Damiano Francesco Beltrami
La mossa di Tot
genere
storia di sport
1
racconto da 6 fermate
Prefazione
di Pepa Cerutti
Raccontare il calcio non facile: pu essere un privilegio perch lo Sport per due miliardi di persone al mondo e qui in Italia un secondo dio. Pu rivelarsi una condanna se non c' autenticit, se non si mostra l'essenza del gioco e la fede che lo muove.
Ma qui c' gioco, autenticit e fede.
Se poi in campo scende una squadra di ragazzini della scuola media, la partita diventa pi vera, epurata di polemiche da doping e bustarelle. Nel racconto di Damiano Francesco Beltrami intensit e bisogno di farcela si mescolano a passione e imprevisto per ricreare una partita in cui chi meglio sogna, vince.
Lo stile diretto e i dialoghi ironici ci trascinano su un campetto al fianco di Miritto, Malfettani e Daridda contro la squadra del Cabella, prima in classifica. Ti sembra di vederli questi ragazzi, con i pantaloncini che cascano e la stanchezza addosso per i troppi bicchieri lavati al bar la sera prima. Sembra di sentire la folla che li insulta dagli spalti e il mister senza pi illusioni che urla le sue invettive da capitano di ventura. E, mentre corrono, tu gli leggi dentro e segui il ritmo, perch il narratore, anche se ha il braccio rotto, l in panchina a fare la sua parte.
Ma la storia non sarebbe cos vera senza Caco e le sue sparate da ragazzino.
Ti sembra di sentirlo parlare, se allunghi la mano quasi lo tocchi, vedi la mossa di Tot e ripensi a quel marchese napoletano che con smorfie e movimenti da burattino, ha saputo raccontare l'Italia. Beltrami invece racconta novanta minuti di provincia e crea un personaggio cos vivo che ti riporta indietro nel tempo, alle medie, quando in classe tua c'era quel tipo che assomigliava a Caco. E ti emozioni perch Caco un puro, mosso dallo stesso fuoco che avevi tu e che vorresti non aver perso mai.
Fa un freddo mostruoso nello spogliatoio. Il pavimento pieno di terra e dai muri si stacca l'intonaco per l'umidit. Una lampadina pende dal soffitto e illumina la pelata del mister.
Lui giocava a calcio negli anni Settanta. Era un terzino tignoso, di quelli che l'uomo non lo lascia andare, piuttosto fa fallo. Era bravo, anche arrivato in Eccellenza. Ma a trent'anni ha smesso perch ha tirato un pugno a un arbitro che l'aveva espulso: quattro anni di squalifica. E cos ora allena i ragazzi.
Incontriamo la prima in classifica, il Cabella. Se vincono loro diventano campioni d'inverno e noi finiamo ultimi. Quel giorno non abbiamo neppure Salassi, il nostro bomber: tre goal in undici partite. Sua madre ha capito che i prof. lo vogliono segare anche quest'anno e lei non lo fa pi venire a calcio.
Il calcio semplicit, ragazzi: uno, due, e si va in porta. Noi con il tasso tecnico che c'abbiamo non possiamo permetterci di complicarlo. dice il mister. Poi muove le pedine sulla lavagna magnetica per spiegare come ci si deve mettere in campo. In difesa bisogna fare le diagonali, a centrocampo coprire e ripartire, in attacco le punte devono incrociare. L'unico che lo segue nel ragionamento Miritto, il capitano. Lui un tipo intelligente, il solo della nostra squadra che non mai stato bocciato.
Il mister racconta che la sera prima non riuscito a dormire, che questa la partita pi importante per noi e se siamo uomini lo dobbiamo dimostrare. Io vorrei giocare lo stesso, anche con il braccio rotto. Ma devo mettermi il giaccone e stare in panchina.
Quando usciamo per scaldarci i bambini di Cabella stanno attaccati alla ramina del campo e gridano ai nostri che sono dei figli di buona madre. E sputacchiano. Il mister parlotta con Miritto che guida il riscaldamento e gli dice di mettersi bene in riga per il saluto al pubblico, e di fare una bella figura quando viene l'arbitro nello spogliatoio. Non voglio che facciamo la figura della squadra di paese. dice il mister.
Mister, mi cascano sti merda di pantaloncini. S' strappato l'elastico. dice Malfettani, l'ala destra.
Malfettani, quando hanno distribuito il cervello te eri al cesso! A forza di tirare l'elastico l'hai strappato! Caco, togliti i pantaloncini, dalli a Malfettani. grida il mister.
E io, mister? chiede Caco.
Ma mettiti i pantaloni della tuta Macaco! gli urla il mister.
Macaco! Macaco! sbraitano i bambini di Cabella ridendo come iene.
