Iris
   
di Ilaria Catozzi

Prefazione
di Luca Doninelli

Di questo racconto colpiscono due elementi.
Il primo è la capacità di trattenere il proprio soggetto narrativo - la vita bizzarra, innocente ma talora anche odiosa di una persona, una ragazza di nome Iris - all'interno dell'emozione, o del pensiero, che l'ha ispirato. Ogni parola o frase, ogni campitura di questo racconto obbediscono all'unica intuizione da cui esso è nato. Ilaria Catozzi non vuole renderci Iris né simpatica né antipatica, non vuole ispirarci alcun sentimento nei suoi confronti: vuole soltanto presentarci un personaggio nella sua unicità che è anche, obbligatoriamente, alterità, diversità. La vita di Iris, la sua pericolosa irrazionalità, la sua testardaggine ci ricordano continuamente che l'altro è un altro, conoscibile fino a un certo segno e, di lì in poi, irraggiungibile. Iris è, in altre parole, un racconto sul mistero dell'individuo.
Il secondo elemento rilevante è che tutto questo si dota di uno stile. Ci sono alcune cadute di tono, ma solo chi non ha tono non cade mai. Qui non troviamo nessuna delle gigionerie da scuola di scrittura che rattristano gran parte degli aspiranti scrittori. Nessun tecnicismo, ma solo tecnica vera, espressione puntuale del rapporto che lega lo scrittore al proprio soggetto.
Solo alla fine del percorso narrativo, l'autrice può abbracciare il proprio soggetto: "Chissà magari un giorno ce ne andremo insieme…". Perfetto. Credo sinceramente che Ilaria Catozzi sia una vera scrittrice, e l'aspetto. A presto, Ilaria.

Dedico questo libro a mia mamma che non potrà mai leggerlo, a Paolo e alla sua vita assente, a Ilenia, ma soprattutto a me stessa e a Lei...la mia amica di sempre. A chi "sente la mia testa quando pensa". A Renata.

