Mina Veltcheva
Fiesta
genere
operetta morale da aperitivo
1
racconto da 6 fermate
Prefazione
di Oliviero Ponte di Pino
Milano ormai diventata la citt dell'happy hour, quella che per gli americani sarebbe pi o meno l'ora felice, perch l tra le sei e le sette di sera ti danno due aperitivi al prezzo di uno solo. A Milano invece nell'ora felice, per una cifra variabile tra i cinque e i dieci euro, almeno nei locali che ho esplorato, ti danno l'aperitivo e qualcosa da mangiare. I banconi dei bar si riempiono di stuzzichini di vario genere e qualit. Costa molto meno di una pizza e vale praticamente una cena. E sembra meglio della pizza, con tutti quegli assaggini puoi provare moltissimi sapori. Il problema che non riesci a gustarli davvero, tutti quei gusti: si susseguono uno dopo l'altro, si sommano e si cancellano troppo in fretta. E non puoi nemmeno riempirti con una cosa sola: quei piatti sono tutti troppo forti, basta poco e nauseano...
Fiesta racconta come un happy hour la citt degli happy hour, con il suo turbinare di luci e di sapori. Con una inquietudine che diventa fretta, con una fretta di vivere che diventa febbre, con una febbre che diventa angoscia.
C', in ogni istante di questa giornata alla milanese, la voglia e il rischio di perdersi. Basterebbe poco, solo un dispetto del caso. Se non fosse per la possibilit di raccontarsi, di guardarsi come da lontano, in uno specchio, e allora scappa un sorriso. Se non fosse che da qualche parte, in fondo dentro di noi, c' la speranza di una vita migliore, che non si sa ancora quale possa essere, forse ancora pi veloce di questa, forse meno veloce. Ma da qualche parte ci deve essere, basta solo cercarla davvero.
Mina riuscita a raccontare tutto questo: i sapori che si inseguono e si confondono, i colori e le luci che sfumano, la vita che corre con tutte le sue possibilit e che sembra scapparci tra le mani. Un pizzico di speranza.
Una cane abbandonato? Enormi tette senza un corpo di appartenenza? Un parto pentagemino a Lodi?
Apro gli occhi un po' amareggiata: i miei sogni somigliano sempre di pi a Studio Aperto
Sono le otto di mattina. Di venerd. Mi sveglio col pensiero che il lungo weekend milanese sta per accogliermi e ingoiarmi, come un piccolo verme finito nel pezzo di mela sbagliato. Sono felice, la mia pelle perfetta.
Faccio colazione controvoglia, troppo presto, e fuggo via.
Il sole splende alto su me e il mio motorino. Zero nebbia. I fumi tossici non hanno ancora saturato l'aria. Sfreccio imperturbata tra quei maledetti pendolari. La loro staticit mi provoca una gioia sadica di cui mi pento quasi subito. Non vero. Odio i pendolari. Non mi pento. Il sole mi ama. L'aria fredda. Sento la faccia che si irrigidisce un po'.
Sono sotto casa dell'uomo che ho lasciato per ritrovare me stessa. Mi aspetta in accappatoio fumando una sigaretta. Mi chiedo come mai un giorno ho smesso di amare quei profondi occhi blu che mi adoravano tanto
caldo e pulito. I capelli umidi.
Un orgasmo mattutino rende la giornata ancora pi appetibile. Ci penso mentre raggiungo l'universit.
Qui si perde tempo. Monica insiste per fumare una canna. La scimmia mi infastidisce ma mi sento accondiscendente. Il sole si riflette sulle piastrelle della piazza. Bianco accecante. Mi guardo in giro. La maggior parte delle persone vagano senza meta. Altri vagano a passo pi veloce per far finta di avere affari urgenti. Sorrido mentre soffio il fumo azzurrino. L'intontimento si impossessa di me. Insieme alla fame mezza chimica. Abbandono Monica e vado dal pizzarolo arabo che ha aperto all'angolo. Mi mettono in mano un volantino. C' un aperitivo gratis. Intasco volantino e informazione.
