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Simone Maurilli
15 brevi storie in ascensore e 1 morale


genere racconti sinergici senza scopo apparente

1 racconto da 8 fermate

Prefazione
di Alessando Zaccuri

Zazie, questa volta, non scende in metr. E per gli esercizi di stile non c' bisogno di salire sull'autobus. L'ascensore, il pi quotidiano e inosservato fra i mezzi di trasporto, ci porta subito dalle parti di Raymond Queneau: letteratura potenziale, il linguaggio come gioco, il gioco come caso serio. L'importante, per, che l'ascensore non sia sempre lo stesso. Nella loro apparente unit di luogo (se di gioco stiamo parlando, le regole sono sempre quelle intuite da Aristotele e codificate dal Castelvetro), le Quindici brevi storie' proposte da Simone Maurilli ci conducono in realt in microcosmi diversi e contraddittori lungo un viaggio tra i generi del racconto, dal pulp all'erotismo, e dall'enigmistica alla fantascienza. Ma questo stesso percorso non pu richiamare alla mente uno dei pi suggestivi esordi letterari degli ultimi anni, L'intuizionista' di Colson Whitehead, un romanzo ambientato in un futuro molto simile al nostro presente, nel quale la manutenzione di ascensori, scale mobili ed elevatori vari contesa tra due diverse scuole di pensiero: quella degli intuizionisti, appunto, che si affidano a un talento rabdomantico e inspiegabile, e quella degli empiristi, ancora affezionati ai riti dell'ispezione autoptica. Una fiaba filosofica, insomma, come ogni fiaba dovrebbe essere. Nella loro sinteticit, anche le Quindici brevi storie' di Maurilli nutrono la stessa ambizione. Basta premere il pulsante giusto e, alla fine, ci si ritrova all'ultimo piano, quello in cui la favola svela la sua morale.

Una breve storia pulp avvenuta in ascensore

A che piano va?
Al quinto.
Anch'io.
Ha sentito che freddo che fa oggi?
Eh, s, dice pure che piover.
No, sono sicuro di no, il cielo si stava gi aprendo.
Ma quale aprendo? Certi nuvoloni neri
Se le dico che non piover, non piover.
Ma lo sa che lei un bel maleducato si capisce benissimo che piover!
Ma stia zitto, e pensi a godersi questa bella giornata, screanzato.
Come si permette di dire ancora che una bella giornata? Sto davvero perdendo la pazienza
E la perda allora!
Ho detto che piover! e, con un gesto secco, lo infilz da parte a parte con il suo elegante ombrello nero.

Una breve storia d'amore avvenuta in ascensore

Finalmente poteva stare sull'ascensore da solo con lei! Aveva fatto una corsa per infilarsi tra le porte che si stavano gi chiudendo, rischiando di farsi schiacciare una mano, ma ora finalmente era da solo insieme a lei. L'aveva osservata tante volte, sapeva che sarebbe arrivata al quinto piano. Cinque piani per provarci con lei.
Al primo piano le aveva fatto uno sguardo ammiccante.
Al secondo piano aveva stabilito un leggero contatto con la sua mano.
Al terzo piano le aveva sfoggiato un sorriso da playboy.
Al quarto piano aveva cominciato a fissarla con ardore.
Al quinto piano si era preso un sonoro schiaffone.
Pessima idea chiederle una sveltina.

Una breve storia del terrore avvenuta in ascensore

La mamma mi vuole portare per forza in ascensore. Io c'ho paura dell'ascensore. Cio, non c'ho paura proprio dell'ascensore, mica sono un bambino pauroso, io. C'ho paura del mostro dell'ascensore, quello che sta sopra alla luce e aspetta solo che le porte si chiudono perch cos pu scendere dentro e farti a pezzettini piccoli e poi mangiarti. Ce la fa pure solo nel tempo di due o tre piani, e a me mi fa paura. Mica c'ho paura che mi mangia a me, no no, il mostro dell'ascensore non li mangia i bambini, dice che gli fanno solo venire pi fame, lui si mangia solo i grandi. Comunque mia mamma dice che non esiste il mostro dell'ascensore e mi ci vuole portare per forza. Piango un po', la mamma s'arrabbia, dice ma guarda se alla tua et devi ancora fare queste storie. Quando stiamo dentro guardo subito verso la luce e lo so che sta l, il mostro dell'ascensore, sento che ci sta guardando. Poi ecco la mamma che spinge il pulsante e io so gi che succeder. E infatti. Appena le porte si chiudono il mostro dell'ascensore scende con le sue schifose zampette pelose, la bocca larga e piena di bava e comincia a fare a pezzetti la mia mamma. Io lo guardo mentre si prepara il pranzo, lo so che non posso fare niente ormai. Per c'avevo provato a dirglielo a mamma. Quando le porte si stanno per aprire il mostro dell'ascensore ormai ha finito di mangiare la mia mamma e con un salto se ne torna sopra alla luce. Io scendo dall'ascensore e me ne vado a cercare qualcuno che mi apra casa.
Chiss perch i grandi non danno mai retta a noi bambini.