Ormai sono anni che conosco Iris, davvero tanti anni.
Abbiamo condiviso gli anni più belli della nostra vita insieme. O meglio, anche se fisicamente non eravamo insieme, non ci siamo mai perse di vista. Lei è la parte più incosciente della mia vita, la parte irrazionale...
Con tutti i casini che ha combinato mi ha sempre riempito la vita... la mia piatta vita di ragazza "normale"… di ragazza per bene. Quando la vedi non puoi fare altro che agitarti... sia per la sua naturale e incredibile bellezza, sia per la sua smania isterica di vita! E' una tipa che non passa di certo inosservata... E' mora di capelli, così neri che brillano... sembra nata in un qualche posto lontano da qui... lontano da questa città così piena di storia... da questa vita così ben programmata...
Sembra venga da uno di quei posti che lei sogna...
L'Africa... quella tranquillità che cerca... ma che in fondo in fondo le va stretta... Sogna, sogna sempre Iris... ad occhi aperti... Quegli occhi scurissimi... nemmeno quello riesce ad avere di normale... ne ha uno che si sfuma in verde in mezzo a quel nocciola... Ha la pelle ambrata... bellissima, non ho mai visto una ragazza con una pelle così, come non ho mai visto nessuna curarla a quel modo... Sempre piena di creme... oli... un misto di odori... ovviamente orientali... che a me danno la nausea! Ha un bel corpo... anche se è piccolina di statura... quasi una bambolina... E' piena di tatuaggi... una passione delle poche che abbiamo in comune...
Tutti piccoli o che in ogni modo non disturbano l'occhio di chi la guarda. Hanno tutti un significato... tutto per lei deve avere un significato. Tutto deve avere un nome, e una collocazione nel suo cervello. Niente si deve lasciare al caso. E' sempre vestita da "femmina"... al contrario di me che sono sempre molto anonima nascosta nei miei immensi pantaloni di quattro taglie in più... nelle mie felpe e nelle mie scarpe da ginnastica.
Lei è donna a tutti gli effetti... sempre con i tacchi alti (sennò chi la vede?) le maglie abbondantemente scollate...
Le piace farsi vedere, le piace che si girino a guardarla... le piace che commentino... tanto lei non è di nessuno e mai lo sarà! Donna dicevo... ma forse è ancora la bambina che gioca a fare la donna... in fondo è solo apparenza... in fondo lei non ha programmato la sua vita.Non può ancora essere donna.Ha 24 anni, ma è come se ne avesse vissuti il doppio... no, non li dimostra esteticamente, ma la sua vita non è paragonabile a quella di una qualsiasi ragazza della sua età. Fa ancora i sogni ingenui da ragazzina: il grande amore che la stravolge! Anche questo ci accomuna, ma io almeno so che non arriverà! Io sono la razionale delle due.
Iris fino ad una certa età è cresciuta in maniera normale. Una famiglia molto rigida, molto cattolica.
Ha due sorelle, le "sorelle bene" le chiama lei. Ora sono tutte e due sposate, più o meno felicemente. Loro non hanno mai creato problemi in quella famiglia così ben costruita.
Avranno certo avuto le solite rimostranze o ribellioni tipiche dell'adolescenza, ma sono abilmente scivolate addosso ai genitori. Sua madre è di una raffinatezza assoluta, sempre molto composta. Ha l'aspetto algido, credo acquisito dopo anni d'insegnamento, non lascia trasparire molte emozioni. E' molto saggia, ha sempre il modo giusto di dire le cose.
Ha un cuore che non è nemmeno suo, ha perdonato talmente tante cose ad Iris da essere invecchiata caratterialmente in pochi anni. E' una bella persona, ho molta stima di lei e so che vuole veramente molto bene a sua figlia.Suo padre è un brontolone nel senso bonario del termine. Non urla mai. Nessuno urla mai in quella casa a parte Iris. Suo padre sembra borbotti sempre... è un gran lavoratore. Dedica tutta la giornata alla loro terra, alle loro colture. Ma è un uomo testardo, non lascia il beneficio del dubbio a sua figlia.. a nessuno lo lascia. Se lui inquadra una persona in un certo modo è difficile fargli cambiare idea. Al contrario di sua madre, lui ha fatto più fatica a perdonare Iris. Ha sofferto molto, e si è molto indurito.