L'arabo mi fa un panzerotto quasi sessuale. Mi sorride. Penso di piacergli. Penso a quanti cammelli darebbe per me. Una mandria intera, sicuro. Non valgo meno di una mandria. Aggradata dai miei stessi ragionamenti finisco il panzerotto in velocit.
Arrivo a lezione con ben venti minuti di anticipo. Prendo posto per me e la Gnoma in prima fila, in mezzo ai secchioni. Ho il raffreddore. Non mi da tregua. Smoccolo da ogni poro.
L'aula comincia a riempirsi. Sfigati di vario tipo mi circondano. Li sopporto. Gli unici che non sopporto sono quelli con la forfora.
Non so come, prendo parte a un discorso sulla politica. Mi sono persa l'inizio e non capisco di cosa parlano. Annuisco, sparo a zero sulla Chiesa e mi giro a leggere Metro. Notizie inquietanti dal mondo, nato un bambino con due teste. Finalmente arriva la Gnoma. La convinco a fare l'aperitivo con me poco prima che la lezione cominci.
Il professore si lancia in teoremi improbabili. Ha il culo piatto e veramente poco stile. Perdo il filo dopo tre minuti. Cerco di assumere un'espressione intelligente. Non ci riesco. Mi abbandono alla fissa ma continuo ad annuire. Penso a quando andr a Londra. Non manca molto. Avr una vita del tutto diversa. Amici pi interessanti. Nuovi stimoli. Feste incredibili Poi penso al clinker, lucente clinker che riflette i raggi del sole Sto sorridendo.
Culo piatto mi fissa. Mi sono scordata di annuire. Recupero subito.
Nelle ore successive il tempo langue, in pi il raffreddore peggiora. Naso e occhi bruciano. Il cumulo di fazzoletti cresce. Cerco di concentrarmi. Invano. Maledetta Monica, lei e la sua canna infame. Continuo a fare avanti e indietro dal mondo dei sogni. Stasera vado a una festa in un qualche locale. Non ho ben capito dov'. Ci vado per il drink omaggio. Alessio-mani-in-pasta ha ottenuto gli inviti non so come. Quando bevi tutto sembra migliore. Sar una festa bellissima.
Sto spazientando. La lezione tarda a finire. Il muco mi avvolge e sento strani movimenti intestinali.
Finalmente finiamo. ora dell'aperitivo.
In sella ai nostri motorini raggiungiamo il locale. Sono le sei, troppo presto. Facciamo un giro. Spettegoliamo sulle nostre comuni conoscenze. tanto che non parlo con un essere femminile. Parliamo della bellezza dello stivale e del suo costo eccessivo. Il barman acrobatico si sta preparando. Ci mettiamo in fila con le altre iene. Siamo tutti l per avere alcol gratis. Il barman acrobatico in realt non fa a tempo ad essere acrobatico. C' troppa gente che richiede da bere. Ha i capelli lunghi e i denti grossi. Scopriamo che l'aperitivo la presentazione di una bevanda energetica dagli effetti sconosciuti. Ci viene dato un cocktail color Campari dal sapore dolciastro e con dubbio contenuto. Lo prendiamo lo stesso e ci sediamo su una panchina dal design strano. Alla Gnoma fa schifo, bevo anche il suo. Discutiamo della serata. La invito a venire alla festa con me e Alessio. Rifiuta, deve studiare il giorno dopo. Propone un aperitivo al femminile. Amo le cose al femminile, puoi fare la scema con maschi che non conosci, poi lasciar loro il numero sbagliato, e avere il buon ricordo di un preserata senza rimorsi.
Non siamo soddisfatte dal comportamento del barman. Gli diciamo che i cocktail rosa fanno pena e se pu farcene uno migliore. Ci risponde di assaggiarne uno che sta facendo in quel momento. un miscuglio di superalcolici e limonata. Gli ridiamo in faccia. Se crede di farci sbronzare proprio un poveretto!