Caco contento lo stesso per. Non ha pi i pantaloncini, ma ha ancora la maglia. Lo sai che numero c'ho? mi chiede.
C'ho il tredici io, tu c'avrai il quattordici. dico.
S! Il quattordici! il numero di Cruyff. dice Caco.
Di chi?
Cruyff, giocava nell'Olanda.
Vero mister che il quattordici il numero di Cruyff?
Caco, te guardi troppa televisione. Questo il vostro problema! grida il mister.
Torniamo nello spogliatoio per l'appello: c' odore di fango, sudore e t. Arriva l'arbitro, un ometto sui vent'anni, e inizia l'appello. La distinta gli trema tra le mani, forse la prima volta che arbitra.
Non voglio orecchini n piercing! dice, cercando di fare il duro. Il mister bisbiglia a Giacomazzi in un orecchio: Stai tranquillo, non se ne accorge, un pollo.
Roversi. dice l'arbitro.
Paolo, otto. risponde Giacomazzi.
Giacomazzi non ancora tesserato; fa finta di essere Roversi che ha smesso di giocare due anni fa. Un po' si assomigliano e gli arbitri abboccano ogni sabato.
Quest'albitro un pivello! grida il mister quando lui se n' andato. I pivelli sono anche permalosi! E allora mi raccomando di dire sempre signor albitro' e aiutarlo ad albitrare senza protestare se no si caga sotto e si mette a tirar fuori cartellini. Dai! Dai! Pronti via attacchiamo subito.
Le squadre sono in riga a centrocampo: il fischio dell'arbitro rimbomba nella foschia. Alzando il braccio i giocatori salutano il pubblico. I pochi che sono in tribuna applaudono e urlano: Dai ragazzi! Dai ragazzi! E battono le mani per scaldarsi. Insulti e sputi in campo arrivano invece dai mocciosi. Miritto guarda se in tribuna c' Romina, la sorella del nostro portiere Loris Saltafossi. Lei ha due anni meno di noi, fa la prima media. Ma piace a tutti perch sembra gi una donna e Miritto crede che gli stia dietro. In realt viene alle partite solo perch suo padre non la vuole lasciare sola a casa. E legge sempre qualche giornale da ragazze tutto il tempo. Uno di quelli che parlano di come farlo la prima volta.
ҏ un gesto nobile. dice Caco.
Che?
Il saluto al pubblico. dice Caco.
Silenzio voi due! dice il mister.
La partita combattuta: noi giochiamo parecchio sulle fasce con Giacomazzi e Daridda. Solo che Daridda invece di crossare tira in porta tutte le volte, perch suo padre se segna gli d sei euro. Ma il mister non lo sa e s'incendia.
Guarda che ti levo subito Daridda! Balordo! urla il mister. Ma Daridda sa che il mister non ha nessuno in panchina e non vuole restare in dieci.
Il loro centravanti veloce, ma non riesce a controllare bene la palla perch c' un campo di patate: il nostro stopper lo anticipa e spazza sempre in fallo laterale, dalla parte del cimitero. E ci vuole mezz'ora per recuperare la palla.
Giocala una volta quella palla, Maestro! Se la butti sempre via ce l'hanno sempre loro, cribbio! grida il mister. E poi si siede in panchina e si immerge la faccia nelle mani. Mormora tra s che siamo una razza grama, una squadra di pagliacci.
Bello quel piumino rosa. dice Caco.
Di Romina?
Silenzio ho detto! Non siamo al cinema qui! Caco, scaldati! Fammi il piacere!
Caco si mette a corricchiare su e gi lungo la linea laterale, e intanto la partita si mette male: ci saltano sempre a destra, dove c' Busalla.
Busalla, fai la bella statuina? Ti metti in posa per la fotografia? Mannaia, sveglia! Sveglia! sbraita il mister. E prende a pugni il tetto della panchina. Busalla l'avevo visto la sera prima, a raccogliere bicchieri all'Obelix fino alle quattro. E gi al mattino in classe faceva fatica a star sveglio. Proprio da un cross dalla destra la palla sta per arrivare al loro centravanti, ma il nostro stopper, Scalzo, che per caso si trova sulla traiettoria, sfiora con la spalla e mette fuori tempo il loro centravanti. Ma l'attaccante grida che fallo di mano. L'arbitro lontano. Ci pensa un attimo; fischia rigore.
Ma che rigore! Ladro! Pivello ladro! Venduto! grida il mister entrando in campo.
Sta situ! Gnurant! strillano i cabellesi dagli spalti. Grassone, frocio! fanno eco i mocciosi. E vengono di corsa dietro alla panchina e sputano attraverso la rete di filo di ferro.