Lei ne risente, preferirebbe un ceffone al posto del suo eloquente silenzio. Lui la osserva impassibile, segue i suoi movimenti e i suoi discorsi senza nemmeno alzare lo sguardo… senza sforzarsi di parlarle...
Non posso biasimarlo, non so come mi sarei comportata io da genitore. Almeno la mamma cerca di parlarle, anche se spesso duramente, ma le cose gliele fa capire: - Iris, io sono sempre qui per te e non puoi nascondermi niente-. Lei ha bisogno di questo. Iris non chiede molto, chiede di essere ascoltata... non capita... accettata! Sonia e Alice, le sue sorelle, sono un po' più grandi di lei. Si vogliono molto bene, ma ormai hanno la loro vita, la loro famiglia, e non possono correrle dietro ad ogni "mattana".
Così ho preso io il posto di sorella... sempre disposta a seguirla ovunque, ad ascoltarla alle ore più impensate... a piangere e a ridere con lei di ogni situazione, di ogni guaio.
Abbiamo un legame a volte morboso, ma non privo di scontri.
Io cerco di farla ragionare, e a mio modo, e nelle mie possibilità, cerco di proteggerla o difenderla da tutto e da tutti…
Ci sono troppe persone che le vogliono male. Ci siamo conosciute a scuola quando avevamo 15 anni. Eravamo compagne di banco. Io sono più grande di lei di un anno, quindi ero stata bocciata. Frequentavano il secondo anno di un istituto tecnico per periti industriali. Era una scuola quasi prevalentemente maschile.Io volevo emulare gli studi di mio padre, lei voleva solo divertirsi. Quella scuola era nota per essere il paese dei balocchi. Io sono stata in quell'istituto per cinque anni e sono stata bocciata tre volte, cosa a detta di tutti mai successa.
Iris è riuscita a prendere quel diploma, io ora sono una maestrina non praticante. In quei quattro anni passati insieme abbiamo iniziato a conoscerci. Iris era molto popolare a scuola, era una delle ragazze più belle. Ma non per questo aveva catturato molte simpatie, anzi. La maggior parte delle ragazze non la sopportava, forse per invidia. I ragazzi o le facevano una corte spietata quando rientrava nelle loro grazie, oppure la sputtanavano perché non erano riusciti a tirar su niente. Io invece andavo poco d'accordo con le ragazze perché sono sempre stata molto impulsiva e spesso ho detto verità un po' scomode, che le fighettine non hanno apprezzato, ma che in compenso mi hanno fruttato la fiducia e la simpatia dei ragazzi. Io e Iris in classe eravamo molto assenti.
A volte realmente, nel senso che facevamo fuoco da scuola, altre volte eravamo presenti fisicamente ma eravamo immerse nelle nostre chiacchiere o nelle nostre scritte sui diari, o a fumare in bagno. Infatti un anno siamo state bocciate con l'8 in condotta. Avevamo più assenze che presenze, e più compiti consegnati in bianco che voti positivi sul registro. Ovviamente sempre insieme. Un anno, ricordo, ci siamo giocate la promozione di una materia facendo una partita a trionfo con il professore. Non avremo imparato molto in quella scuola, ma di sicuro sappiamo giocare a trionfo. Trionfo è un gioco di carte molto popolare dalle nostre parti, non sto a spiegarne la dinamica perché penso che sia di dubbio interesse, ma io non lo reputo molto avvincente. Non mi è mai piaciuto giocare a carte. Ad Iris piaceva invece, era sempre presa in 1000 partite, ed era pure brava. Non era una gran studentessa. Le piacevano, come a me, la letteratura, la storia e il disegno. In lettere era molto brava, le piaceva scrivere e leggere.
Credo che sia stata interrogata ben poche volte, tanto sapeva sempre tutto del programma di quelle materie. E anche se c'era, quella volta che non sapeva le andava bene... era fortunata. Nelle altre materie era uno zero assoluto, ma era pur sempre fortunata. Un professore, per spiegare a me e a lei la legge di Ohm (A=V/h), ha preso come esempio una pizza, visto che non c'era altro modo di farcela entrare in testa, e visto che era la base da cui partiva la nostra specializzazione.
Credo però che tuttora lei la legge di Ohm non la sappia.
