La cometa sopra         Noax
   
di Andrea Mian

Prefazione
di Luca Doninelli

Una calda notte italiana è la vera protagonista di questo racconto semplice e gustoso di Andrea Mian. Un intero paese è uscito in campagna per ammirare la cometa. Noi non vediamo i personaggi, ma sentiamo le loro voci, che punteggiano la campagna proprio come le stelle punteggiano il cielo. Questo specchio tra cielo e terra è il motore della storia, che si muove omogenea lungo insensibili, continui cambiamenti di scena - perché solo la continua variazione ci può comunicare l'omogeneità di un paesaggio senza farcene subire la monotonia. E, qui, non c'è un solo istante di monotonia.
Gli ingredienti, umani e narrativi, del racconto, si muovono tra Fellini e la commedia all'italiana: c'è il professore, c'è il prete, c'è la bella ragazza oggetto continuo di fantasie erotiche, ci sono quelli che scherzano e quelli che sognano ad occhi aperti.
Ma Mian non si accontenta di offrirci un bel quadretto notturno: ci fa sentire con forza che questa notte è una notte italiana, e che quello riunito davanti alla cometa - il riferimento è evidente - non è "un" paese, bensì "il" Paese: l'Italia stessa.
Una volta giunti a questa convinzione, val la pena rileggere il racconto, che subito si tingerà di personaggi e volti noti, acquisterà un'eco politica e, insieme, un tono meditativo più ampio. Nella confusione che domina questo nostro inizio di millennio, l'acuto senso di attesa che Mian ci comunica si afferma come la più ragionevole delle posizioni. "Quando si è in ritardo" scriveva Andrej Sinjavskij "è bene rallentare il passo".

- Quando prometto una cosa, la mantengo! -
Annunciò il sindaco, inerpicato su una scala da ciliegie. Poi col braccio fece un segnale ad un uomo in tuta blu, il quale abbandonò a terra una bottiglia e abbassò l'interruttore di un pannello dell'alta tensione. Su Noax calò l'oscurità.

Tutti i partecipanti della piccola folla, riunita sotto il grosso tiglio, puntarono il naso al cielo.
Nelle tenebre il sindaco scese insicuro la scala. Aveva in volto quella soddisfazione che gli era sfuggita quella volta della grandinata, in cui non aveva ricevuto i sussidi dalla regione; e quella volta dell'inaugurazione delle fognature, con i calcoli sbagliati del geometra; e quella volta del teatro all'aperto, che era venuto a piovere; e quella volta…
...insomma, questa volta aveva promesso di spegnere le luci dei tre lampioni del borgo e gliel'aveva fatta!
Come aveva annunciato la televisione, in alcune grandi città d'Europa ci sarebbe stato l'oscuramento: uguale avvenne nel borgo di Noax: buio pesto, senza luna, per vedere la cometa.

Le vigne attorno alle case protessero il paese dai riflessi delle luci che provenivano dalla strada statale. Il cielo era terso.
Quella notte il cielo era talmente limpido, che il numero infinito dei puntini delle stelle quasi nascondeva la solitaria pallina della cometa.
Tutti aspettarono qualche istante che gli occhi si abituassero all'oscurità. Subito iniziò la ricerca:
- là?-
- nodilà! -
- dilàdove? -
- malì! -
- aaaahecco! -
- Sicuro? -
- no!peròmipare -
- setiparenonèdisicurolei -
- Ma dove guardate tutti, è di là! -
- no Giovanna, quella è la luce del monte! -
- io la ho già trovata da mezzora! -
- allora dicci, dicci! -

Nel disorientamento generale, il maestro ottenne ascolto: - calma, osservate con attenzione: partiamo dall'Orsa Maggiore... -
- ma dove cazzo è l'Orsa? - giunse una voce dal buio.
- Guarda che ti ho riconosciuto, volgare! - minacciò il parroco, puntando la sua torcia elettrica sul popolo di Noax, che aveva perduto gli occhi fra le costellazioni.
Il maestro riottenne l'attenzione del paese:
- l'Orsa Maggiore é il Grande Carro, quello lì. Se vi spostate un po' di là... - .
Finalmente tutti videro la cometa.
Seduta sotto il tiglio, anche Alessia puntò i suoi occhi a NordOvest, dove brillava la stella codata. La ragazzina gettò la testa all'indietro, si dondolò con la schiena fino a perdere di vista la cometa, poi la ritrovò incorniciata dai rami dell'albero centenario.
- Quest'albero ha molto più del doppio dei miei anni disse Gino, che era già da tempo bisnonno quando ero giovane ci si riuniva quà sotto per le grandi decisioni, quella volta dell'incendio... -
- Stai buono Gino - lo interruppe una voce dal buio.