Ritorniamo alla panchina e intavoliamo un discorso agghiacciante. Parliamo della difficolt di comunicare che c' nel nostro gruppo. Dell'esclusione. Del fatto che se sei triste sei isolato e ti viene chiesto di arrangiarti. Annuisco, ma in realt non penso a niente forse un po' ai condomini ricoperti di clinker Le persone depresse mi rendono depressa. Le odio. Non voglio dar loro una mano. Sono solo una bella piaga sfigata. Ma annuisco e continuo a bere. Dopo un po' sento la testa leggera. Il barman ci ha fregate. Anche la Gnoma lo nota. Decidiamo che ora di cena. In sella ai nostri motorini ci avviamo verso casa. buio. In teoria fa freddo. Non sento nulla, il miscuglio precedentemente ingurgitato senza pensare mi rende invincibile. Rischio un paio di incidenti e faccio gestacci a destra e a manca.
A casa fa un caldo soprannaturale. Forse lo sbalzo termico. Affetto formaggio e salumi e mi verso un bicchiere di rosso. Dicono che scendere di gradazione faccia male. Non ci credo pi di tanto. Sparo quattro stronzate alla famiglia prima di cena. Vedo nei loro occhi l'orgoglio. Sono una giovane studiosa, impegnata e allo stesso tempo sempre allegra! Wow! Mangio veloce, la testa mi gira e continuo a parlare. Notizie del mondo, politica, universit, il prezzo della benzina. Riesco a conversare su qualsiasi cosa in modo brillante. Mi adoro in questi momenti. Appena finito mi fiondo nel divano e giro i canali, giro i canali, giro i canali Non riesco a concentrarmi sui TG. MTV mi annoia. Guardo un po' di pubblicit mentre la mia mente vola e si fa i cazzi suoi. come se stessi dormendo ma ho gli occhi aperti. Mi sento un po' fiacca perch l'aperitivo mi sta scendendo. Chiamo Alessio. Mi conferma la festa e mi da un puntello per farsi passare a prendere. Il puntello tardi. Decido che prima devo fare altro. Se la sbronza mi scende in casa non sar pi brillante e deluder i miei. Questo mi inquieta. Chiamo Azzurra. Mi comunica che sar in tale pub in tale ora. tra mezz'ora. Non ce la faccio a essere celere. Con calma mi vesto. Metto dei pantaloni stretti e una camicia nera. Mi trucco in bagno. Nello specchio mi accorgo di avere i capelli lerci. Li lego in una coda alta e stretta. Mi coloro pesantemente gli occhi di grigio scuro e blu e do un tocco di colore alla mia pelle che, pur essendo perfetta, risulta altrimenti smorta. Acchiappo al volo borsa giacca e telefono e infilo gli stivali. Gli stivali sono una prova dell'esistenza di Dio. Mi donano quegli otto centimetri in pi che mi rendono indistinguibile da una modella di serie B.
Con dito deciso chiamo l'ascensore. Osservandomi nello specchio mi rendo conto di somigliare vagamente a Hitler. Poco male. Meglio bella e nazi che intellettuale di sinistra sfigata.
Arrivo al pub designato con mezz'ora di ritardo. un posto squalliduccio. Maschi viscidi osservano dai loro tavoli. Attendono con speranza uno sguardo. Guardo a terra e raggiungo Azzurra e Carmen. Sembrano tristi, tragica evenienza.
Prima di fare qualsiasi domanda che le lancer in un abisso di disperazione, ordino da bere: Moijto.
Faccio delle battute che dovrebbero farle ridere, ma mi vengono un po' alla cazzo e quindi sono costretta all'infausta domanda Che c'? e all'ancora pi infausta risposta Ma no, niente, che un periodo un po' cos. Elaboro velocemente gli sguardi. Vi morto il cane? O un parente?
Dopo un po' si sbottonano. Sono state entrambe mollate dai rispettivi ragazzi. Dio! terribile! La permanenza in quel pub assume forme sempre pi abiette.
Non posso dare alcun consiglio. Non sono mai stata mollata. Sono fortunata? Sono una donna meravigliosa?... Mi crogiolo nel pensiero. Ovviamente questo evito di dirlo e ne approfitto per bere. Il moijto meno scadente di quanto sembri. Forse il barista ha anche pestato la menta. Per fare il moijto importantissimo pestare un sacco con lo zucchero. Anche perch alza la gradazione alcolica.