Arbitro, pensa a cosa sta facendo tua moglie a casa! urla il padre di Loris Saltafossi.
Quel fischietto, lo sai dove puoi metterlo? domanda la madre di Maestro dalla tribuna.
Intanto Romina continua a leggere il suo giornaletto. Ogni tanto si pigia il berretto di lana sui capelli biondi fin sotto le orecchie e batte le scarpe da ginnastica per terra per scaldarsi.
L'arbitro caccia fuori il mister dicendogli che l'ha offeso e il mister lo manda a quel paese e gli dice che piuttosto meglio una donna ad arbitrare che gente come lui.
And a mang a pastasucia, tenente Kojak! grida un vecchietto del paese al mister.
Il loro centravanti mette la palla sul dischetto, l'arbitro alza la mano, fischia, Saltafossi si butta a destra e la palla va a sinistra e gonfia la rete. I mocciosi gridano: Castellarturo a casa! Castellarturo a casa! E sputano attraverso la ramina.
Nell'intervallo tutti si versano un po' di t bollente in bicchieri di plastica e li stringono tra le mani fin quasi a bruciarsele. E nello spogliatoio aleggia un aroma di pesca, perch il t alla pesca. Tutti stanno seduti, battono i tacchetti sul cemento, si scrostano la terra dalle ginocchia e aspettano che il mister parli.
Saltafossi, te sei un portiere?
Ma mister, cosa ci potevo fare sul rigore?
Lascia perdere il rigore! Te sei un portiere d'albergo! Te l'ho gi detto mille volte! Non c' una volta che esci a prendere un pallone!
Busalla, hai ballato la samba tutta la partita! Domani mattina vado da Giorgio e gli chiedo se hai lavorato anche ieri sera. Se eri all'Obelix ti metto fuori rosa! grida il mister.
Maestro, ogni volta che c'hai la palla la butti al cimitero. Lo credo, che non ci arrivano palloni a centrocampo!
Scalzo, in che ruolo giochi?
Libero.
Bravo! E libero non vuol dire che puoi fare che cazzo ti pare!
Stefanacci, stacci addietro all'uomo non addavvanti! E chiudi quelle gambe che ce l'hai sempre aperte come una puttana: ti hanno fatto tunnel due volte!
Cislaghi la vuoi smettere di darci di tacco?!
Ma volevo lanciare Daridda e avevo spalle alla porta.
Spalle alla porta, Cislaghi! Quei tacchi, quelle malinconie l, lasciale a casa! Qui non siamo in televisione.
Daridda, se tiri ancora una volta ti sostituisco! E poi cosa tiri? C'hai un piede che un ferro da stiro. Crossala quella palla! E te Lunardi, che centravanti sei? Hai toccato due palloni: una volta hai ciccato il tiro e l'altra c'hai dato una puntata che l'hai mandata in fallo laterale.
Quando si riprende a giocare Macaco continua a scaldarsi lungo la linea laterale. Il mister fuori dal campo, dietro la panchina. E io mi rannicchio in un angolo della panca perch non mi entri il freddo nelle ossa e mi guardo la partita.
Partiamo bene con un paio di galoppate di Daridda sulla sinistra, ma i suoi tiri sono alti e finiscono in un pollaio dietro la porta del Cabella. Ci vogliono cinque minuti per recuperare la palla. Poi si riprende, ma ora scesa la nebbia e si vede poco perch a Cabella non c' l'impianto d'illuminazione.
Mannaia, attacchiamoli, attacchiamoli! grida il mister, ma ha quasi finito la voce e si aspetta che da un momento all'altro ce ne facciano un altro.
Ha smesso di leggere. dice Caco passando vicino alla panchina. E infatti Romina aveva messo via la rivista e guardava la partita.
Dici che il mister mi fa entrare? chiede. Non dico nulla. Perch lo sapevo, non l'avrebbe fatto entrare. E lui riprende a correre lungo la linea laterale.
Soffriamo tutto il tempo in difesa. Calciano sei corner consecutivi e Saltafossi urla in continuazione: Dai! Ognuno al suo posto! Sul sesto corner esce in presa e rilancia subito su Lunardi a centrocampo, tutti pensiamo che vada in porta. Deve solo saltare il libero e va in porta. Ma sbaglia lo stop, scivola e perde la palla.
Mannaiaaaa!!! grida il mister, e il suo urlo rimbomba nella nebbia, sembra che duri secoli. Saltafossi si mette i guanti nei capelli, Giacomazzi si sfila la maglia e la butta nel fango, Busalla si sveglia per un secondo. Quella era la nostra occasione per pareggiare. Forse l'unica.
Lunardi rimane a terra qualche secondo poi si alza e dice
Scusa raga. Sono nervoso.