Intanto Alessia faceva scorrere la cometa tra le foglie, la faceva sparire dietro i rami, apparire in mezzo alle biforcazioni del tronco, saltellare lungo i nodi del legno. Piano muoveva la testa, ruotava il collo, poi veloce dondolava le spalle facendo danzare la Via Lattea. La ragazza ballava sotto l'albero, al buio, accompagnata senza sbavature dal firmamento.

Il maestro raccomandò di guardarla bene, la cometa, perché sarebbe ripassata solo tra diecimila anni. Allora Remo osò dire quello che alla luce del giorno mai avrebbe detto:
- per lei siamo tutti uguali, non ci sono vecchi o giovani per la cometa. La si vede tutti una volta soltanto nella vita - .
Nessuno capì cosa Remo intendesse dire con quella frase, a parte quello che dal buio gli rispose:
- le tette della Giovanna, invece, non le vedremo neanche per una volta nella vita! - .
Risero tutti finché il prete tuonò:
- sei quello di prima sporcaccione, se ti prendo... - , il fascio della torcia elettrica ripassò, illuminando le facce di quella piccola comunità radunata sotto l'albero.
- Basta con quella luce! - protestò qualcuno.
Il prete spense subito la torcia, colto da un sofferente ricordo riguardo alle tette della Giovanna. Non era vero che nessuno le avesse mai viste, a lui era capitato, una volta.

Dopo averla fatta roteare attorno all'albero, Alessia fissò la cometa. La fissò e aspettò con tutto il cuore che cadesse giù, che precipitasse, magari proprio su un fienile. Che bello sarebbe stato! Tutti a correre per guardar la stella caduta, tutti ad urlare per l'incendio, tutti a danzare per il miracolo.
- Dai! Cadi, cadi, cadi - ripeteva sottovoce la ragazzina.
La cometa si ostinava all'immobilità dei suoi centomila chilometri all'ora, scodinzolando appena la sua bavetta di luce.
Un rutto anonimo squarciò l'aria. Il parroco questa volta non reagì, era immerso nel ricordo di quel paludoso pomeriggio di Luglio, quando entrò in canonica e vide la Giovanna, inginocchiata a quattro zampe, che stava pulendo il pavimento. La donna strofinava lo straccio sul marmo e le ballavano a ritmo i seni fino quasi a saltar fuori dal vestito. Il parroco fuggì da quella scena, uscendo veloce all'aperto, cercando una pace perduta. Colto dal calore della stagione il prete dovette bagnarsi la fronte tre volte e passeggiare per l'orto per più di mezz'ora perché la commozione di quella visione lo abbandonasse.

Dal buio il provocatore riruttò. Il paese intero aspettò la replica del parroco che sembrava inghiottito dalla notte. Ci furono preoccupanti attimi di silenzio. Il prete si riprese appena in tempo dal bruciante ricordo e sentenziò:
- propizie son le tenebre agli stolti! - .
Udito il monito bacchettone, la gente fu rassicurata che il proprio parroco fosse ancora vivo.

- Non mentire a te stesso - si ripeteva intanto il prete, dibattendosi tra i rovi dei suoi pensieri.
- Non mentire a te stesso, non ti è bastato guardare quel ballo di mammelle. Dopo il giro in giardino, sei tornato... e nascosto all'ombra del portale, hai aspettato che la Giovanna si asciugasse il sudore che gli colava giù dal mento, lungo il collo e più giù. Hai continuato a guardare mentre si aggrappava con le mani al vestito e se lo abbassava per asciugarsi quegli enormi seni umidi. Tutto hai visto! Non far finta di dimenticare! - .
Così si accusava il prete parlando in segreto a sé stesso, con il medesimo tono che usava in confessionale quando affrontava le angosce degli adolescenti.