Mi accorgo all'improvviso che mi guardano accigliate, in effetti dovevo dire qualcosina. Assumo un'espressione costernata e scuoto la testa. Apprezzano. Sono un'amica di merda.
I discorsi comunque non danno cenno di volersi distendere quindi in fretta e furia mi defilo per andare a prendere Alessio.
Ma dove caspita siamo. Viale Jenner? O la circonvalla? O magari non Milano. Le forme dei palazzi mi distraggono. L'alcol accumulato mi distrae. Mi sembra che sia tutto a posto. Se facessi un incidente non me ne renderei neanche conto. Alessio mi indica dove svoltare. Ho i riflessi rallentati. Non lo ascolto sempre e lui si incazza. Mi dice che arriveremo quando la festa sar finita.
Parcheggio su un marciapiede. C' casino all'entrata ma noi abbiamo gli inviti. Gli sorpassati guardano male. Schiocco loro qualche occhiata nazi e passo oltre.
Il posto pi piccolo di quanto sembrasse da fuori. afoso. Lo stile supertrash si nota da subito: pareti rivestite di velluto rosso, specchi enormi da tutte le parti, atmosfera da bordello del milleeotto Dopo tre secondi ho perso il mio accompagnatore ufficiale. Starnutisco, il raffreddore mi sta uccidendo.
Mi guardo in giro. Sulla destra c' il bar con calca annessa. Dritto davanti a me il Dj con calca annessa. A sinistra un paio di tavoli con studentelli di economia annessi. Mi avvicino per farmi adorare e perch sono sola. Con dispiacere noto che sono tutti in cocaina. Mi allontano cos come ero venuta. Quelli che pippano poi scopano per ore, vero, ma non distinguono la donna dal mobilio. E poi sudano un sacco.
Conquisto il bar. Il barista si dimena, suppongo ubriachissimo. La musica assordante. Uso il mio buono/invito per un jackecola. Il barista mi urla che lui in realt non un barista. Mi conforta non aver chiesto un mojito. Dice che fa il Dj in un altro locale. Bevo veloce. Si lancia in una dissertazione sulla mafia dei Dj.
Il mio cervello parte per Londra mentre la mia faccia ascolta. Londra sar diversa. Strade nuove dove perdersi, nuovi locali, nuova lingua. Mi immagino mentre cammino. Con un ritmo funky in sottofondo che accompagna i miei movimenti compiaciuti
Mi soffio il naso. Il volume in crescendo. Jack agli sgoccioli, mi meraviglio della mia voracit. Il barista, che nel frattempo ha continuato a parlare, mi sta strillando qualcosa. Rispondo che voglio un altro jackecola. Lo vedo intristito, forse non era quella la domanda. Prendo jack e mi allontano, la gente triste mi rende cattiva.
Mi faccio spazio tra i ballanti per cercare Alessio. Un ciccione mi si struscia contro la spalla. Gli schiaccio la punta del piede col tacco. Le luci rendono tutto ovattato. Sento quasi silenzio. Jack ha fatto il suo dovere. Jack 2 sta agendo. Comincio a muovermi. Tendo a chiudere gli occhi. Scie di colore si susseguono nel buio. Qualcuno mi afferra. Alessio. Solo in questo momento mi rendo conto di quanto basso. Balla con me. Musica elettronica. Riempie lo spazio. Mi guarda e ride. Gli uomini bassi fisicamente sono bassi anche moralmente. Mi allontano verso il Dj. I corpi si fanno sempre di pi. Gli odori di alcol, profumo e sudore si mischiano. A quello del sesso. Giro. Le facce girano. Le luci girano. Il movimento fluido e rallentato. Vedo due occhi privi di sostanza. Giorgia. Ha le gambe lunghe e la gonna corta. Mi fissa. O forse fissa il vuoto. Nel dubbio mi avvicino. Uomo o donna non mi cambia molto, basta che non sia fatta. fatta.