Sapevamo che Lunardi era nervoso. Quella sera aveva la casa libera e voleva invitare la sua ragazza, ma aveva paura di combinare un pasticcio. Capitan Miritto gli va incontro, gli d una pacca e gli dice che non fa niente. Buona cos. gli dice Miritto. Poi quando Maestro sbatte la palla di nuovo al cimitero vedo il mister che imprecando e sputando va verso lo spogliatoio. Basta! Basta! Ho chiuso con voi! borbotta. E lentamente svanisce nella nebbia.
Dov' il mister? chiede Macaco quando passa vicino alla panchina.
E' andato negli spogliatoi.
E non ha detto se devo entrare?
Fabrizio Macaco sta di fronte a me, con la faccia che gronda di sudore, ansimando, i pantaloni della tuta infangati. E non ha giocato un solo minuto.
Arbitro, cambio! grido. L'arbitro tira fuori il taccuino.
Esce il due, Busalla. Entra il quattordici, Macaco.
Dove gioco? chiede Caco, mentre si mette i miei pantaloncini.
Giochi sotto.
Posso giocare un po' pi indietro, rifinitore alla Cruyff?
No, giochi sotto Caco. Giochi di punta vicino a Lunardi. E non andare mai a centrocampo e mai in difesa. Capito?
Capito. dice, e corre in campo.
L'allenatore dell'altra squadra, che per tutta la partita non ha parlato dice a uno dei suoi: Timbriani, il puffo prendilo tu.
Nano! Torna da Biancaneve! gridano dalle tribune.
Macaco! Nanodimmerda! urlano i bambini. E sputano nella nebbia.
Mancano cinque minuti alla fine: Giacomazzi batte la rimessa in gioco nel cerchio di centrocampo su Daridda che appoggia su Malfettani il quale lancia Lunardi sulla destra. Lunardi viene contrastato. Il pallone ballonzola a quaranta metri dalla porta del Cabella. Arriva Caco in corsa e calcia in porta di controbalzo. La parabola arcuata e il portiere dieci metri fuori dai pali. un portiere alto e robusto: vede la palla spiovere solo all'ultimo, indietreggia rapidamente e la tocca con un colpo di reni. Ma non basta. La palla colpisce la traversa interna. Dalla panchina non si vede se dentro o fuori. L'arbitro fischia. Caco ha segnato.
Caco alza le braccia e salta nella nebbia come una cavalletta. I compagni tentano di acchiapparlo, ma lui li dribbla. Va sotto la tribuna, cammina per qualche metro torcendo il collo separandolo dalle spalle come farebbe un burattino: la mossa di Tot.
Tot! Bravo Tot! grida il padre di Saltafossi. E i compagni gli saltano addosso: tutto quello che vedo dalla panchina una montagna di maglie amaranto una sopra l'altra. Ormai finita. Il tempo di battere a centrocampo e l'arbitro fischia la fine. Caco fa ancora la mossa di Tot davanti alla platea. Bravo! grida Romina, che si scioglie i capelli e sventola il berretto rosa. Pagliazzo! gli urla un vecchietto del paese. I mocciosi lo fissano mentre cammina avanti e indietro separando il movimento del collo da quello delle spalle.
Quando spalanchiamo la porta dello spogliatoio cantando e ridendo il mister sta seduto a bere t con una faccia da funerale. Che successo? chiede scattando in piedi.
Tot ha fatto goal! Tot ha fatto goal, mister! dicono tutti. Tot? Chi? chiede il mister. Giacomazzi prende Tot sulle spalle a cavalluccio e lo butta sotto la doccia vestito. E Tot fa la mossa sotto l'acqua mentre il fango gli si stacca dalla faccia. Romina ti ha detto bravo! gli grida Miritto, che aveva paura Romina ora stesse dietro a Tot.
Il mister non ci poteva ancora credere. Avrebbe potuto dire a sua moglie che avevamo pareggiato contro la prima in classifica. Usc fuori a fumare un toscano.
Complimenti mister! dice il padre di Saltafossi.
Cosa vuole, quando ci si allena bene, anche tatticamente, i risultati arrivano.
Certo, ma anche quel piccoletto che ha messo di punta alla fine ha fatto un bel tiro.
Eh, ma l'ho messo in campo perch veloce.
Intanto dentro lo spogliatoio Tot si allaccia le stringhe e si annoda la sciarpa. Grande Tot! Fenomeno! dicono tutti mentre esce e gli danno dei coppini sul collo.
Nel baretto del campo c' Romina che beve una cioccolata. Tot le passa davanti per andare al pulmino. Lei lo vede e gli sorride. Tot sorride e la saluta con la mano.
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