Una breve storia di vita vissuta avvenuta in ascensore
Mi ha sempre terrorizzato prendere l'ascensore. In terzo liceo avevo i polpacci come Mike Tyson perch la mia ragazza abitava al sesto piano e facevo su e gi ogni volta che andavo a casa sua. Solo che l'altro giorno una maledetta storta a una caviglia mi ha obbligato a prendere l'ascensore.
L'ironia del caso ha voluto che, in quella prima e spero ultima esperienza a bordo di quello strumento del diavolo, un black-out ha fermato il mio terrificante viaggio. Buio e paura. Da solo in quel metro per un metro. Nessuno a cui chiedere aiuto, nessuna speranza.
Urlare? Saltare? Spaccare tutto? Spingere a caso quegli odiosi pulsantini?
Non so perch, ma, senza pensarci, mi sono calato pantaloni e mutande e ho cominciato a masturbarmi. Veloce, frenetico, furioso. Due minuti di intensa auto-passione che mi hanno liberato la mente da quella situazione spaventosa. Nell'esatto istante in cui il mio catartico gesto giunto al suo gocciolante termine tornata la luce, l'ascensore partito e, risistemati mutande e pantaloni, sono sceso con l'aria rilassata dall'ascensore.
E non ho mai parlato di questa storia ad anima viva.

Una breve storia surreale avvenuta in ascensore
Non si riusciva minimamente a ricordare come, ma si ritrovava da solo su un ascensore con un asciugamano bianco annodato in vita, la faccia piena di schiuma da barba e un rasoio in mano. Non sapeva che fare, e l'ascensore in movimento preludeva a una prossima apertura delle porte. Quando arriv al piano, le porte si aprirono e sal un uomo completamente nudo, con in mano una ventiquattrore nera, che gli disse:
Uff, se fa caldo oggi!
Eh s
Ma ha notato che in ascensore si finisce sempre per parlare del tempo?
Gi
Ah ah ah ah ah Io scendo qui, arrivederci.
Arrivederci.
Certo che se ne fanno di incontri strani in ascensore.

Una breve storia pignola avvenuta in ascensore
Alle 8 e 28 antimeridiane di luned 6 febbraio 2006 dopo Cristo un signore di cinquantatre anni, otto mesi e ventuno giorni, vestito con un completo blu oltremare, una camicia bianca, una cravatta rosso bord annodata stile Shrinker e scarpe modello mocassino nere, sal con il piede destro su un ascensore di portata 300 kg e capienza 4 persone, fermo al terzo piano. Entr anche con il piede sinistro, si guard nel grosso specchio 1 metro per 1 che occupava quasi tutta la parete opposta alla porta, e allung la mano sinistra, nello specifico le dita indice e medio, verso un pulsante bianco rotondo del diametro di 2 cm con una grossa T maiuscola incisa sopra. Lo spinse con le suddette dita e aspett che le porte si chiudessero alle sue spalle. Durante i 15 secondi e 8 decimi del tragitto si pul la narice destra con il dito pollice della mano destra, lanci un bacio alla propria immagine allo specchio e inton le prime tre battute della canzone Portami a ballare' di Luca Barbarossa, vincitrice del Festival di Sanremo 1992. Arrivato al piano terra, si volt, apr la porta con la mano sinistra e infil la mano destra nella tasca destra della giacca per estrarvi le chiavi della Micra blu di sua propriet. Usc con il piede sinistro, poi anche con il destro, e lasci che la porta si chiudesse automaticamente dietro di lui.
Se i miei calcoli non sono errati, oggi alle 6 e 34 pomeridiane lo stesso signore salir sempre con il piede destro su quello stesso ascensore per compiere il tragitto inverso.