A scuola abbiamo passato la gran parte delle nostre giornate.
Oppure in giro a cazzeggiare. Avevamo la stessa compagnia di amici e ci ritrovavamo tutti in centro città, in sala giochi. Eravamo in molti, quasi una cinquantina.
Qui abbiamo vissuto le prime separazioni. Quelli che stavano simpatici a me, non lo erano per lei. Iris frequentava i ragazzi dello stadio, gli ultras della nostra squadra cittadina, io invece i discotecari. Iris veniva a ballare con noi, e quasi tutte le domeniche pomeriggio tornava a casa ubriaca. Lei si divertiva così, fumando qualche canna e bevendo un sacco di miscugli alcolici. Io presi altre strade, ma questo non c'impedì certo di continuare a frequentarci.
Iris conobbe presto la prima persona che le sconvolse la vita... o che le fece aprire gli occhi. Si innamorò, credo, per la prima volta. Di Maurizio, un ragazzo molto più grande di lei...
Anche lui si innamorò di lei, ma purtroppo amava troppo un'altra cosa... molto più della sua stessa vita. Maurizio si drogava... era un tossico... Iris non sapeva chi era, anche se nella nostra città era molto noto... Non rompeva mai le scatole, era amico di tutti noi.. . al massimo ti scroccava dei soldi... per farsi...
Maurizio aveva 25 anni, Iris appena 16. Lei credeva ancora nelle favole.
Per lui le favole erano finite da un pezzo... forse le aveva esorcizzate dentro quel suo maledettissimo ego, forse le aveva vendute per comprarsi la roba... Non aveva più sogni, Maurizio. Non era il classico bel ragazzo. Era alto, magrissimo... non un bel viso, ma con due grandissimi occhi azzurri...
Credo siano stati quegli occhi ad ipnotizzare Iris...
Lei li vedeva così tremendamente tristi... e lei le persone tristi non le sopporta. Iris deve aiutare quelle persone. Con Maurizio… beh, lei credeva di poterlo aiutare... Si conobbero per caso in centro, in un freddo pomeriggio di Novembre. Lui la fermò chiedendole una sigaretta. Iris era piuttosto seccata quando la fermavano per attaccarle pezza, e gli rispose senza quasi guardarlo... ma lui insistette e Iris incrociò il suo sguardo e ne rimase intrappolata... per anni... Credo porti ancora oggi, che sono passati quasi dieci anni e diecimila storie, gli occhi di Maurizio nel suo cuore. Tutti noi portiamo qualcosa nel cuore... per anni, qualcosa che non se ne andrà... qualcosa di idealizzato ma mai vissuto... qualcosa che ci legherà sempre a quel passato... e ogni tanto lo risvegliamo, per caso… e per caso, ancora, ci fa soffrire...
Non parlarono molto quella volta, lui aveva fretta di andarsene, ma Iris non capiva quella sua fretta.
Non capiva perché la liquidò come se si vergognasse di lei, forse perché era solo una ragazzina. Ma quello sguardo... non riusciva a dimenticarlo. Iniziò a chiedere in giro informazioni su Maurizio, solo questo sapeva, il suo nome e basta! Non capiva perché tutti le dicevano le stesse cose, di stargli alla larga, che non faceva per lei, ma qualcuno la volle scuotere.
- Iris, Maurizio è un fattone, si droga, lo capisci?-
Oddio... quelle parole le rimbombarono in testa... lettera per lettera... Lei non sapeva cosa vuol dire essere un drogato, credeva ancora nelle favole, appunto, e nelle sue favole i drogati possono smettere se ne trovano la forza... se trovano una persona che le ami. Si convinse presto che lei poteva aiutarlo, che lei poteva amarlo e ridare luce ai suoi occhi. Ma ancora non sapeva che proprio allora iniziarono i suoi guai, le sua vita difficile. La sua vita intensa, che ancora oggi fatica a sistemare... E' caduta tante volte con il culo per terra, e altrettante volte si è rialzata, più forte e testarda di prima. Iris è una persona molto testarda, se si mette in testa qualcosa è difficile farla smuovere… Voleva rivedere Maurizio e cercò tutti i modi e le situazioni per potersi avvicinare a lui. Parlando con i vari amici in comune riuscì ad avere una specie di appuntamento. Certo non le risultò difficile, in tanti sarebbero voluti uscire con lei. Io tutte queste cose le venni a sapere a distanza di tempo, ha sempre cercato, e tuttora lo fa, la mia approvazione… anche se poi fa comunque di testa sua.