Alessia continuava a ruotare attorno al suo personale asse cosmico, finché urtò una massa buia. Chi aveva colpito nell'oscurità? Forse il vecchio Gino, beato sotto il suo albero. Lo sconosciuto allungò la mano fino a raggiungerle le spalle. Non era il vecchio Gino, forse era quell'idiota del figlio del carrozziere, sempre pronto a palpeggiare le ragazze.
Alessia si scrollò di dosso quella mano notturna, che si scostò, allontanandosi definitivamente o forse indugiando in attesa, sospesa nell'oscurità, a pochi centimetri dalla ragazza.

Il mormorio astrologico della gente fu nuovamente interrotto dalla voce astronomica del maestro:
- chi ha buona vista dovrebbe riuscire a vedere che la cometa ha due code, una piccola in alto, l'altra più grande in basso, una azzurrognola, l'altra biancastra - .
La prima ad assentire fu Giovanna:
- si, ecco ecco, guarda che roooba! - .
- La Giovanna ha visto perfino la Madonna, figuriamoci se non vede le due code! - insinuò il maligno anonimo.

In realtà Giovanna non aveva mai sostenuto di aver visto la Madonna, quella volta era solo andata a curiosare attorno al visionario.
Il visionario era un uomo che, per i debiti, aveva deciso di annegarsi. Mentre si dirigeva verso il fiume, in una vigna, aveva avuto l'illuminazione. Tornato in città riferì di aver incontrato la Madonna. Tali incontri si ripeterono ogni mercoledì nella stessa vigna. Una piccola folla si radunava regolarmente a guardare la trance ed i borbottii del medium che indicava il sole prima di svenire, da svenuto riceveva la visita della Madonna. Nonostante il divieto del parroco, la Giovanna partecipò ad uno di questi spettacoli e nel momento topico dello stramazzamento del visionario, ella fissò il sole con tutta la sua attenzione. Accadde così che pure lei riuscisse a vedere qualcosa di straordinario:
- guardate! guardate! il sole! il sole! - urlò.
Tutti scrutarono l'astro e delusi chiesero:
- che cosa ha il sole? -
- il sole è giallo, è giallo! - si sgolò la Giovanna buttandosi in ginocchio.
La maggior parte delle persone rimase perplessa, alcuni risero, altri si gettarono anch'essi in ginocchio, estasiati per il sole che era diventato giallo. A Noax la storia divenne la barzelletta dell'anno e la Giovanna fu derisa per mesi. Il visionario invece divenne uomo riveritissimo, ma questa è un'altra storia.

Intanto sotto il tiglio, la mano tornò su Alessia, appollaiandosi tra il collo e la spalla della ragazza. Lei la scacciò, come si scacciano le mosche d'Agosto.

- E' bello stare sotto quest'albero - sospirò la Giovanna.
Gino colse la palla al balzo: - mi ha detto mio nonno che qui si sono riuniti quella volta dei turchi... -
- Sta buono Gino - lo interruppero, ma Gino volle concludere: - ...comunque alla fine non sono arrivati, i turchi - .