Una breve storia a sfondo letterario avvenuta in ascensore
A che piano va? chiese un perfetto sconosciuto a un anziano signore appassionato di Sherlock Holmes.
Al quarto mentre lei si ferma al terzo, vero, Ingegner Dal Pr?
Perch pensa che io sia l'Ingegner Dal Pr e che vado al terzo piano? chiese lo sconosciuto tra lo stupito e l'infastidito.
Quando l'ho sentita parlare ho colto un accento settentrionale, e prima di entrare nel palazzo ho notato che solo due cognomi sul citofono erano sicuramente settentrionali: Dal Pr e Padoan. Ora, lei elegantemente vestito, ha una valigetta e le esce dal taschino una penna stilografica, quindi probabilmente un ingegnere, o un architetto. Prima di entrare, ho anche notato sulla targhetta del citofono l'intestazione Ingegner Dal Pr, mentre non c'era nessuna specificazione accanto al nome del Signor Padoan, che quindi non deve avere alcuno studio qui. Da ci ho dedotto che lei deve essere l'Ingegner Dal Pr.
Bene E perch dice che abito al terzo piano?
Lei un ingegnere, avr scelto con attenzione il piano dove vivere, e credo che si sia limitato a scegliere tra secondo e terzo, piani nobili, ma lei giovane, avr massimo trentacinque anni, e avrebbe fatto due piani a piedi senza problemi se la sua casa fosse stata al secondo. Per esclusione, lei deve abitare al terzo piano, concluse orgogliosamente.
Lo sconosciuto, pur non chiamandosi affatto Dal Pr, pur non essendo ingegnere, e pur abitando al secondo piano, pigi con calma il tasto bianco con inciso il numero tre, salut l'emulo di Sherlock Holmes, complimentandosi per la sua arguzia, e scese una rampa di scale giocherellando con le chiavi di casa, contento per aver dato una soddisfazione all'anziano signore.

Una breve storia a parole difficili avvenuta in ascensore
Due letterati rivali da lungo tempo si incontrarono nell'ascensore dell'universit:
A che piano va, balogio manichino d'insulsa conoscenza?
Al terzo, ridicola farragine di vano sapere.
Sa che lei non altro che un querulo sottoprodotto dell'italica accademia?
E lei un laido ammasso di buassaggine scevro di qualsiasi pudicizia!
Taccia, nembifero ciarlatore d'invereconda attitudine!
Non si permetta di darmi pesanza coartandomi in un angolo!
Non volpeggi con me: lei che si dimena con fare coattivo!
Falso serafico, guerrafondaio represso Per fortuna devo scendere.
Meglio cos, ignominioso balocco azzimato.
Salutatisi cos sgarbatamente, si diressero nei rispettivi studi a consultare un vocabolario, per non sfigurare al prossimo incontro.

La pi breve storia mai avvenuta in ascensore
Fa caldo oggi eh?
No.

Una breve storia fantascientifica avvenuta in ascensore
A che piano va?
Plutone, e lei?

Che c'? Non ha mai sentito di una persona che vuole andare su Plutone?

Allora? Sto aspettando Lei a che piano va?

Oh guardi che se non si decide pigio il tasto mio, eh?

Ah, ma che maleducato!, e con un gesto deciso pigi Plutone.

Una breve storia enigmistica avvenuta in ascensore
Alle 11:23 del mattino un signore sal sull'ascensore di un elegante palazzo e chiese al giovane ascensorista di farlo andare al piano degli uffici della Deutsche Bank. L'ascensorista, appassionato di enigmistica pose questo quesito al signore:
Il numero del piano a cui vuole andare uguale ai minuti che sono passati dall'ultima ora esatta, meno il numero dei peccati capitali, diviso il numero dei cavalieri dell'Apocalisse, pi il numero degli occhi di Polifemo
Oh, spinga quello stupido bottone, idiota.
Alle 11:24 l'ascensorista-enigmista, scuotendo la testa per la scarsa passione enigmistica del cliente, lo port al quinto piano.
Alle 11:31 l'ascensorista-enigmista venne licenziato per aver importunato un cliente.

Una breve storia leggendaria avvenuta in ascensore
A che piano va?
Al quinto, ma stia fermo! Ha un'ape sul collo!
Un'ape? In ascensore?
Ssshhh! Non si muova, non dica niente, non pensi niente, se no la punge!
Oddio!
Le ho detto di non parlare nemmeno, ma che vuole farsi pungere?

Io scendo qui, mi raccomando, non si muova.
A che piano va? gli chiese un altro signore appena salito sull'ascensore.
Non posso parlare, ho un'ape sul collo rispose quello facendo uscire le parole dal lato sinistro della bocca.
Ah, scusi io scendo qui.
E, a quanto ne so io, quel signore sta ancora l immobile, aspettando che quell'ape si stufi di starsene spaparanzata sul suo collo per potersi finalmente muovere.