Soltanto, credo voglia la mia assoluzione. Credo che quando si mette nei guai sa che io l'avrei immaginato…
E' convinta che i miei consigli poi lei li debba prendere al contrario… e si difende sempre dicendomi: - tanto lo sapevi! - Per quell'incontro Iris si preparò accuratamente, niente era fuori posto, come se un fattone avrebbe notato la differenza tra una stracciona e una superdonna… Lo so, sono acida nel mio modo di vedere le cose, ma le ho vissute talmente da vicino… Devo essere sincera, non mi piacciono i drogati, come a tutti credo. Non riesco a capirli, o a scusarli. Li trovo deboli e basta. Credo che la loro personalità la vendano per ogni dose…
Sono persone false, decisamente tristi, ma proprio non riescono a farmi pena! Rabbia, solo questo mi suscitano. Perché qualsiasi delusione la vita te la offre su un piatto d'argento… è una sfida ogni giorno… devi vincere su tutto. Non è sempre facile.
Ma non ci si può nascondere dietro ad un paradiso artificiale, non si può decidere di morire lentamente, e di far morire le persone che ti vogliono bene. Bisogna lottare, nessuno ti regala niente. Iris arrivò in anticipo a quell'appuntamento e trovò Maurizio già lì… Non capì subito l'imbarazzo che egli provò. Con gli sguardi cercò di farle capire che non era il momento. Era con delle altre persone, tutte facce poco raccomandabili. Ma lei non si mosse, continuava a guardarlo, era così felice.
Dopo qualche esitazione Maurizio lasciò i suoi compagni per avvicinarsi a lei, e, facendo come se niente fosse, come se lei non avesse visto niente, la salutò dolcemente, spettinandole un po' i capelli. Dio quanto odiò quel gesto, ci aveva messo ore per essere perfetta ai suoi occhi e lui nemmeno lo notò!
Da quel momento cominciò la loro storia, che Iris ricorda come la più bella ma allo stesso tempo triste della sua vita! Maurizio fu solo il primo dei suoi guai! Nella nostra piccola città le voci corrono velocemente e non ci volle molto perché la notizia arrivasse alle orecchie dei suoi genitori. Quella famiglia perfetta venne scossa da un'ennesima tempesta di ribellione.
Lei lo amava da morire, e, in effetti, ogni volta che lo vedeva fatto moriva un po'. I suoi le fecero il lavaggio del cervello, ma a lei non importava… lei sarebbe riuscita a cambiargli la vita. Non servì a molto chiuderla in casa. Anzi alimentarono la sua voglia di libertà, ogni bugia la inventava per lui, ogni attimo rubato alle punizioni era per lui…
Maurizio le promise per la prima volta che avrebbe provato a smettere. L'avrebbe fatto per lei, lo disse piangendo. Il cuore di Iris divenne enorme, pieno di gioia, stava vincendo la sua battaglia sulla droga, stava vincendo!
Visto dal di fuori il loro sembrava vero amore, anche se a distanza di tempo credo sia stato soprattutto un amore platonico. Si baciavano a malapena, non so se perché Iris era piccola o se perché lui aveva paura di veder marcire l'unica cosa bella e pura che gli era capitata. Partì per la comunità, con un bagaglio di mille promesse. E Iris, seppure a malincuore per la separazione, lo lasciò partire promettendogli che lei ci sarebbe sempre stata. Era fiduciosa Iris, era ingenua Iris.
Continuò la sua vita normalmente, la scuola, gli amici, lo stadio… lui sarebbe tornato, prima o poi.
Non tanto poi. Credo passarono solo un paio di settimane e lui ricomparve dal nulla. Iris nemmeno lo sapeva, lo trovò per caso in piazza, un pomeriggio… fatto da far paura. Lo guardò incredula, tutti i suoi sogni si sgretolarono in mille pezzi…
Si sentì ferita… inutile… allora di lei non gli importava nulla.
