pompieri, Carmine si allunga troppo e la sedia balla e quasi cade, un altro cigolio e questa volta il tubo si storce. Nella confusione la moglie di Carmine fa una cosa strana, cala in strada un paniere appeso a un filo e vedo Titina l'acquaiola, che io credevo ancora vicino a me, riempirlo con quattro zeppole, quattro ciambelle fritte grondanti olio e zucchero. Il paniere viene ritirato su e agitato sotto gli occhi del bambino il quale dopo un leggero tentennamento prende forse la decisione pi importante della sua vita, l'orsacchiotto lo salver domani. Comincia a scendere lentamente verso le zeppole e si ritrova tra le braccia dei genitori sconvolti. La mamma che piange e se lo stringe al petto. Il padre ride soffocandolo di baci. Lui tutta questa emozione non se la spiega e si dimena per rompere gli abbracci e arrivare con la manina alle zeppole.
Un forte rumore esplode nell'aria, l'elicottero della polizia compie l'ennesimo giro sul quartiere, ogni volta che passa il suo volo si fa pi radente, almeno ho questa impressione.
Tra poco questi restano senza benzina e ci cadono in testa. commenta Titina, sorridendomi mentre attraversa la strada, con le mani infilate nelle tasche del grembiule e i capelli bianchi sfuriati dall'aria che le pale dell'elicottero cambiano in vento.



Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dell’Associazione Laboratorio E-20.
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