Il maestro tentò di fare un po' di storia dell'astronomia:
- Quelli che per primi studiarono le comete furono i cinesi... -
- Perché? La vedono anche in Cina? - .
Il maestro spiegò.
- non intendevo dire che i cinesi hanno studiato questa cometa, ma altre. Comunque non credo che la vedano i cinesi, penso che sia visibile solo in Europa -
- Anche in Francia? - chiese Alessia.
- Si, anche in Francia - .
- Anche a Parigi? - .
- Certo, anche a Parigi - .
Alessia si innamorò della stella, la stava fissando e forse, nello stesso momento, la guardava anche la sua amica Giuliette che abitava a Parigi.
Giuliette era arrivata in paese l'Estate prima, con suo padre emigrante che tornava a trovare i parenti. Venendo da Parigi, Giuliette si ritrovò presto naufraga sulla sterminata spiaggia delle vigne di Noax, dove il tempo galleggiava come un cadavere sulle onde dei canti di cicala. Quando la ragazzina francese stava per morir di noia, incontrò Alessia e le due divennero feroci amiche, l'una l'ombra dell'altra.
Alessia insegnò a Giuliette a sputare. Le due amiche si riempivano la bocca di ciliege, gonfiando le guance come le rane in amore. Poi, sulla finestrella della soffitta, aspettavano in agguato qualche raro passante per colpirlo con raffiche di noccioli.
Alessia riusciva a mettersi in bocca una ciliegia e sputare in meno di un secondo. Appoggiava il frutto sulla lingua e con gli incisivi lo spolpava in un baleno, poi sputava il nocciolo quasi fino a dieci metri. Giuliette volle dimostrarsi altrettanto competente e insegnò all'amica come si usa la punta della lingua per baciare un uomo. E così alle ballate a piedi nudi sull'uva vendemmiata, fecero eco le lezioni di danza classica di Madame Giselle. Le visite delle volpi nei pollai di Noax si confrontarono con la schiera dei borseggiatori della Senna. Alla cima del monte che si stagliava sull'orizzonte della campagna cima da dove si vedeva quasi il mare ci si arrivava con gli ascensori della Tour Eiffel. A certi spericolati salti dal tetto sulle balle di fieno, si rispondeva marinando la scuola per vedere le donne in vetrina del Moulin Rouge...
In questa gara ad insegnarsi le cose più strepitose della vita, Giuliette si lasciò scappare una frase:
- ...e poi sai come si da un bacio alla francese? -
- No - rispose Alessia e preparandosi alla nuova rivelazione dell'amica si abbandonò tra i cesti della soffitta, pieni di vecchi vestiti.

- Questi giorni sono il momento di maggior vicinanza della cometa alla terra - spiegò il maestro.
- E se ci viene a sbattere contro? - chiese ansiosa Giovanna.
Il maestro spiegò che era improbabile uno scontro fra la terra e qualche cometa, come se in un deserto ci fosse un bicchiere e qualcuno gettasse da un aereo un sassolino.
- Che la cometa colpisca la terra, ha la stessa probabilità che il sassolino centri il bicchiere - rassicurò tutti il maestro.
- Allora c'è tanto vuoto in cielo - disse Gino.
- Tantissimo vuoto - confermò il maestro e spiegò la grandezza dell'universo parlando di granelli di polvere nel deserto del Sahara, di gocce da farmacista nell'oceano Pacifico, di chicchi d'uva perduti nelle migliaia di tonnellate di secoli di vendemmie.
- Cazzo! - esclamò qualcuno impressionato.
- Siamo così piccoli che non ci beccheranno mai! - sospirò tranquillizzata Giovanna. E si sentì ancora la voce di Remo, che mai avrebbe osato filosofare alla luce del giorno:
- siamo così piccoli, talmente tanto piccoli, ma proprio tanto piccolissimi che in fondo siamo liberi! - .
Nessuno capì le parole di Remo, a parte il parroco che si sentì all'improvviso alleggerito dai suoi ricordi di peccatore, in fondo anche loro tanto piccoli di fronte all'immensità dell'universo.
Risollevato, il prete si congedò salutando il paese, che rispose in coro:
- buona notte monsignor - .
Il religioso fece qualche passo verso la canonica, poi si fermò al buio, per ascoltare i commenti del suo gregge in sua assenza e per beccare il ruttaiolo impertinente.
Tutti avevano salutato il parroco, solo Alessia era rimasta muta, impigliata a quel ricordo irreale, ma veramente accaduto, del bacio alla francese, che ancora la faceva ridere per il solletico di sette mesi prima.
Giuliette doveva dimostrare in un sol colpo l'immane modernità di Parigi e si inventò quel bacio che doveva essere il più sconvolgente e il più scandaloso possibile. Così fece giurare ad Alessia che tutto sarebbe rimasto segreto, poi le ordinò di levarsi le mutandine, quindi infilò la testa sotto la tenda della gonna e costrinse l'amica a due secondi di tremante immobilità per quel solletico che esplose in una risata senza fine. Risero entrambe e continuarono a ridere ancora per tutta l'estate, ogni volta che si sussurravano all'orecchio:
- bacio alla francese - .
Alessia sorrideva ancora sotto la cometa, ripensando a quel gioco, convinta che anche Giuliette, nello stesso istante in Francia, stesse ricordando e ridendo sotto la stella.