Una breve storia erotica avvenuta in ascensore
Erano anni che sognava di trovare una ragazza cos disinibita e fantasiosa. Quella volta aveva detto che gli avrebbe fatto vedere il paradiso in ascensore. Appena saliti lei prese l'iniziativa, gli cal i pantaloni e cominci a sollazzarlo con il pi dolce e appassionato sesso orale della sua vita.
Il dondolio dell'ascensore lo cullava spensierato in quegli attimi di pura goduria sessuale, le sensazioni si amplificavano in un rapido avvicinarsi al culmine del piacere, ispirate dalla visione della nuca di lei che ritmicamente si muoveva avanti e indietro.
Poi, all'improvviso, un campanello segnal l'arrivo al piano e il piacere si interruppe bruscamente, sostituito dalla fretta di ricomporsi per scendere. Quanto avrebbe voluto non abitare al secondo piano

Una breve storia ermetica avvenuta in ascensore
A che piano va?
Tremilesimo.
Facciamo tremilesimo e uno?
Non tenti il cuore di un amatore.
Come tanti, d'altri vien l'accusa.
La voce le trema, l'oca ha starnazzato alfine?
Di toro o di topo, la voce ha uno scopo.
Chi l'avrebbe detto che ci saremmo incontrati proprio in un ascensore!
Ora che ci penso, non siamo affatto in un ascensore.

Una breve storia psichiatrica avvenuta in ascensore

Gli era sempre preso il panico quando stava in ascensore insieme a tanta altra gente, ed era andato perfino dallo psicologo per questo, perch ogni volta rischiava di impazzire dentro a quelle scatole di latta che ti portano di piano in piano piene zeppe di persone. Lo psicologo gli aveva detto la soluzione: vada nel palazzo pi frequentato che conosce nell'ora di punta e prenda l'ascensore pi pieno possibile di persone. Se quando sta dentro le prende un attacco di panico cominci a parlare di cosa sta provando e sicuramente si calmer. Terapia d'urto, diceva.
E cos fece.
Tre secondi netti dopo la chiusura delle porte dell'ascensore pi pieno che potesse ricordare, puntuale, ecco l'attacco di panico. Si sforz di ricordare cosa gli aveva detto lo psichiatra e cominci:
Mi viene il panico perch ho paura di rimanere chiuso qui dentro con tutti voi e di dover sentire il puzzo dei vostri corpi, e di doverci mangiare l'un l'altro se non arriva nessuno a salvarci!
In mezzo a un mormorio di stupore e dissenso per questa esternazione si alz una voce:
Mi viene il panico perch temo che siate tutti assassini e che mi vogliate uccidere qua dentro.
Poi un'altra:
Ho paura che si stacchi la corda e cadiamo tutti gi nel vuoto!
Poi altre ancora:
Mi sento mancare l'aria qui!
Mi lavo le mani ogni volta che scendo da un ascensore!
Ogni volta ho paura di rimanere schiacciato dentro le porte mentre si chiudono!
Non riesco a spingere i pulsanti perch mi fa schifo che li toccano tutti!
Mi tremano sempre le gambe!
Quando le porte si aprirono quell'improvvisata terapia di gruppo si interruppe bruscamente, piomb il silenzio, e tutti scesero senza dire un'altra parola, anche il signore che era andato dallo psicologo, che era rimasto stupito di quante persone avessero problemi come lui. Da quella volta non ha pi avuto attacchi di panico quando prendeva l'ascensore.

Morale

Sembra strano, ma credo che si possa trarre una morale da queste storielle avvenute in ascensore. Si pu trarre una morale anche dall'ascensore stesso, da questo strano strumento che ciclicamente va su e gi, sempre alla stessa velocit, sempre uguale, senza mai uscire di un centimetro dai binari che deve percorrere, racchiudendo in s tutte le paure pi comuni dell'uomo: il chiuso, il buio, il vuoto, gli sconosciuti, la morte.
Devo essere onesto: quando ho cominciato a scrivere queste storie non credevo di poterci tirare fuori una morale bella e buona, tipo quelle delle favole di Esopo, ma, man mano che scrivevo, mi sembrava che questa morale venisse fuori sempre di pi. E quindi credo sia il caso di scriverla, cos, per dare l'idea che queste storie che ho raccontato non sono solo una serie di situazioni buttate l a caso, ma hanno uno scopo.
La morale : fate le scale a piedi.



Subway, I Juke-box letterari - Curatori: Davide Franzini e Oliviero Ponte di Pino
Una Iniziativa dell’Associazione Laboratorio E-20.
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