Maurizio cercò di parlarle, ma lei lo guardava piangendo, non capiva. Pianse con lei, spiegandole che non era facile, che forse era meglio che se lo togliesse dalla testa, che lui non sarebbe cambiato, che tanto non importava a nessuno. Iris gli urlò dietro che lui era più importante della sua stessa vita, che a lei importava... Gli chiese, per favore, con tutte le forze che aveva, di riprovarci, che lei gli sarebbe stata vicina. Lui, apparentemente convinto, (solo noi, dall' esterno, sapevamo che non lo era) promise, promise ancora di provarci. Inventò mille scuse per ritardare la sua partenza, che a Iris sembravano più che ovvie e più che possibili. In realtà non voleva ammettere a sè stessa che lui se ne stava approfittando. Si approfittava della sua ingenuità di ragazzina, così fuori da quello sporco giro, così ignara di tutto ciò che girava attorno al suo mondo. Quante volte la portava con sè dai suoi spacciatori, dicendole che proprio non poteva farne a meno. Iris perdeva un po' di dignità ogni volta. Un giorno le offrì persino di provare anche lei. Iris ha avuto la forza di non accettare. Anche se avrebbe fatto qualunque cosa per appartenere al suo mondo, per stare con lui, ma questo no, questo proprio non poteva farlo!
Maurizio partì. Iris sapeva che sarebbe tornato dopo poco, sapeva che lei non poteva vincere. Lo amava, lo amava da morire, ma non poteva, a 16 anni, morire d'amore. Decise, con una forza che nemmeno lei sapeva di avere, di chiudere, di dimenticare. Lui non poteva amarla, non chiedendogli di drogarsi con lui. Certo, era una ragazzina, ma capì quanto le avesse mancato di rispetto. Riprese la sua vita in mano, piano piano cercò di riprendere le amicizie che aveva lasciato perdere per Maurizio.
Con me non ebbe difficoltà, io non l'ho mai abbandonata, io le voglio bene davvero e non m'importa quello che dicono di lei. Io la conosco. Gli altri amici oramai l'avevano bollata. La nostra compagnia era una compagnia d'elite, tutti figli della "città bene" che troppo guardavano il giudizio esterno. Non eravamo dei Santi, no, però non ci mischiavamo con la feccia, con i drogati… e con quelli che chiamavano del bronx. Nemmeno stessimo in America, il bronx… mi fa davvero ridere.
Era solo un quartiere un po' periferico, dove c'era gente comune, magari non ricca, che faceva della violenza e dello stadio la loro unica ragione di vita. Io facevo ufficialmente parte dell'elite, ma conoscevo pure l'altro pezzo di città. Non ho mai avuto problemi con loro, alcuni erano amici, ma certo non ci sarei mai uscita a cena. Iris già da tempo frequentava lo stadio, e di conseguenza la gente che ci andava, nella famosa curva ovest. Ogni tanto ci andavo anche io, per stare con lei, magari prima di andare in discoteca la domenica pomeriggio.
Ma proprio non mi piaceva, mi sentivo così fuori luogo, poi nemmeno mi interessava il calcio, se non per qualche giocatore carino! Proprio allo stadio Iris conobbe la più grande fonte dei suoi guai, la persona che le avrebbe cambiato la vita, nel più brutto significato del termine. Andrea era il capo ultrà della nostra squadra cittadina. Una presenza autorevole e autoritaria, temuta da tanti. Era un pazzo, uno psicopatico. Ricco da fare schifo, violento da fare schifo. Ci metteva un niente a massacrare di botte qualsiasi persona che gli si presentava davanti, solo perché magari lo aveva guardato male. E aveva sempre le spalle ben protette da tutto il bronx. Tutti in città sapevano chi era, e tutti noi giravamo al largo. Fu lui ad avvicinarsi ad Iris. Aveva deciso che lei sarebbe stata sua. A raccontarlo sembra una storia vecchia come la terra, una storia da film, ma ancora oggi nel nuovo millennio queste cose accadono. Con lei, e con altre persone elette, non mostrò subito la sua faccia. Era dolce, protettivo. Iris si sentì importante per queste attenzioni. Dai tempi di Maurizio nessuno aveva più mostrato interesse per lei. Durante una partita, una delle tante viste con lui, le passò un cannone da fumare.
E iniziò a parlarle, rendendosi il più simpatico e affascinante possibile. Era una persona piacevole da vedere, alto, sempre abbronzato e ben vestito, un viso interessante… uno di quei visi vissuti che hanno tanto da raccontare.
Finita quella partita lui la presentò agli amici, dicendo che sarebbe andata con loro. Ma andata dove? Iris non aveva deciso niente, lui aveva fatto tutto da solo. A fine partita c'erano i "tafferugli" con la squadra avversaria, e mai al mondo si potevano perdere. Per la prima volta, Iris provò sulla sua pelle la violenza gratuita… la cattiveria fatta persona… vide volare di tutto, cartelli stradali, bottiglie, sassi.