- La cometa tra un po' sparirà - annunciò il maestro.
- Dove va? - chiese Giovanna.
- Non va da nessuna parte, è solo una nuvola che sta passando -
L'intero paese rimase a guardare il nulla in un silenzio di brezza. Neanche il ruttaiolo si fece sentire. Credendo che il prete se ne fosse ormai andato, non valeva la pena di ruttare a vuoto.

La mano misteriosa ritornò a cercare Alessia, ma si scontrò con qualcosa di nuovo. Il collo, le spalle erano quelli di prima, ma non fuggivano più, non si ribellavano alle dita che si appollaiarono sul nido di capelli e scesero con le nocche ad accarezzar le guance immobili e a tastar il respiro della schiena, quel respiro leggero che trasudava oltre i vestiti della ragazza. La mano si fermò ad abbracciare un fianco.
Alessia ascoltò quelle dita insicure e capì che non era la mano di un vecchio, né la mano di quello scemo del figlio del carrozziere. Restò immobile a sentire quel qualcuno che cercava qualcosa. Percepì quelle dita scenderle dalla testa come l'acqua della doccia e stringerla a tratti, e a tratti cercar di fuggire e poi abbracciarla ancora al fianco e accontentarsi di quella conquista. Ascoltò quella mano della notte seguire il suo respiro tranquillo di ragazza, che la sapeva lunga, ...altro che carezze, altro che abbracci, lei aveva ricevuto un bacio alla francese!

Nell'ombra silenziosa, che il tiglio spargeva su tutta la campagna, si sentì solo un sospiro profondo dal seno della Giovanna ed un russar lontano. Solo allora il parroco pensò fosse il momento di andare a dormire per davvero e si incamminò verso i suoi sogni, seguendo con la mano la curva del muretto della strada che portava alla canonica.
Eterno fu quel passaggio di nuvola, cent'anni rimase quell'abbraccio attorno ad Alessia, e dopo cento anni la mano notturna dovette muoversi e cercar ancora, risalire e trovar rifugio sotto il seno.
Alessia spalancò gli occhi per cercare nel buio la soluzione a quella paurosa immobilità, e nel buio vide solo la sua amica Giuliette, che a Parigi stava imparando di più, di più anche del bacio alla francese.
Così Alessia catturò con un respiro profondo il desiderio di chi la desiderava. La mano, pronta a fuggire per aver osato, rimase intrappolata da quell'assenso. Nella notte qualcuno non sapeva come continuare, perché mai aveva continuato e non poteva neppure fuggire, a causa di una promessa non detta a parole ma giurata col tatto. Così le dita, intrappolate dai movimenti della ragazza, scivolarono, si appesero, strinsero, graffiarono, cercando ignoti passaggi dove passaggi non c'erano, finendo in vie senza ritorno.
Alessia, muovendosi con leggerezza, condusse quella mano dove voleva che arrivasse, poi si morse un labbro per non far fuggire il lamento di un piacere nuovo.
Quando terminò l'eternità del passaggio di una nuvola, la ragazza sentì quelle dita risalire, nel panico, tutte le strade in cui lei le aveva guidate. Lo sconosciuto abbandonò il corpo della ragazza e si ritirò nelle tenebre.
Tornò a brillare la cometa sulle facce della comunità di Noax. Brillò su Alessia e sul suo viso, pieno di una nuova sicurezza, mentre nell'ombra qualcuno cercava disperatamente risposta ad un desiderio che l'oscurità aveva reso onnipotente.
Il sindaco si rallegrò del successo della sua iniziativa e, risalendo incerto sulla scala da ciliege, ordinò, con un largo gesto, di riaccendere i lampioni.
Remo disse l'ultima cosa prima del definitivo silenzio di luce: - forse solo oggi siamo stati un vero paese - e questa volta tutti ci pensarono un po' alle sue parole, anche perché la luce non tornò.
Il sindaco riordinò di accendere i lampioni, ma i lampioni non si accesero. Allora ridiscese la scala e andò tentoni verso il pannello dell'alta tensione. Lì trovò l'operaio che russava ubriaco. Il primo cittadino manovrò tutti gli interruttori, finché tornarono ad illuminarsi le strade del borgo, ma ormai in giro non c'era più nessuno, tutti dormivano nelle case sotto la cometa.

© Andrea Mian 2002
© Subway Letteratura. Cumune di Milano, Settore Giovani

 
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