Mi accontento e ballo con lei. un po' zoccola. Si struscia su di me per eccitare anche quelli intorno. Non ha il reggiseno. Sguardi lascivi su di noi. La allontano un poco cos da riuscire a distinguere almeno la faccia. Sembra liquida. Allungo un dito per toccargliela. Interpreta male il gesto. Si sposta dietro di me e mi bacia il collo. Il mio cervello considera immediatamente la possibilit di una serata lesbica. sensuale. Ma la saliva mi disgusta. Guardo il soffitto cercando di non pensare ai germi di Giorgia.
Voglio una vita nuova. A Londra. Piena di entusiasmo, novit e case in clinker
Mi accorgo troppo tardi che sta cercando di ficcarmi la lingua in bocca. Ha le pupille come spilli. Qualcuno la incita. Sento l'imbarazzo esplodere. Mi trascino in un angolo. Continua a leccarmi. Mi divincolo cercando di non essere ridicola. volgare. Calda. Eccitata. La droga l'ha resa invincibile. Mi spinge su un divanetto. Cerca di toccarmi. La allontano con disgusto. Sento la musica invadermi di nuovo.
Oscillo in direzione del bar. Ho finito i soldi ma voglio ancora bere. L'esperienza lesbo fallita mi ha un po' sconvolto. Il barista cambiato. Sembra pi convinto di quello prima. Cerco di attirare la sua attenzione ma non mi caga. Di fianco a me c' un economia-cocaina appoggiato al banco. Rimango in fissa su di lui senza rendermi conto. Mi chiede se mi va di bere. Annuisco, vodka lemon. Sta zitto senza guardarmi. Sento il dovere di conversare. Chiedo se gli piace il posto. Mi dice di no, ha solo accompagnato i suoi amici. brillo e nessuno lo caga. Gli dico che io lo sto cagando. Mi dice che gli parlo solo per farmi offrire da bere. Gli rispondo che vero ma detto cos mi fa sembrare una puttana. Mi dice che l dentro siamo tutte puttane. Ha lo sguardo malinconico. Non so se sentirmi offesa o se ho trovato l'anima gemella. Sento un calore uterino. Gli dico che lo amo. Mi risponde che sono fatta. Ribadisco. Mi d un bacio sulle labbra e scompare tra la folla. Allungo una mano ma afferro l'aria. Mi viene il dubbio di aver sognato. Il mio vodka lemon reale. Deglutisco a fatica e mi pare che la testa mi stia bruciando. Annaspo nel cercare ossigeno. Un peso mi opprime il petto. Sono stata abbandonata. Verso una lacrima alcolica. l'ora di andarsene.
I corpi sono meno fitti ma presenti. Fatico a guadagnare l'uscita. La sciarpa rimane impigliata nella porta. Mi libero e scappo fuori. Ci sono nugoli di persone che stanno fumando. Ho il groppo in gola. Chiedo una sigaretta. Inspiro l'aria mattutina. fresca. Accendo la Chesterfield blu e mi guardo in giro. Il popolo della notte sta rincasando. Il fumo mi riempie i polmoni. Gente che sta male viene sorretta dagli amici. Alcol e sigarette stanno bene insieme. Ragazze con stivali bianchi barcollano verso le macchine con facce tirate. Ho voglia di fumarne altre dieci.
Vedo Giorgia all'angolo della strada. Sta vomitando appoggiata al muro. La sua spavalderia sfumata con l'effetto delle paste. Godo un po' nella sua disfatta. Poi un inquietante sentimento di piet mi convince ad aiutarla. La tiro su per un braccio. All'inizio aggrotta le sopracciglia, non mi ha riconosciuto. Quando capisce chi sono le sue labbra carnose si allargano in un sorriso ebete. Mi segue senza opporre resistenza. La faccio entrare in macchina e chiudo lo sportello. Abita in Maciachini, o almeno, biascica una cosa di questo genere.