Aveva paura, le sembrava tutto un incubo. Andrea era in prima fila ad incitare il mucchio selvaggio.
Non so cosa scattò nella testa di Iris, ma quasi lo ammirava. Aveva una personalità talmente forte che tutti pendevano dalle sue labbra. Arrivarono i celerotti, ben armati di manganelli… ormai chiamavano per nome tutti gli ultrà, era una cosa consueta ad ogni partita. Andrea non poteva, non doveva essere visto, era diffidato… prese Iris sottobraccio quasi alzandola da terra e corsero via.
Girarono in macchina per tutto il resto del pomeriggio, parlando. Andrea piaceva a Iris, era dannato, il genere di uomo che piace a lei. Uno che non ha paura di niente e che si sente l'unico padrone della sua vita, uno che può fare qualsiasi cosa. Allo stesso tempo era diffidente, sapeva quello che si diceva di lui e proprio non era il caso di intrigarsi. Quante volte Iris mi dice: - Se potessi tornare indietro con la testa che ho adesso...-
Si trovò catapultata in una vita parallela, che LUI le aveva accuratamente creato. Non se ne rese nemmeno conto, successe e basta. Prima di allora, tutti le stavano alla larga, ora… Andrea si era innamorato di lei. Non innamorato, è troppo, si era fissato di lei, ossessionato. In fondo le ossessioni riempivano la sua vita. La vita di uno schizofrenico riconosciuto. Ma questo Iris non lo sapeva.
Ora tutti le erano amici, o lo volevano diventare… Andrea aveva deciso così. Forse Andrea non era come lo descrivevano, non con lei… forse davvero Iris poteva cambiare le persone. Si trovò intrigata nei suoi giri, nei suoi spacci, nelle sue amicizie. Capì tardi Iris, capì che non ne sarebbe uscita facilmente. Arrivò capodanno, Andrea la voleva. Iris era decisa a non vederlo, ma lui… dopo varie minacce, vinse. Per l'ennesima volta. Andò ad una festa di paese accompagnata dalla sorella, così aveva la copertura per i genitori. Andrea già l'aspettava. La portò ad una cena a casa da amici. Iris era la più piccola del gruppo.
Non aveva argomenti da dividere con loro, non c'entrava là in mezzo… non era il suo posto. Andrea andò a brindare fuori con i ragazzi e la lasciò lì… senza dirle nulla, tanto era la sua marionetta. Arrivò una telefonata, l'avevano arrestato! Non provò niente Iris… in tutto quel periodo non provava niente. Emozioni soppresse, viveva in trance… nella paura. Paura di lui… dei suoi genitori… di lui…
L'avevano arrestato perché, come suo solito, aveva aggredito uno sbirro senza motivo. Non avevano mai motivo le sue aggressioni, nemmeno con Iris. - Se mi lasci ti ammazzo- , quante volte glielo aveva ripetuto…
I suoi amici riaccompagnarono Iris alla festa, a breve sarebbero passati i genitori a prenderla. Andrea era già là… rovinato. Ubriaco perso, pippato perso… e l'avevano picchiato pesantemente, aveva la camicia strappata…
Urlò: - Non la rivedrai, domani - disse ad un amico di Iris. Tirò fuori una pistola, con cui girava sempre, prese lei per un braccio e la buttò in macchina. Non so con quale forza stava al suo maledetto e malato gioco. Iniziò a pensare che per toglierselo dai piedi, per fotterlo, doveva pensare come lui. Assecondarlo.
Andarono verso un'altra città, voleva nasconderla… nessuno doveva trovarla. Per tutto il viaggio aveva la pistola appoggiata sulle gambe, a portata di mano per ogni evenienza. Non trovò la persona che doveva nascondere Iris… restarono in macchina non so per quanto tempo. … scoparono… nel più volgare e vuoto significato del termine. Com'era brava a fingere, Iris… quanta paura aveva nel cuore! Lui le faceva schifo, odiava le mani di Andrea su di lei… il suo corpo sul suo… avrebbe voluto urlare, vomitare. La portò a casa sua, dove la madre di Andrea lo aggredì…
Gli disse di scappare, scappare con Iris. Iris rimase basita davanti alla reazione di una madre. Come poteva scappare con una minorenne? Ma come ragionava? Per fortuna i carabinieri, mossi dai genitori di Iris, riuscirono a trovarla... Andrea la consegnò senza troppe storie. Iris passò settimane in casa, chiusa nella sua camera senza vedere né sentire nessuno. Le chiamate di Andrea erano ossessionanti. Si era insidiato come un virus nella sua vita, in ogni parte, e voleva contagiare ogni cosa o persona fosse attinente a lei. Lei pensò molto, doveva fregarlo, doveva finire tutto… ma come? Decise di rifarselo amico, in fondo lui diceva di amarla… Cercò di capire al meglio i suoi giri, i suoi traffici. Andrea le affidò un bel po' di fumo, gli sbirri gli stavano addosso e solo lei poteva nasconderlo. Iris, poco per volta, portò fuori casa ogni cosa potesse servirle nel suo piano. Iris voleva scappare. Lontano. Lontano da Andrea, da chiunque le volesse male. Voleva chiudere tutto. Un giorno, come tanti altri… Primo treno per Roma, tutto era finito, o forse tutto doveva ancora iniziare.
- Ciao, sono Alice, Iris è scappata di casa, vengo da te! - Click.
Ho soppesato ogni singola lettera di quelle parole, non capivo. Alice arrivò e mi fece molte domande, ma ottenne ben poche risposte. Perché, davvero, io non sapevo più niente della vita di Iris. Iris fu trovata 40 giorni dopo a Milano, ma non per sua volontà. Pochi giorni dopo sarebbe partita con documenti falsi per la Spagna.
Quei quaranta giorni via da casa, dai problemi, dalla gente che le voleva male, la cambiarono in modo irreparabile. Quello che aveva vissuto, quello che aveva visto… tuttora le fa male. Ha vissuto ai margini della società, come una disadattata qualsiasi. Ha dormito dove capitava, mangiato quando poteva… giungendo spesso a compromessi con chi le offriva protezione, o qualsiasi cosa, per farla tirare avanti. Non aveva paura, o forse l'aveva, ma l'importante era aver chiuso con il suo passato. L'importante era che adesso lei era la padrona della sua vita, nessuno le avrebbe imposto niente. Non chiamò mai a casa, perché tutto le sarebbe stato più difficile. Per me furono giorni terribili, pensavo che non l'avrei mai più rivista, quando un giorno, al telegiornale, la vidi sottobraccio ad un carabiniere…
L'avevano trovata. Che impressione quelle immagini, non aveva espressione il suo sguardo, non sembrava lei. Era trasandata e sporca. Passarono mesi prima che io le potessi parlare. E' stata in cura tanto tempo, ha tentato di uccidersi. La sua vita non aveva più senso. Non riusciva più a sognare un futuro, non aveva più niente.
Non poteva più uscire senza che fosse additata. Era un inferno! Ma, piano piano, ancora una volta, si rialzò. Tirò fuori la rabbia e tornò a vivere. Cambiò amicizie, si diplomò, trovò un lavoro e si fidanzò finalmente con un ragazzo normale, che andava oltre le apparenze o le dicerie della gente.
Non le ho mai chiesto più di quello che mi diceva, ed ero l'unica persona a sapere tanto su quella storia, ma non tutto. Non ne parla mai. Andrea mosse una denuncia contro Iris, per spaccio di stupefacenti e furto. Andrea vinse il processo!
A Iris non importava, almeno ora non avrebbe più avuto niente in comune con lui. Sono passati quasi dieci anni da questa storia, entrambe siamo cresciute, dicono che siamo donne. Non ci siamo mai perse di vista, e mai lo faremo. Ora Iris vive da sola, lavora. Sta bene. Ma ha ancora quell'inquietudine… come se meditasse sempre la fuga. C'è qualcosa che le manca, qualcosa che cerca…
Chissà, magari un giorno ce ne andremo insieme, in fondo anche a me questa vita sta un po' stretta.

©Ilaria Catozzi 2002
©Subway Letteratura. Cumune di Milano, Settore Giovani

 
Juke-Box Letterario 2007

Juke-Box Letterario 2006
Juke-Box Letterario 2005
Juke-Box Letterario 2004
Juke-Box Letterario 2003
Juke-Box Letterario 2002
Recensisci i racconti
Invia il tuo racconto
Bando di concorso del 2004
Chi siamo
Contatti
News
     
   

 

 

 

 

 

   
       
 
‹— Racconto precedente / Racconto successivo —›
   
       
HOME / IL JUKE-BOX LETTERARIO / INVIA E RECENSISCI I RACCONTI / FORUM / IL BANDO DI CONCORSO / CHI SIAMO / CONTATTI