Mentre andiamo fisso i palazzi. Giorgia ronza in sottofondo. Non mi interessa quello che dice. La ignoro sperando che smetta. Non coglie, mi sta raccontando la sua vita da zoccola del cazzo. Studia lingue in Cattolica. Bugie! Fa la modella a tempo perso. Bugie Giorgia! Il suo ragazzo ricchissimo e la vuole sposare. SEI UNA STUPIDA STRONZA GIORGIA!!! Alzo la musica per non sentire pi oggiilsuodiagrammadelcuore,schermopiattoenebulosestagnanti,
forsecoscherester,oforsestaperdecollareeinventarsi cambio frequenza, i Subsonica sono troppo inflazionati. The final countdown' rimbomba. Mi immagino gli anni Ottanta che collassano sulla loro stessa tossica innocenza
Siamo arrivati dove dice di abitare. Palazzoni senza stile. Trascina qualche parola che dovrebbe essere di ringraziamento, poi finalmente scende e si allontana per sempre da me barcollando. Poi, l'inverosimile un terremoto scuote Milano, si apre una breccia nell'asfalto, un Tir perde il controllo sterzando e si rovescia alzando una nube di polvere. Giorgia rimane schiacciata sotto la mole enorme. E dalle ante del Tir fuoriescono centinaia di polli. Polli in Maciachini, infiniti, e finalmente liberi, volano in cielo
Questo succederebbe se la vita fosse interessante. Invece succede che parto al volo senza aspettare che Giorgia entri nel portone. Magari la violentano. Cos impara a vestirsi da prostituta, e magari impara qualcosa della vita. Tipo non accettare passaggi da sconosciute
Imbocco viale Zara. l'ora dei travestiti. La testa mi gira. Vado piano e li osservo. Ferma ad un semaforo ne vedo uno che sorride, o forse ha la faccia talmente tirata che non pu fare diversamente.
Faccio un mezzo sorriso anch'io.
Osservo Milano e penso all'acre sensazione di abbandono di quella sera. Penso all'unico cocainomane col senso della realt. Penso alla mia pochezza. Poi penso che ho dimenticato Alessio al locale. Me lo figuro mentre saltella e urla con occhi di fuoco contro di me. Quando un uomo basso si incazza c' sempre un che di ridicolo. Rido di gusto e starnutisco. Che schifo! Il mio stesso muco dappertutto. Trovo uno straccio e cerco di ripulire. La macchina sbanda un po'.
Finalmente arrivo a casa, complesso condominiale assai signorile, purtroppo non in clinker. Sto attenta a non fare casino. Poi penso che inutile. Mio padre dorme come un sasso, mia madre imbottita di sonniferi, e vedo mio fratello inglobato nel divano col telecomando ancora in mano. Stava guardando un porno. Anzi no, un programma di chirurgia estetica La giovane Brendalyn si fa regalare per la maggiore et un bel paio di tette nuove. Mi soffermo. Il dottore le sta incidendo un capezzolo, poi le ficca dentro la protesi dal buco. Mi ricorda incredibilmente la farcitura del tacchino. Il pensiero mi fa venire un conato di vomito.
Corro verso il bagno. Maledetta cera, scivolo e cado sulle ginocchia, triste metafora della vita. Raggiungo a fatica la tazza. Mi specchio un attimo nell'acqua del water prima di purgarmi l'anima.
Quando tocco il cuscino sento il letto girare. Ho paura di cadere. Allora una sensazione di patetica malinconia mi avvolge. Sono ubriaca, sporca, stanca e sola. Ho parlato tanto oggi, ma non ricordo assolutamente cosa ho detto. Sicuramente parole inutili o di circostanza.
Quando bevi tutto sembra migliore. Forse non far mai la differenza. Londra solo una citt, magari ancora pi grigia di Milano. Sento la mia vita futura sfumare, le speranze morire un poco. Mi rivolto nel letto nervosamente. E piango. Una lacrima perch un altro giorno passato e non accaduto nulla di bello. Un'altra perch sono stata respinta. Una terza perch l'amore eterno dura tre mesi. Poi mi sento stupida e la smetto.
Chi piange sugli errori commessi misero due volte. L'ha detto Spinoza. Forse.
Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dellAssociazione Laboratorio E-20.
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